Market Access Day 2026 alla Farnesina: export e barriere
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Market Access Day 2026 alla Farnesina: export e barriere

Il 13 ottobre 2026 la Sala Conferenze Internazionali della Farnesina ha ospitato la seconda edizione italiana del Market Access Day. È una giornata di lavoro per capire come i prodotti italiani possono entrare nei mercati extra UE. Circa cento imprese e associazioni di categoria si sono confrontate con Commissione europea, Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Salute, MASAF, ICE Agenzia, SIMEST e Banca d’Italia. Tra le imprese presenti c’era anche ENGLOBE, società di ingegneria e architettura. Ha partecipato per approfondire gli strumenti e le condizioni necessarie a entrare nei mercati esteri.

Che cos’è il Market Access Day e chi lo organizza?

Il Market Access Day è il forum con cui Farnesina e Commissione europea presentano alle imprese gli strumenti della politica commerciale UE per accedere ai mercati dei Paesi terzi. La giornata si è aperta con la lettura del messaggio del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani. È seguita l’introduzione del Min. Plen. Nicola Verola, Direttore Generale per l’Europa e la Politica Commerciale Internazionale del MAECI. Il keynote è stato affidato a Denis Redonnet, Vicedirettore Generale per il Commercio e la Sicurezza Economica e Chief Trade Enforcement Officer della Commissione europea. Ha illustrato come si attua la politica commerciale dell’Unione e quali benefici porta alle imprese italiane.

Quanto vale oggi l’export italiano e qual è l’obiettivo del Governo?

Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il record di 643 miliardi di euro. Nei primi sette mesi del 2026 è cresciuto del 4,6% e il Governo punta a 700 miliardi entro il 2027. Tajani ha inserito il Market Access Day nella strategia della “Diplomazia della Crescita”. La priorità indicata è “superare tutte le barriere e gli ostacoli che rallentano gli scambi nei nostri mercati prioritari”. Per il Ministero l’accesso ai mercati è il centro della strategia di diversificazione dell’export.

Quali strumenti finanziari sostengono l’internazionalizzazione delle imprese?

SIMEST affianca le imprese con partecipazioni in joint venture che non pesano sulla Centrale Rischi. Per il 2026 sono previsti 10 miliardi di euro destinati a 2.500 imprese. Se ne è parlato nel primo panel, dedicato alla politica commerciale UE in tempi di cambiamenti geopolitici e moderato dal Min. Plen. Alfredo Conte. In apertura Federico Fumagalli e Marco Piccitto di McKinsey & Company hanno presentato lo studio “The Great Trade Rearrangement”. SIMEST ha spiegato che può entrare nel capitale dell’impresa come socio silente, accompagnandola per otto anni. Il Min. Plen. Mauro Battocchi, Direttore Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni del MAECI, ha richiamato i programmi di commercializzazione online e i portali a cui le aziende possono aderire. Al confronto hanno partecipato anche Denis Redonnet e Tiziana Sodano, economista della Banca d’Italia.

Cosa sono le barriere non tariffarie e perché bloccano l’export?

Le barriere non tariffarie sono protezioni diverse dai dazi: requisiti sanitari, regole di etichettatura e standard che impediscono al prodotto di entrare in un mercato. Il workshop “Accesso ai mercati extra UE” era moderato dal Cons. Natalino Loffredo. Lì sono state definite gravissime, perché il prodotto non diventa più caro: semplicemente non passa la frontiera. Due esempi dall’agroalimentare: il Grana viene penalizzato perché considerato troppo salato, il vino viene frenato da etichette che impongono avvertenze sull’abuso di alcol. Sono intervenuti:

  • Luigi Scordamaglia, Amministratore delegato di Filiera Italia
  • Cristina Tinelli, Direttore Relazioni Internazionali di Confagricoltura
  • Ugo Della Marta, Direttore Generale per l’Igiene e la Sicurezza Alimentare, Ministero della Salute
  • Bruno Caio Faraglia, Direttore del Servizio Fitosanitario Centrale, MASAF
  • Min. Plen. Fabrizio Lobasso, MAECI, sugli strumenti italiani per la promozione dell’export

Come verificare le condizioni di accesso di un prodotto in un Paese extra UE?

Il portale Access2Markets della Commissione europea permette di conoscere in anticipo le condizioni di ingresso di qualunque prodotto in qualunque Paese. Con il Single Entry Point le imprese possono segnalare gli ostacoli che incontrano. Gli strumenti presentati in sala sono tre:

  • Access2Markets: la piattaforma UE per chi importa ed esporta beni e servizi, con norme, requisiti, procedure e banca dati delle barriere.
  • My Trade Assistant: la ricerca prodotto per prodotto. Partendo dal codice del prodotto mostra dazi, imposte, requisiti e procedure per il mercato di destinazione.
  • Single Entry Point: il punto di contatto della Commissione per segnalare barriere all’accesso ai mercati o il mancato rispetto delle regole di sostenibilità.

A che punto sono gli accordi di libero scambio UE con India e Mercosur?

L’accordo UE Mercosur è in vigore dal 1° maggio. Con l’India l’intesa è stata raggiunta a livello tecnico. Il secondo panel era moderato da Laura Travaglini, Capo Ufficio Commercio e Regolamentazione Internazionale di Confindustria. Si è aperto con il quadro degli accordi presentato da Peter Berz, della Direzione Generale Commercio e Sicurezza Economica della Commissione europea. Alla discussione hanno partecipato:

  • Amb. Nicoletta Bombardiere, Direttore Generale per l’Africa Subsahariana, l’America Latina, l’Asia e l’Oceania, MAECI
  • Amb. Alessandro Cortese, Ambasciatore d’Italia in Brasile
  • Amb. Antonio Enrico Bartoli, Ambasciatore d’Italia in India
  • Min. Plen. Lorenzo Galanti, Direttore Generale di ICE Agenzia
  • Veronica Squinzi, Amministratore Delegato di Mapei Group, voce vicina alla filiera delle costruzioni
  • Riccardo Cavanna, Presidente di Cavanna Packaging Group

Le conclusioni sono state affidate ad Alfredo Conte. Nel pomeriggio si è tenuta una sessione tematica sugli strumenti di difesa commerciale dell’UE, a cura di Carlo Pinto della Commissione europea.

Quali sono i prossimi appuntamenti per le imprese che esportano?

Il 12 novembre la Farnesina ospita i ministri del commercio del Consiglio di Cooperazione del Golfo con la Commissione europea. Il 17 dicembre si tiene a Milano la Conferenza nazionale dell’export. Nel frattempo, le segnalazioni raccolte durante la giornata alimenteranno l’azione di governo. Associazioni di categoria, ICE e rete diplomatico-consolare continueranno a rilevare le barriere non tariffarie sui mercati esteri.

Per chi produce come per chi progetta e costruisce, ENGLOBE compresa, la lezione del Market Access Day è la stessa: sui mercati esteri il primo ostacolo raramente è il dazio, più spesso è una regola che non si conosceva in tempo.

L’intervento di SIMEST incide sulla Centrale Rischi?

No. Come ricordato al Market Access Day 2026, la partecipazione di SIMEST non viene registrata in Centrale Rischi. SIMEST può affiancare l’impresa in joint venture, come socio silente, per otto anni.

Che cosa si trova in My Trade Assistant?

Basta inserire il codice del prodotto per vedere dazi doganali, imposte nazionali o locali, requisiti e procedure per esportare nei Paesi UE e in oltre 120 mercati. Le regole di origine si verificano con ROSA, lo strumento di autovalutazione dello stesso portale Access2Markets.

ENGLOBE incontra Benedetta Tagliabue nello studio EMBT di Barcellona
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ENGLOBE incontra Benedetta Tagliabue nello studio EMBT di Barcellona

Chi ha incontrato ENGLOBE a Barcellona, e perché?

ENGLOBE ha incontrato l’Arch. Benedetta Tagliabue e l’Arch. Silvia Vespasiani nello studio Miralles Tagliabue EMBT di Barcellona, per fare il punto sul Nuovo Mercato Coperto di Piazza d’Armi all’Aquila.

Il 3 ottobre 2026 si è svolto un incontro molto interessante. È stato un momento di confronto diretto tra i due gruppi che hanno lavorato insieme all’opera, dalla gara fino all’ultima fase progettuale.

Che cos’è il Nuovo Mercato Coperto di Piazza d’Armi?

È il nuovo mercato cittadino dell’Aquila, voluto dal Comune per restituire una sede al mercato dopo il sisma del 2009.

Il progetto appartiene al percorso di ricostruzione della città, in cui gli spazi pubblici e di relazione hanno lo stesso peso degli edifici. Per dare all’opera una firma architettonica di respiro internazionale, ENGLOBE ha partecipato alla gara insieme allo studio Miralles Tagliabue EMBT. La proposta ha convinto l’Amministrazione comunale.

Qual è il ruolo di ENGLOBE nel progetto?

ENGLOBE ha seguito la gara d’appalto e ha poi sviluppato la progettazione esecutiva di architettura, strutture, impianti meccanici e impianti elettrici.

ENGLOBE è quindi rimasta presente lungo l’intero percorso, dalla costruzione dell’offerta fino al livello di dettaglio richiesto per il cantiere. La visione architettonica condivisa con EMBT è stata tradotta in un progetto esecutivo che integra le diverse discipline.

Che cosa è emerso dall’incontro, oltre al progetto?

Una dimensione umana che raramente trova spazio nelle riunioni di progetto.

Durante la visita, Benedetta Tagliabue ha aperto anche le porte della propria abitazione. Ha raccontato come è stata ristrutturata e ha condiviso alcuni episodi della sua vita, e da quel racconto si capisce quanto, per lei, vita e architettura facciano parte della stessa storia. Così il confronto tecnico sul Mercato dell’Aquila si è allargato a qualcosa di più personale, e per il gruppo di lavoro ENGLOBE quella giornata ha avuto un valore profondamente ispiratore.

Le collaborazioni più solide nascono così: dai progetti condivisi e dalle persone che li rendono possibili.

Chi è Benedetta Tagliabue?

Benedetta Tagliabue, architetta milanese, dirige lo studio Miralles Tagliabue EMBT, che ha fondato con Enric Miralles e che ha sede a Barcellona e a Shanghai. Tra le sue opere più note ci sono il Parlamento di Edimburgo, il mercato di Santa Caterina a Barcellona e il Padiglione spagnolo all’Expo di Shanghai 2010, premiato dal RIBA.

Benedetta Tagliabue ha già progettato un mercato coperto?

Sì. Nel 2005, con Enric Miralles, ha firmato la riqualificazione del Mercat de Santa Caterina a Barcellona, un mercato del 1848. L’intervento ha conservato le murature originali e ha aggiunto una copertura ondulata in ceramica colorata, oggi un’icona della città.

Obiettivo Export Roma 2026: imprese del Centro Italia
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Obiettivo Export Roma 2026: imprese del Centro Italia

Che cos’è Obiettivo Export e chi lo ha organizzato?

Obiettivo Export è un ciclo di incontri territoriali della Farnesina. Prepara la Conferenza Nazionale dell’Export 2026 e coinvolge imprese, associazioni di categoria e istituzioni. La tappa di Roma del 6 ottobre era dedicata al Centro Italia. Il percorso prevede anche una tappa a Bari per il Sud Italia. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha realizzato l’iniziativa con il sistema pubblico che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese:

  • ITA Agenzia ICE
  • Cassa Depositi e Prestiti
  • SIMEST
  • SACE

Unioncamere, che ha dato il suo supporto

Quali temi sono stati al centro della tappa di Roma?

Si è parlato soprattutto di due cose: il peso dell’export nella crescita del Paese e il valore della cultura italiana come leva di competitività internazionale. I due interventi istituzionali principali sono stati quelli del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e dell’Ambasciatore Riccardo Guariglia, Segretario Generale della Farnesina. Un dato ha riassunto la forza del tessuto produttivo: le piccole imprese italiane esportano ogni anno 50 miliardi. In sala è tornata più volte un’idea, quella dell’Italia come superpotenza culturale. La stessa idea si vedeva nel foyer, dove gli spazi espositivi erano dedicati al saper fare italiano e alla promozione delle eccellenze nazionali nel mondo.

Chi ha partecipato al confronto sui territori del Centro Italia?

Il panel “Il ruolo dei territori del Centro Italia per lo sviluppo dei mercati internazionali” ha riunito i vertici delle principali associazioni di categoria e dell’industria. Lo ha moderato Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza. I relatori:

  • Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura
  • Fausto Bianchi, vicepresidente di Confindustria
  • Luigi Pino, vicepresidente di Confapi
  • Andrea Alfani, vicepresidente della Divisione Servizi per le Tecnologie del Gas di Baker Hughes
  • Giorgio Mercuri, vicepresidente di Confcooperative
  • Fabio Mereu, vicepresidente di Confartigianato
  • Andrea Benetton, vicepresidente di Filiera Italia
  • Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio

Come ha partecipato ENGLOBE a Obiettivo Export?

ENGLOBE ha seguito i lavori in sala e ha preso parte agli incontri nella sala B2B. Tra gli incontri ce n’è stato uno dedicato al mercato greco. Questi incontri sono il momento in cui il dialogo istituzionale diventa contatto diretto tra imprese e interlocutori esteri.

Cosa succede dopo la tappa di Roma?

Il percorso porta alla Conferenza Nazionale dell’Export 2026 di dicembre. Lì confluiranno le indicazioni raccolte nelle tappe territoriali. Da Roma il cammino riparte con un messaggio netto: i territori del Centro Italia, con le loro imprese e il loro patrimonio culturale, sono chiamati a guidare la proiezione internazionale del Paese.

Quanto pesano le piccole imprese nell’export italiano?

Secondo il dato presentato a Roma, le piccole imprese italiane esportano ogni anno 50 miliardi. È la conferma che l’internazionalizzazione non riguarda solo i grandi gruppi.

Quali enti sostengono Obiettivo Export?

L’iniziativa è della Farnesina. È realizzata con ITA Agenzia ICE, Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST e SACE, con il supporto di Unioncamere.

Mensa scolastica NZEB a Urbania: il progetto PNRR di ENGLOBE
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Mensa scolastica NZEB a Urbania: il progetto PNRR di ENGLOBE

Cos'è la nuova mensa scolastica di Urbania e a chi è destinata?

La mensa è un edificio NZEB da 607,60 m² a servizio degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Omnicomprensivo “Della Rovere”. Inaugurata sabato 19 settembre 2026 alla presenza del sindaco Marco Ciccolini e della dirigente scolastica Antonella Accili, la struttura amplia i servizi del polo scolastico e sostiene l’estensione del tempo scuola. L’opera è finanziata dai fondi PNRR, Missione 4 – Istruzione e ricerca, Componente 1, Investimento 1.2 “Piano di estensione del tempo pieno e mense”, nell’ambito del programma NextGenerationEU dell’Unione europea.

Quali fasi ha coperto ENGLOBE nella realizzazione dell'opera?

ENGLOBE ha gestito l’intervento in tutte le sue fasi tecniche, dalla progettazione alla cantierizzazione. Il percorso ha incluso:

  • Progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE)
  • Progetto esecutivo (PE)
  • Coordinamento della sicurezza in fase di progettazione (CSP)
  • Coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione (CSE)
  • Direzione lavori (DL) e contabilità

Il lavoro ha integrato competenze architettoniche, strutturali e impiantistiche in un unico processo continuativo.

Come è organizzato lo spazio distributivo dell'edificio?

L’edificio si sviluppa su un unico piano tra via Tasso e via Cosmi Gostoli, con il refettorio come fulcro funzionale. La struttura prefabbricata in calcestruzzo elimina i pilastri intermedi, consentendo libertà nella disposizione degli arredi. Le finestre a nastro sui fronti nord e sud e la vetrata a ovest aprono la sala verso il parco adiacente, mentre la quota interna ribassata rafforza la continuità visiva con il verde esterno.

La distribuzione separa i flussi:

  • Accessi utenti dalla corte scolastica e da via Tasso, collegati da un disimpegno coperto
  • Ingresso riservato al personale e scarico forniture diretto in dispensa
  • Cucina connessa al refettorio, con zone distinte per preparazione pasti e lavaggio stoviglie

Il blocco servizi, con telaio in cemento armato gettato in opera, poggia su fondazioni a pali per le condizioni geologiche del sito. La distribuzione su un solo livello e i servizi igienici accessibili eliminano le barriere architettoniche.

Quali soluzioni impiantistiche riducono i consumi energetici dell'edificio?

L’edificio è classificato NZEB (Nearly Zero Energy Building), con copertura da fonti rinnovabili pari all’86,88% del fabbisogno energetico complessivo. La dotazione impiantistica comprende:

  • Impianto fotovoltaico da 34,02 kWp
  • Pompe di calore
  • Ventilazione meccanica controllata con recupero di calore
  • Illuminazione a LED

Il dato sulla copertura da fonti rinnovabili deriva dalla relazione ex Legge 10 e riguarda il fabbisogno per riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria. Il progetto ha inoltre affrontato i requisiti DNSH (Do No Significant Harm), il contenimento dei consumi idrici e la manutenibilità di materiali e impianti, criteri standard per le opere finanziate con fondi PNRR.

ENGLOBE a Bengasi: missione GCUPI-B e Masterplan centro storico
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ENGLOBE a Bengasi: missione GCUPI-B e Masterplan centro storico

Cosa è successo alla missione di Bengasi di settembre 2026?

Dal 3 all’11 settembre 2026 una delegazione di ENGLOBE ha preso parte al GCUPI-B, la fase conclusiva della Global Competitive Urban Planning Initiative promossa dal Fund for Development and Reconstruction of Libya (FDRL) per il Masterplan urbanistico di Greater Benghazi.

Il programma si è articolato su più giornate: preparazione dei materiali, inaugurazione ufficiale dell’evento presso la nuova Conference Hall del campus universitario di Bengasi, attività fieristica con uno spazio espositivo dedicato al Masterplan all’interno del padiglione della Camera di Commercio Italo-Libica, incontri B2B con operatori locali e internazionali, e un incontro tecnico conclusivo con la divisione del Fondo responsabile del centro storico.

Come si è svolta la presentazione del Masterplan?

Il raggruppamento coordinato da ENGLOBE e DRA&U è stato il primo a presentare un vero e proprio Masterplan durante la giornata inaugurale del 6 settembre.

L’intervento, di circa venti minuti complessivi, si è articolato in un’introduzione generale al raggruppamento seguita dall’esposizione del progetto. La proposta del raggruppamento è stata segnalata dagli organizzatori e dai tecnici del Fondo per l’attenzione riservata all’analisi urbana preliminare e per la scelta di concentrare l’intervento sul centro storico.

Chi compone il raggruppamento che ha presentato il progetto a Bengasi?

Il Masterplan è stato sviluppato da un raggruppamento di otto società italiane, coordinato da ENGLOBE e DRA&U.

Le realtà coinvolte nel progetto sono:

  • ENGLOBE
  • DRA&U
  • Buro Milan
  • Ingegneria Capaldini Studio Associato
  • Paolo Bodega Architettura
  • SPERI
  • European Engineering
  • Studio Maroni Architetto Piero

Il raggruppamento riunisce competenze complessive stimate in oltre 800 professionisti attivi in più di 55 paesi, con esperienza su oltre 90 masterplan e oltre 1.700 interventi su edifici storici. Alla missione di settembre hanno preso parte professionisti delle diverse società del raggruppamento, con referenti distinti individuati per i rapporti istituzionali e per quelli tecnici con le autorità libiche.

In cosa consiste il Masterplan per il centro storico di Bengasi?

Il Masterplan propone una strategia di rigenerazione guidata dal patrimonio storico, basata sul riconoscimento delle stratificazioni ottomana, italiana e libica che caratterizzano il tessuto urbano di Bengasi.

L’approccio, sintetizzato dal raggruppamento con l’immagine del “kintsugi urbano”, prevede che i vuoti generati dai danni bellici non vengano colmati in modo indiscriminato ma trasformati in micro-piazze, giardini e cisterne, secondo un principio di riparazione piuttosto che di cancellazione delle tracce della crisi. Il progetto classifica il patrimonio edilizio in cinque tipologie, dagli hosh a corte di matrice ottomana e araba agli edifici di impianto italiano degli anni Venti e Trenta, fino alle costruzioni recenti incompatibili con il tessuto storico e con il fronte mare. Per ciascuna tipologia sono previste strategie di intervento differenziate in base al livello di danno: restauro conservativo, valutazione caso per caso per i danni parziali, ricostruzione fedele sulla base di rilievi e documentazione storica per gli edifici totalmente demoliti, come nel caso di edifici quali il Municipio, il Mercato storico e la sede della Banca d’Italia progettata negli anni Trenta da Guido Ferrazza. Il Masterplan comprende inoltre la riorganizzazione della rete di spazi verdi e piazze, la riqualificazione del lungomare Corniche e un sistema di mobilità che integra tram, linee BRT, percorsi ciclabili e zone a traffico limitato.

Quali sono stati i riscontri e i contatti più rilevanti della missione?

Oltre al riscontro ricevuto durante la presentazione ufficiale, la missione ha permesso un incontro diretto con la divisione del Fondo dedicata al centro storico e l’apertura di nuovi contatti professionali.

Durante i giorni successivi alla presentazione, lo stand dedicato al Masterplan nel padiglione della Camera di Commercio Italo-Libica ha ricevuto la visita dell’ingegner Belkasem Hiftar, Direttore Generale del FDRL, e numerose visite da parte dei tecnici del Fondo coinvolti nelle attività relative al centro storico. Il 10 settembre si è tenuto un incontro formale presso gli uffici della divisione del Fondo dedicata al centro storico, ospitati in un edificio della città antica precedentemente restaurato dal Fondo stesso. Nel corso dell’incontro è stata illustrata la metodologia italiana del restauro, con particolare attenzione alla conoscenza del costruito esistente e alla compatibilità dei materiali impiegati sugli edifici storici. Tra i contatti acquisiti durante gli incontri B2B figurano la società libica di ingegneria integrata Arrawasi Allibiya, lo studio Super Block, la holding cinese China Mediterranean Holding, la holding libica Al Amerah, la società italiana Sistematica, partner di Zaha Hadid per l’analisi della mobilità, e La Semaforica, specializzata in impianti semaforici e sistemi per la mobilità urbana.

Che città ritrova oggi il proprio centro storico?

Il centro storico di Bengasi è oggi una città che riparte da un lungo periodo di danni e frammentazione, portando con sé una stratificazione identitaria che unisce eredità ottomana, italiana e libica.

Anni di conflitto hanno lasciato vuoti urbani, edifici demoliti e connessioni interrotte, ma non hanno cancellato il tessuto di relazioni, memorie e funzioni che ha reso Bengasi un crocevia mediterraneo per secoli. Le vie porticate, le piazze storiche e gli edifici superstiti restano punti di riferimento concreti attorno ai quali immaginare la rinascita della città: non un’operazione di restauro isolata, ma un processo che intreccia recupero del patrimonio, rigenerazione degli spazi pubblici e nuove opportunità economiche e sociali per chi il centro storico lo abita ogni giorno. Bengasi riparte da qui, da un patrimonio ferito ma ancora leggibile, chiamato a diventare di nuovo il cuore pulsante della città.

Cos'è il GCUPI-B?

Il GCUPI-B (Global Competitive Urban Planning Initiative Benghazi) è il processo competitivo internazionale promosso dal Fund for Development and Reconstruction of Libya per raccogliere proposte di Masterplan e soluzioni urbanistiche per la trasformazione di Bengasi.

Perché alcuni edifici storici di Bengasi si chiamano "Berenice"?

Il nome deriva dall'antica città greca di Berenice, con cui fu rifondata nel III secolo a.C. l'insediamento allora chiamato Euesperides, in onore di Berenice II, regina di Cirene e poi d'Egitto. In epoca coloniale italiana il nome fu ripreso per alcuni edifici del centro storico, tra cui il Teatro Berenice e l'Hotel Berenice, entrambi tra i landmark presi in esame dal Masterplan.

Santuario Madonna delle Grazie a Teramo: riapre dopo il Restauro firmato ENGLOBE
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Santuario Madonna delle Grazie a Teramo: riapre dopo il Restauro firmato ENGLOBE

Perché la riapertura del Santuario della Madonna delle Grazie è importante per Teramo?

Il Santuario è tornato fruibile alla comunità l’8 settembre 2026, nel giorno della Natività della Beata Vergine Maria, patrona della città. La data non è casuale: coincide con la festività liturgica dedicata alla devozione mariana che lega Teramo al Santuario da secoli. L’edificio, situato al di fuori delle mura storiche nella parte occidentale della città, è sottoposto a vincolo di interesse culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e rientra tra gli interventi PNRR dedicati alla sicurezza sismica dei luoghi di culto e al restauro del patrimonio FEC.

Qual è stato il ruolo di ENGLOBE nel progetto e nell'evento di inaugurazione?

ENGLOBE ha curato la progettazione del restauro con miglioramento sismico del complesso, presentandola pubblicamente nella Sala Ipogea di Teramo il giorno della riapertura. Per ENGLOBE è intervenuta l’Arch. Benedetta Paci, che ha illustrato le scelte tecniche alla base del consolidamento davanti alle tante istituzioni presenti, in un incontro moderato dal RUP Arch. Carla Pancaldi della Soprintendenza ABAP L’Aquila-Teramo. Dalla Sala Ipogea il percorso è proseguito con la processione dalla Cattedrale di Teramo fino al Santuario, concluso poi con la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime davanti a oltre mille fedeli.

Quali interventi strutturali sono stati eseguiti sul Santuario?

Gli interventi hanno riguardato chiesa, campanile e convento, con l’obiettivo di ridurre le vulnerabilità sismiche e ripristinare i danni causati dai terremoti del 2009 e del 2016. Le principali lavorazioni:

  • riparazione delle lesioni murarie mediante scuci-cuci, ristilatura dei giunti di malta, iniezioni con malte a base di calce, cuciture armate a secco;
  • inserimento di catene metalliche per contrastare le spinte degli arconi nella zona absidale e lungo la navata centrale;
  • cerchiatura metallica del tamburo della cupola e consolidamento della lanterna con rete in fibra di vetro;
  • presidi antiribaltamento su facciate e campanile;
  • cordoli perimetrali e controventi di piano nel convento;
  • nuova copertura lignea nell’ala est del convento.

In corso d’opera, l’accesso ai ponteggi ha reso possibile ispezionare porzioni dell’edificio prima inaccessibili (abside, cupola e lanternino, murature del transetto), evidenziando un quadro fessurativo più esteso e richiedendo una variante tecnica non sostanziale per rafforzamenti locali aggiuntivi.

ricostruzione Municipio Monte Cavallo
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Monte Cavallo: inaugurato il nuovo Municipio ricostruito dopo il sisma del 2016

Perché il nuovo Municipio è così importante per Monte Cavallo?

Il nuovo Municipio riunisce in un unico edificio funzioni amministrative, sociali e di protezione civile essenziali per la vita del paese. In un piccolo Comune appenninico, la sede municipale non è soltanto un luogo di amministrazione: è il principale punto di riferimento collettivo. Il complesso inaugurato il 3 settembre 2026 accoglie:

  • gli uffici comunali
  • la Protezione Civile
  • la Pro Loco
  • l’ufficio postale
  • la sala consiliare
  • spazi per manifestazioni, incontri e attività collettive

L’amministrazione comunale ha definito la nuova sede “la casa di tutti”, un luogo da cui ripartire dopo gli effetti del terremoto del 2016.

Cosa significa ricostruire nel Comune più piccolo del Maceratese?

Ricostruire a Monte Cavallo dimostra che le dimensioni di una comunità non determinano l’importanza dei servizi pubblici a essa destinati. Con poco più di cento abitanti, Monte Cavallo è il Comune più piccolo della provincia di Macerata e uno dei centri del cratere sismico dell’Appennino centrale. La ricostruzione post-sisma coinvolge una rete diffusa di paesi e borghi, e passa anche dalla capacità di riportare:

  • presidi istituzionali
  • servizi essenziali
  • spazi di aggregazione sociale

nei territori meno popolosi, contribuendo a mantenerli abitabili e a garantire la continuità delle comunità locali.

Qual è stato il ruolo di ENGLOBE nella ricostruzione?

ENGLOBE ha seguito la progettazione e la realizzazione dell’opera fino alla sua restituzione alla comunità di Monte Cavallo. L’intervento si inserisce nel più ampio impegno professionale nella ricostruzione post sisma 2016, dove il valore di un’opera pubblica si misura nella sua capacità di tradursi in servizi, sicurezza e utilizzo concreto per cittadini e territorio. Con l’inaugurazione, il percorso tecnico diventa nuovamente esperienza quotidiana per la comunità.

Chi ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione?

Alla cerimonia del 3 settembre 2026 hanno preso parte rappresentanti istituzionali locali, regionali e nazionali. Insieme al sindaco Pietro Cecoli erano presenti:

  • la senatrice Elena Leonardi
  • il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi
  • il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci
  • il presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui
  • consiglieri regionali, sindaci e rappresentanti delle istituzioni del territorio
ENGLOBE Benghazi Urban 2026
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ENGLOBE a Benghazi Urban 2026: progettare la rinascita del centro storico di Bengasi

Che cos'è Benghazi Urban e perché ENGLOBE vi partecipa?

Benghazi Urban è la fase conclusiva della GCUPI-B, iniziativa promossa dal Fund for Development and Reconstruction of Libya (FDRL) per definire un Masterplan urbanistico integrato per la Greater Benghazi.

L’evento, in programma dal 6 all’8 settembre 2026, si articola in tre giornate: conferenze e workshop, esposizione e valutazione delle proposte progettuali, presentazioni finali e incontri B2B con istituzioni e operatori economici locali. La missione italiana, coordinata dalla Camera di Commercio Italo-Libica, riunisce 42 partecipanti in rappresentanza di 34 realtà italiane, tra cui ENGLOBE.

Il programma non si limita al recupero edilizio puntuale: comprende infrastrutture, mobilità, servizi e nuove opportunità di investimento per Bengasi e per la Libia orientale.

Perché il centro storico di Bengasi ha un legame così stretto con l'architettura italiana?

L’identità urbana di Bengasi nasce dalla sovrapposizione di più culture insediative: tessuto arabo-ottomano ed espansione urbanistica italiana sviluppata principalmente tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Tra le testimonianze più rilevanti di questa stratificazione:

  • Omar Al-Mukhtar Street, asse urbano porticato di impianto italiano;
  • il lungomare cittadino;
  • la Cattedrale di Bengasi;
  • Palazzo Al Manar;
  • il Teatro Berenice;
  • gli edifici pubblici e bancari del cosiddetto “quartiere italiano”.

Gli studi accademici dedicati alla città indicano che il carattere urbano del centro storico deriva proprio dalla compresenza di architettura italiana, tessuto arabo-ottomano, mercati, moschee e spazi civici.

Quanto è stato danneggiato il patrimonio urbano durante il conflitto?

Le analisi satellitari di ASOR Cultural Heritage Initiatives documentano un peggioramento drastico dei danni tra il 2015 e il 2017.

Dati tecnici disponibili:

  • novembre 2015: circa 0,06 km² di danni gravi rilevati nell’area della Old City;
  • luglio 2017: quasi il 50% dell’area analizzata della Old City presenta danni gravi;
  • 2022: il Benghazi Historic City Center viene inserito nella World Monuments Watch;
  • interventi UNDP già realizzati su spazi pubblici, tra cui la Corniche, e alcuni edifici storici.

Il dato evidenzia come il tema della ricostruzione riguardi non solo gli edifici, ma la continuità della memoria urbana e delle funzioni pubbliche ed economiche della città.

Come è nato il rapporto tra ENGLOBE e Bengasi?

Il percorso di ENGLOBE a Bengasi è iniziato con una missione tecnica sul campo, svolta dal 27 al 30 luglio 2026, precedente all’evento di settembre.

Il team di ENGLOBE ha partecipato alla missione insieme alla Camera di Commercio Italo-Libica e ad altri operatori italiani. Il programma ha incluso:

  • incontri con rappresentanti del FDRL;
  • confronto con il responsabile della pianificazione urbanistica cittadina;
  • sopralluoghi in Omar Al-Mukhtar Street, presso l’ex Consolato Italiano, in Piazza Italiana e al Mercato Storico.

Secondo quanto rilevato dal team ENGLOBE durante la missione, Omar Al-Mukhtar Street sintetizza in modo particolarmente evidente la complessità stratigrafica di Bengasi, con edifici di impianto italiano che convivono con architetture di influenza ottomana, oggi segnati da gravi danni bellici.

Quali strategie sono state individuate per la rigenerazione del centro storico?

Le direttrici emerse dalla missione tecnica combinano conservazione filologica del patrimonio monumentale e rifunzionalizzazione contemporanea del tessuto edilizio ordinario.

Le indicazioni raccolte comprendono:

  • conservazione, ove compatibile, di funzione e identità degli edifici monumentali;
  • recupero filologico di facciate e fronti urbani storici;
  • rifunzionalizzazione contemporanea del patrimonio edilizio ordinario;
  • valorizzazione congiunta delle componenti italiana, ottomana e araba;
  • rilancio della vocazione commerciale e turistica del centro;
  • interventi su crescita urbana non pianificata, quartieri periferici isolati, mobilità e parcheggi.

Queste priorità sono coerenti con il quadro della GCUPI-B, che per il nuovo Masterplan individua sviluppo sostenibile, smart technologies, green urban spaces, infrastrutture e valorizzazione del patrimonio come assi portanti.

Per ENGLOBE, mettere le proprie competenze in restauro del patrimonio storico, rigenerazione urbana e progettazione integrata al servizio di questo processo rappresenterebbe un’opportunità professionale di particolare rilievo, oltre che un’occasione per contribuire alla rinascita di una città in cui storia italiana e storia libica si intrecciano in un patrimonio che richiede oggi conoscenza tecnica, responsabilità progettuale e visione di lungo periodo.

Quando si svolge Benghazi Urban 2026?

L'evento conclusivo della GCUPI-B si svolge dal 6 all'8 settembre 2026 a Bengasi, con conferenze, workshop, esposizione delle proposte, valutazioni tecniche, presentazioni finali e incontri B2B.

Qual è l'obiettivo della ricostruzione del centro storico di Bengasi?

Non riguarda solo la ricostruzione fisica degli edifici danneggiati, ma il recupero dell'identità urbana e la riattivazione culturale, commerciale e turistica del centro, secondo un modello che integra tutela monumentale e nuove funzioni compatibili.

ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025 | Posizioni e Dati
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ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025 | Posizioni e Dati

Che cosa sono le Classifiche OICE 2025?

Le Classifiche OICE 2025 sono il report annuale che fotografa i fatturati dichiarati dagli associati OICE, suddivisi per Produzione Globale, Settori di attività e Servizi resi. OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza Tecnico-Economica, aderente a Confindustria) raccoglie in questa edizione i dati di 232 associati, oltre l’80% dei quali di maggiori dimensioni. L’Associazione, costituita nel 1965, rappresenta oggi quasi 400 società di ingegneria e architettura, con un fatturato aggregato che nel 2023 si è attestato intorno ai 4 miliardi di euro e circa 17.000 addetti, oltre l’85% dei quali tecnici.

Le classifiche si articolano su quattro livelli:

  • Produzione Globale: fatturato complessivo 2025 di ciascun associato
  • Settori: Trasporti, Edilizia, Energia, Acqua, Industria, Altri settori
  • Servizi: Ingegneria, Architettura, Direzione Lavori, Project Management

Altre attività: prestazioni complementari alla progettazione

In che posizione si colloca ENGLOBE nella Produzione Globale OICE 2025?

ENGLOBE si posiziona alla 91ª posizione su 232 associati OICE, con un fatturato dichiarato di 4,6 milioni di euro. Il dato colloca il Consorzio nella fascia medio-alta della classifica generale, in un contesto competitivo che comprende sia grandi player nazionali dell’ingegneria infrastrutturale sia realtà di media dimensione a forte specializzazione tecnica.

Qual è il miglior piazzamento di ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025?

Il piazzamento più significativo arriva dal Settore Edilizia, dove ENGLOBE occupa la 35ª posizione su 135 associati attivi nel comparto, con 4,6 milioni di euro di fatturato. Si tratta della miglior collocazione ottenuta dal Consorzio in tutte le categorie pubblicate da OICE. Il dato è coerente con il core business di ENGLOBE, storicamente orientato a:

  • restauro conservativo e consolidamento strutturale di beni vincolati (D.Lgs. 42/2004)
  • rigenerazione urbana e riqualificazione di complessi edilizi esistenti
  • miglioramento sismico su edifici monumentali (NTC 2018)
  • progettazione integrata di interventi complessi su edilizia storica e contemporanea

Come si posiziona ENGLOBE nei servizi di Ingegneria e Architettura?

Nei Servizi, ENGLOBE compare all’89ª posizione su 174 associati per l’Ingegneria e alla 37ª posizione su 74 associati per l’Architettura, con fatturati rispettivamente di 2,53 e 1,45 milioni di euro. La doppia presenza in entrambe le classifiche riflette la struttura multidisciplinare del Consorzio, che integra competenze ingegneristiche e progettuali all’interno dello stesso processo di lavoro, dalla concezione architettonica alla verifica strutturale, fino alla direzione lavori in cantiere.

Perché la metodologia delle Classifiche OICE è rilevante per il settore?

Le Classifiche OICE si basano su dati di fatturato autodichiarati dagli associati e verificabili nei bilanci depositati, rendendole uno degli strumenti più trasparenti di analisi comparativa del mercato italiano dell’ingegneria e dell’architettura. OICE precisa che i dati sono suddivisi dallo stesso associato tra i vari settori e tipologie di attività in cui opera, e che l’Associazione declina ogni responsabilità sulla veridicità di quanto trasmesso dai singoli associati, un elemento di trasparenza metodologica che rafforza l’attendibilità del confronto tra operatori.

Che cos'è l'OICE?

L'OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza Tecnico-Economica) è l'associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta le società italiane di ingegneria e architettura. Fondata nel 1965, riunisce oggi quasi 400 associati ed è partner di EFCA e rappresentante dell'Italia in FIDIC.

Su quali dati si basano le Classifiche OICE?

Le classifiche utilizzano i fatturati 2025 trasmessi dagli associati effettivi nell'ambito della Rilevazione annuale OICE, integrati da richieste specifiche a singole società; il dato aggregato deve poi risultare riscontrabile nei bilanci ufficiali depositati.

ENGLOBE al convegno OICE-ACEN | Palazzo Perticari
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ENGLOBE al convegno OICE-ACEN di Napoli: il caso Palazzo Perticari tra restauro e riuso

ENGLOBE al convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali”

Il 2 luglio 2026 Napoli ha ospitato, nella sede di ACEN – Associazione Costruttori Edili di Napoli in Riviera di Chiaia, il convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali”, promosso da OICE e ACEN.

L’iniziativa ha riunito progettisti, rappresentanti delle Soprintendenze, imprese e istituzioni per discutere le strategie di intervento sul patrimonio storico italiano, un tema che intreccia sicurezza strutturale, tutela dei beni culturali e sostenibilità degli interventi di consolidamento.

Il programma ha attraversato l’intera giornata con due sessioni tecniche dedicate a “Sicurezza e tutela del patrimonio storico”, precedute da saluti istituzionali che hanno visto la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città Metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi e del Capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, Luigi La Rocca.

Tra i casi presentati nella prima sessione, l’intervento dell’Ing. Pietro Paci ha portato all’attenzione dei presenti il restauro di Palazzo Perticari a Pesaro, condotto tra il 2014 e il 2019 su incarico della proprietà privata, con la partecipazione di ENGLOBE soc. cons. a r.l. attraverso la consorziata Studio Paci S.r.l.

Un edificio storico tra degrado e stratificazioni costruttive

Palazzo Perticari-Signoretti, situato nel centro storico di Pesaro, rappresenta un caso emblematico di edificio storico stratificato, in cui il restauro strutturale ha richiesto una lettura integrata tra materia, sistema costruttivo e nuova destinazione d’uso.

All’avvio dei lavori, il palazzo presentava un quadro di degrado diffuso, conseguenza di secoli di trasformazioni e di un lungo periodo di abbandono.

Le principali criticità riscontrate riguardavano:

  • discontinuità nelle murature portanti;
  • solai in più punti puntellati;
  • eccessivo carico permanente sugli orizzontamenti;
  • coperture lignee deteriorate;
  • carenze nei collegamenti strutturali;
  • vulnerabilità localizzate legate a tamponamenti, nicchie e canne fumarie ricavate nel corso del tempo.

Di fronte a un simile quadro, l’intervento non è stato impostato come semplice opera di consolidamento, ma come processo che tiene insieme conoscenza del manufatto, conservazione della materia storica e riuso funzionale.

L’obiettivo dichiarato era restituire il palazzo alla città trasformandolo in spazi destinati a esposizioni e biblioteca, in linea con la sua storica vocazione di luogo di cultura.

Le tecniche di consolidamento adottate

Il progetto ha combinato tecniche diverse, calibrate sulle specifiche criticità individuate in fase diagnostica, secondo un principio di minimo intervento e compatibilità con la fabbrica storica.

Gli interventi principali hanno riguardato:

  • sottofondazioni in cemento armato per il consolidamento delle fondazioni esistenti;
  • interventi di scuci-cuci sulle murature portanti per ricostituirne la continuità;
  • rinforzi in CRM, Composito a matrice inorganica, con fibra di vetro;
  • telai in acciaio a integrazione delle arcate strutturali;
  • solai misti acciaio-lamiera collaborante, per alleggerire e irrigidire gli orizzontamenti;
  • consolidamento delle volte con fibra di vetro o acciaio UHTSS;
  • cordolo sommitale in acciaio zincato per il collegamento delle strutture murarie in copertura.

L’insieme di questi interventi ha permesso di intervenire sulla vulnerabilità sismica dell’edificio senza alterarne l’impianto architettonico né la lettura storica delle sue stratificazioni.

La verifica sismica e i risultati raggiunti

La valutazione della sicurezza strutturale è stata condotta attraverso un’analisi pushover, confermando l’efficacia del miglioramento sismico diffuso realizzato sul complesso.

La verifica ha restituito una resistenza sismica pari al 74,7% rispetto alla domanda massima prevista dal D.M. 14/01/2008.

Il dato si colloca al di sopra della soglia del 65%, assunta come riferimento minimo per la valutazione di adeguatezza sismica degli edifici storici, confermando l’efficacia dell’insieme degli interventi realizzati.

Secondo il team tecnico ENGLOBE, il risultato dimostra come il consolidamento di un edificio monumentale possa raggiungere prestazioni strutturali significative senza ricorrere a soluzioni invasive o incompatibili con il comportamento originario della fabbrica storica.

Un confronto tecnico sulla tutela del patrimonio monumentale

Il convegno napoletano ha ribadito quanto la sicurezza strutturale, negli interventi su edifici vincolati, non possa essere trattata come disciplina autonoma, ma debba inserirsi in un processo integrato.

Negli edifici monumentali, il progetto deve coordinare:

  • diagnostica e conoscenza del bene;
  • progettazione architettonica e strutturale;
  • dialogo continuo con la Soprintendenza;
  • compatibilità dei materiali impiegati;
  • attenzione al riuso funzionale degli spazi;
  • controllo delle interferenze tra consolidamento, impianti e apparati decorativi.

Il caso di Palazzo Perticari, presentato accanto ad altri interventi su beni monumentali napoletani e nazionali — dalla Chiesa di San Francesco a Mirandola al Castel dell’Ovo, dall’Anfiteatro Romano di Ancona al sito archeologico di Pompei — ha offerto un termine di confronto su come restauro conservativo e miglioramento sismico possano procedere insieme, restituendo agli edifici storici un ruolo attivo nel tessuto urbano contemporaneo.

Chi ha frequentato Palazzo Perticari nell’Ottocento?

Nei primi decenni del XIX secolo il palazzo fu dimora di Giulio Perticari e della moglie Costanza Monti, figlia del poeta Vincenzo Monti. La coppia ne fece il fulcro della vita culturale pesarese, ospitando personaggi come Gioachino Rossini, che nel 1818 partecipò all’inaugurazione del Teatro Novo di Pesaro voluto dallo stesso Perticari.

Chi ha organizzato il convegno di Napoli e a chi era rivolto?

Il convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali” è stato organizzato da OICE e da ACEN – Associazione Costruttori Edili di Napoli, e si è svolto il 2 luglio 2026 presso la sede ACEN in Riviera di Chiaia. Era rivolto a progettisti, imprese, rappresentanti delle Soprintendenze, istituzioni e professionisti impegnati nel restauro e nel consolidamento del patrimonio storico.