ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025 | Posizioni e Dati
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ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025 | Posizioni e Dati

Che cosa sono le Classifiche OICE 2025?

Le Classifiche OICE 2025 sono il report annuale che fotografa i fatturati dichiarati dagli associati OICE, suddivisi per Produzione Globale, Settori di attività e Servizi resi. OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza Tecnico-Economica, aderente a Confindustria) raccoglie in questa edizione i dati di 232 associati, oltre l’80% dei quali di maggiori dimensioni. L’Associazione, costituita nel 1965, rappresenta oggi quasi 400 società di ingegneria e architettura, con un fatturato aggregato che nel 2023 si è attestato intorno ai 4 miliardi di euro e circa 17.000 addetti, oltre l’85% dei quali tecnici.

Le classifiche si articolano su quattro livelli:

  • Produzione Globale: fatturato complessivo 2025 di ciascun associato
  • Settori: Trasporti, Edilizia, Energia, Acqua, Industria, Altri settori
  • Servizi: Ingegneria, Architettura, Direzione Lavori, Project Management

Altre attività: prestazioni complementari alla progettazione

In che posizione si colloca ENGLOBE nella Produzione Globale OICE 2025?

ENGLOBE si posiziona alla 91ª posizione su 232 associati OICE, con un fatturato dichiarato di 4,6 milioni di euro. Il dato colloca il Consorzio nella fascia medio-alta della classifica generale, in un contesto competitivo che comprende sia grandi player nazionali dell’ingegneria infrastrutturale sia realtà di media dimensione a forte specializzazione tecnica.

Qual è il miglior piazzamento di ENGLOBE nelle Classifiche OICE 2025?

Il piazzamento più significativo arriva dal Settore Edilizia, dove ENGLOBE occupa la 35ª posizione su 135 associati attivi nel comparto, con 4,6 milioni di euro di fatturato. Si tratta della miglior collocazione ottenuta dal Consorzio in tutte le categorie pubblicate da OICE. Il dato è coerente con il core business di ENGLOBE, storicamente orientato a:

  • restauro conservativo e consolidamento strutturale di beni vincolati (D.Lgs. 42/2004)
  • rigenerazione urbana e riqualificazione di complessi edilizi esistenti
  • miglioramento sismico su edifici monumentali (NTC 2018)
  • progettazione integrata di interventi complessi su edilizia storica e contemporanea

Come si posiziona ENGLOBE nei servizi di Ingegneria e Architettura?

Nei Servizi, ENGLOBE compare all’89ª posizione su 174 associati per l’Ingegneria e alla 37ª posizione su 74 associati per l’Architettura, con fatturati rispettivamente di 2,53 e 1,45 milioni di euro. La doppia presenza in entrambe le classifiche riflette la struttura multidisciplinare del Consorzio, che integra competenze ingegneristiche e progettuali all’interno dello stesso processo di lavoro, dalla concezione architettonica alla verifica strutturale, fino alla direzione lavori in cantiere.

Perché la metodologia delle Classifiche OICE è rilevante per il settore?

Le Classifiche OICE si basano su dati di fatturato autodichiarati dagli associati e verificabili nei bilanci depositati, rendendole uno degli strumenti più trasparenti di analisi comparativa del mercato italiano dell’ingegneria e dell’architettura. OICE precisa che i dati sono suddivisi dallo stesso associato tra i vari settori e tipologie di attività in cui opera, e che l’Associazione declina ogni responsabilità sulla veridicità di quanto trasmesso dai singoli associati, un elemento di trasparenza metodologica che rafforza l’attendibilità del confronto tra operatori.

Che cos'è l'OICE?

L'OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di Consulenza Tecnico-Economica) è l'associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta le società italiane di ingegneria e architettura. Fondata nel 1965, riunisce oggi quasi 400 associati ed è partner di EFCA e rappresentante dell'Italia in FIDIC.

Su quali dati si basano le Classifiche OICE?

Le classifiche utilizzano i fatturati 2025 trasmessi dagli associati effettivi nell'ambito della Rilevazione annuale OICE, integrati da richieste specifiche a singole società; il dato aggregato deve poi risultare riscontrabile nei bilanci ufficiali depositati.

ENGLOBE al convegno OICE-ACEN | Palazzo Perticari
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ENGLOBE al convegno OICE-ACEN di Napoli: il caso Palazzo Perticari tra restauro e riuso

ENGLOBE al convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali”

Il 2 luglio 2026 Napoli ha ospitato, nella sede di ACEN – Associazione Costruttori Edili di Napoli in Riviera di Chiaia, il convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali”, promosso da OICE e ACEN.

L’iniziativa ha riunito progettisti, rappresentanti delle Soprintendenze, imprese e istituzioni per discutere le strategie di intervento sul patrimonio storico italiano, un tema che intreccia sicurezza strutturale, tutela dei beni culturali e sostenibilità degli interventi di consolidamento.

Il programma ha attraversato l’intera giornata con due sessioni tecniche dedicate a “Sicurezza e tutela del patrimonio storico”, precedute da saluti istituzionali che hanno visto la partecipazione, tra gli altri, del Sindaco della Città Metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi e del Capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, Luigi La Rocca.

Tra i casi presentati nella prima sessione, l’intervento dell’Ing. Pietro Paci ha portato all’attenzione dei presenti il restauro di Palazzo Perticari a Pesaro, condotto tra il 2014 e il 2019 su incarico della proprietà privata, con la partecipazione di ENGLOBE soc. cons. a r.l. attraverso la consorziata Studio Paci S.r.l.

Un edificio storico tra degrado e stratificazioni costruttive

Palazzo Perticari-Signoretti, situato nel centro storico di Pesaro, rappresenta un caso emblematico di edificio storico stratificato, in cui il restauro strutturale ha richiesto una lettura integrata tra materia, sistema costruttivo e nuova destinazione d’uso.

All’avvio dei lavori, il palazzo presentava un quadro di degrado diffuso, conseguenza di secoli di trasformazioni e di un lungo periodo di abbandono.

Le principali criticità riscontrate riguardavano:

  • discontinuità nelle murature portanti;
  • solai in più punti puntellati;
  • eccessivo carico permanente sugli orizzontamenti;
  • coperture lignee deteriorate;
  • carenze nei collegamenti strutturali;
  • vulnerabilità localizzate legate a tamponamenti, nicchie e canne fumarie ricavate nel corso del tempo.

Di fronte a un simile quadro, l’intervento non è stato impostato come semplice opera di consolidamento, ma come processo che tiene insieme conoscenza del manufatto, conservazione della materia storica e riuso funzionale.

L’obiettivo dichiarato era restituire il palazzo alla città trasformandolo in spazi destinati a esposizioni e biblioteca, in linea con la sua storica vocazione di luogo di cultura.

Le tecniche di consolidamento adottate

Il progetto ha combinato tecniche diverse, calibrate sulle specifiche criticità individuate in fase diagnostica, secondo un principio di minimo intervento e compatibilità con la fabbrica storica.

Gli interventi principali hanno riguardato:

  • sottofondazioni in cemento armato per il consolidamento delle fondazioni esistenti;
  • interventi di scuci-cuci sulle murature portanti per ricostituirne la continuità;
  • rinforzi in CRM, Composito a matrice inorganica, con fibra di vetro;
  • telai in acciaio a integrazione delle arcate strutturali;
  • solai misti acciaio-lamiera collaborante, per alleggerire e irrigidire gli orizzontamenti;
  • consolidamento delle volte con fibra di vetro o acciaio UHTSS;
  • cordolo sommitale in acciaio zincato per il collegamento delle strutture murarie in copertura.

L’insieme di questi interventi ha permesso di intervenire sulla vulnerabilità sismica dell’edificio senza alterarne l’impianto architettonico né la lettura storica delle sue stratificazioni.

La verifica sismica e i risultati raggiunti

La valutazione della sicurezza strutturale è stata condotta attraverso un’analisi pushover, confermando l’efficacia del miglioramento sismico diffuso realizzato sul complesso.

La verifica ha restituito una resistenza sismica pari al 74,7% rispetto alla domanda massima prevista dal D.M. 14/01/2008.

Il dato si colloca al di sopra della soglia del 65%, assunta come riferimento minimo per la valutazione di adeguatezza sismica degli edifici storici, confermando l’efficacia dell’insieme degli interventi realizzati.

Secondo il team tecnico ENGLOBE, il risultato dimostra come il consolidamento di un edificio monumentale possa raggiungere prestazioni strutturali significative senza ricorrere a soluzioni invasive o incompatibili con il comportamento originario della fabbrica storica.

Un confronto tecnico sulla tutela del patrimonio monumentale

Il convegno napoletano ha ribadito quanto la sicurezza strutturale, negli interventi su edifici vincolati, non possa essere trattata come disciplina autonoma, ma debba inserirsi in un processo integrato.

Negli edifici monumentali, il progetto deve coordinare:

  • diagnostica e conoscenza del bene;
  • progettazione architettonica e strutturale;
  • dialogo continuo con la Soprintendenza;
  • compatibilità dei materiali impiegati;
  • attenzione al riuso funzionale degli spazi;
  • controllo delle interferenze tra consolidamento, impianti e apparati decorativi.

Il caso di Palazzo Perticari, presentato accanto ad altri interventi su beni monumentali napoletani e nazionali — dalla Chiesa di San Francesco a Mirandola al Castel dell’Ovo, dall’Anfiteatro Romano di Ancona al sito archeologico di Pompei — ha offerto un termine di confronto su come restauro conservativo e miglioramento sismico possano procedere insieme, restituendo agli edifici storici un ruolo attivo nel tessuto urbano contemporaneo.

Chi ha frequentato Palazzo Perticari nell’Ottocento?

Nei primi decenni del XIX secolo il palazzo fu dimora di Giulio Perticari e della moglie Costanza Monti, figlia del poeta Vincenzo Monti. La coppia ne fece il fulcro della vita culturale pesarese, ospitando personaggi come Gioachino Rossini, che nel 1818 partecipò all’inaugurazione del Teatro Novo di Pesaro voluto dallo stesso Perticari.

Chi ha organizzato il convegno di Napoli e a chi era rivolto?

Il convegno “Restauro strutturale degli edifici monumentali” è stato organizzato da OICE e da ACEN – Associazione Costruttori Edili di Napoli, e si è svolto il 2 luglio 2026 presso la sede ACEN in Riviera di Chiaia. Era rivolto a progettisti, imprese, rappresentanti delle Soprintendenze, istituzioni e professionisti impegnati nel restauro e nel consolidamento del patrimonio storico.

ENGLOBE al Tall Buildings e Rigenerazione Urbana 2026 | GUAMARI
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ENGLOBE alla Triennale di Milano per il convegno “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana” | GUAMARI

ENGLOBE alla Triennale di Milano per il convegno "Tall Buildings e Rigenerazione Urbana"

Il 30 giugno 2026, presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano, si è svolta la quindicesima edizione del Convegno Italiano/Internazionale “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana”, promosso da Guamari con il patrocinio dell’Università Iuav di Venezia e del Politecnico di Milano e il coordinamento scientifico di Aldo Norsa e Dario Trabucco. All’incontro, articolato in una giornata di lavori dalle 9:30 alle 18:00, ha preso parte anche Marco Montagna, in rappresentanza di ENGLOBE.

L’evento ha riportato al centro del dibattito architettonico italiano una domanda che negli ultimi vent’anni ha attraversato in modo carsico il dibattito urbanistico: quale ruolo può avere l’edificio alto in un contesto urbano storicamente orizzontale come quello delle città italiane, e a quali condizioni la sua costruzione produce effettivamente rigenerazione, e non solo volumetria aggiuntiva.

Perché il tema degli edifici alti è tornato centrale nel dibattito urbanistico italiano?

Un edificio alto genera valore urbano quando produce spazio pubblico accessibile, mix funzionale e riduzione del consumo di suolo, non per la sola altezza raggiunta. È questo il filo conduttore emerso dagli interventi di apertura, a partire dal saluto istituzionale di Regina De Albertis per Triennale Milano e dall’intervento di Emilio Faroldi (Politecnico di Milano), che ha ricordato come la facoltà di Architettura del Politecnico si collochi tra le prime sei al mondo nei ranking internazionali, in avvicinamento al centenario della sede storica di piazza Leonardo da Vinci, in programma nel 2027.

Nella prima sessione, dedicata ai casi italiani, Cino Zucchi ha ricostruito la storia della verticalità a Milano, rimasta a lungo bassa, salvo eccezioni come Torre Velasca, il grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Piero Bottoni, e il più recente cluster di Piazza Piemonte, interrogandosi sul tipo di responsabilità urbana che un edificio alto assume nei confronti del contesto. Al suo intervento ha fatto seguito quello di Guido Alberto Inzaghi sull’incertezza del quadro giuridico applicabile alle grandi trasformazioni urbane, un tema tornato d’attualità alla luce delle recenti vicende giudiziarie milanesi legate alla rigenerazione urbana: secondo quanto emerso dal convegno, alcune sentenze non hanno colpito l’edificio alto in sé, ma il mancato ricorso agli strumenti di pianificazione attuativa previsti dalla normativa urbanistica.

La sessione ha toccato anche i casi di Torino, Bologna, Roma, Napoli e Jesolo, con un confronto tra Ezio Micelli e altri relatori sul rapporto tra grattacielo e infrastrutture. Piazza Gae Aulenti è stata più volte richiamata come riferimento positivo di integrazione tra torre e spazio pubblico, mentre il Centro Direzionale di Napoli è stato portato a esempio delle criticità opposte: assenza di mixité funzionale, terziario monocolore, tessuto urbano percepito come poco attrattivo dagli stessi operatori economici locali, come hanno sottolineato nei loro interventi Rosa Pascarella (Comune di Napoli) e Giovanni Kislingler (studio KR, progettista dello stadio Maradona).

Quali vincoli tecnici e normativi condizionano oggi un progetto di tall building in Italia?

Realizzare un edificio alto in Italia richiede il controllo simultaneo di normativa urbanistica, sicurezza strutturale, prevenzione incendi, prestazioni ambientali e sostenibilità del ciclo di vita, in un quadro regolatorio articolato su più livelli. Il riferimento urbanistico principale resta il D.P.R. 380/2001, integrato dagli strumenti comunali e, nei casi soggetti a valutazione ambientale, dalle procedure VAS/VIA. Sul piano strutturale si applicano le NTC 2018 e gli Eurocodici UNI EN 1990-1998, con particolare attenzione alle azioni del vento e al comportamento dinamico delle strutture alte; la prevenzione incendi è disciplinata dal D.M. 3 agosto 2015, mentre la modellazione informativa segue lo standard UNI 11337 per il BIM.

A questo quadro si aggiungono i requisiti ambientali dei Criteri Ambientali Minimi: l’articolo 57, comma 2 del D.Lgs. 36/2023 impone l’applicazione dei CAM sull’intero importo delle gare pubbliche, e dal 2 febbraio 2026 i CAM Edilizia 2025, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sostituiscono integralmente l’edizione 2022.

Il confronto tra relatori ha messo in evidenza un ulteriore nodo, di natura non tecnica ma sistemica: diversi interventi, tra cui quello di Giuliani Mario Eugenio (Redesco), hanno osservato come, in determinate condizioni di mercato, risulti oggi più conveniente per gli studi italiani lavorare su commesse estere pur restando operativi in Italia, un tema che intreccia competitività, complessità autorizzativa e attrattività degli investimenti.

Quali progetti e tecnologie sono stati presentati nella sessione internazionale?

La seconda parte della giornata, dedicata a progetti e tecnologie, ha allargato lo sguardo a una serie di casi studio internazionali: The Sky Taipei, alcune torri residenziali a Lagos presentate da Giuseppe Tortato, l’830 Brickell a Miami, il 2 Finsbury Avenue a Londra e la Riviera Tower ad Atene, quest’ultima firmata dallo studio di Norman Foster. Piero Lissoni ha portato l’esperienza di progetti a New York e in Brasile, mentre Patricia Viel e Claudio Raviolo hanno discusso il rapporto tra tall building e contesti ad altissima densità come Hong Kong.

Tra i temi tecnici affrontati nei tavoli di lavoro:

  • embodied carbon e strategie di riduzione dell’impronta materica lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio;
  • materiali biogenici e compositi, in alternativa o integrazione ai materiali da costruzione convenzionali;
  • materiali decarbonizzati per strutture e facciate;
  • innovazioni di cantiere orientate a efficienza e sicurezza nei processi costruttivi in quota;
  • applicazione delle neuroscienze alla progettazione architettonica, tema portato da Federica Sánchez (Lombardini22).

Diversi interventi, tra cui quelli di Artelia e di Open Project sulla torre Unipol, hanno insistito sulla necessità di un metodo verificabile per misurare il valore generato da un intervento di rigenerazione: matrice dei vincoli, analisi LCA, controllo dell’embodied carbon, modellazione BIM federata con clash detection, simulazioni energetiche e verifica dell’impatto sullo spazio pubblico circostante.

Cosa emerge dal confronto tra i relatori

Il quadro complessivo restituito dal convegno è quello di un settore che ha superato la lettura puramente iconica dell’edificio alto come landmark, per misurarsi con una domanda più esigente: quella della sua capacità di generare, o al contrario compromettere, la qualità dello spazio urbano circostante. Il caso di Napoli, richiamato più volte come esempio critico, e quello di Piazza Gae Aulenti a Milano, citato come riferimento positivo, hanno delimitato i due estremi di un dibattito che intreccia progettazione integrata, quadro normativo e sostenibilità ambientale, gli stessi ambiti in cui si colloca, tra gli altri, il lavoro quotidiano di studi di ingegneria e architettura attivi sui temi della rigenerazione urbana.

Cosa si intende per "quota zero" in un progetto di tall building?

Con "quota zero" si indica l'attacco a terra dell'edificio alto: il modo in cui la torre dialoga con il livello stradale attraverso continuità dei percorsi pedonali, integrazione con il trasporto pubblico, presenza di verde e servizi, mix funzionale. È il livello su cui, secondo quanto emerso al convegno, si gioca gran parte del giudizio su un progetto di rigenerazione urbana, indipendentemente dall'altezza raggiunta dall'edificio.

Perché il caso di Piazza Gae Aulenti e quello del Centro Direzionale di Napoli sono stati messi a confronto durante il convegno?

Perché rappresentano due esiti opposti dello stesso tipo di intervento: la costruzione di edifici alti in ambito urbano. Piazza Gae Aulenti è stata citata come riferimento positivo per la sua capacità di integrare la torre con lo spazio pubblico circostante e il tessuto della città esistente. Il Centro Direzionale di Napoli è stato invece portato a esempio delle criticità opposte (assenza di mixité funzionale, terziario monocolore, tessuto urbano percepito come poco attrattivo dagli stessi operatori economici) a dimostrazione che l'altezza di un edificio non è di per sé garanzia di rigenerazione urbana.

Foro Boario Osimo inaugurato 2026 | Restauro PNRR ENGLOBE
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Inaugurato il Foro Boario di Osimo: restauro, accessibilità e rigenerazione urbana PNRR

Perché l'inaugurazione del Foro Boario è un passaggio strategico per Osimo?

Il 27 giugno 2026 Osimo ha restituito alla città il Foro Boario, complesso porticato ottocentesco di Piazza Giovanni XXIII, trasformato in nuova infrastruttura culturale e sociale attraverso un intervento finanziato dal PNRR nell’ambito del programma PINQuA. Il taglio del nastro, a cura della Sindaca Michela Glorio, ha visto la partecipazione dell’Assessore regionale Tiziano Consoli e della Prof.ssa Ramona Sartini, Vice Direttrice del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche. Non un recupero edilizio isolato, ma un intervento di rigenerazione urbana che integra tutela storica, sicurezza strutturale e nuova fruibilità pubblica.

Quale vincolo normativo ha guidato la riqualificazione?

Il progetto si è sviluppato all’interno di un quadro regolatorio multilivello, che ha richiesto la conciliazione tra tutela del bene vincolato e adeguamento prestazionale:

  • D.Lgs. 42/2004 — Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
  • NTC 2018 — Norme Tecniche per le Costruzioni, per la valutazione e il miglioramento del comportamento strutturale
  • D.M. 23 giugno 2022 (CAM Edilizia) — Criteri Ambientali Minimi su materiali e prestazioni ambientali
  • PNRR / PINQuA — Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare

Le arcate storiche sono state trattate con soluzioni reversibili e a basso impatto: chiusure vetrate, adeguamento impiantistico, nuove superfici fruibili e sistemi di accessibilità universale, senza alterazione dell’apparato architettonico originario.

Quali interventi tecnici ha richiesto il cantiere?

L’intervento ha agito simultaneamente su più livelli prestazionali dell’edificio:

  • restauro conservativo delle strutture storiche
  • miglioramento sismico e adeguamento strutturale ai sensi NTC 2018
  • rinnovo impiantistico ed efficientamento energetico
  • eliminazione delle barriere architettoniche
  • riconfigurazione funzionale per eventi, mostre, conferenze
  • valorizzazione delle aree aperte connesse a Piazza Giovanni XXIII

Quale ruolo tecnico ha avuto ENGLOBE nel progetto?

ENGLOBE ha operato come struttura tecnica integrata nelle fasi di progettazione e gestione dell’esecuzione lavori, con responsabilità su progettazione definitiva, progettazione esecutiva, coordinamento generale delle discipline specialistiche, direzione lavori e coordinamento della sicurezza — sia in fase di progettazione sia in fase di esecuzione. Secondo il team tecnico ENGLOBE, l’intervento sul Foro Boario rappresenta un caso applicativo di progettazione integrata su patrimonio storico vincolato, dove l’obiettivo tecnico è stato tradurre il restauro in prestazioni d’uso misurabili: accessibilità, sicurezza sismica, efficienza energetica e fruibilità pubblica.

Cosa diventa oggi il Foro Boario per la comunità osimana?

Da mercato ottocentesco del bestiame a infrastruttura sociale polifunzionale: questa la trasformazione che il Foro Boario completa con l’inaugurazione del 2026. Come osservato dagli ingegneri e architetti ENGLOBE, il progetto è un modello replicabile di rigenerazione urbana nelle Marche, dove la componente finanziaria del PNRR è stata accompagnata da una governance tecnica strutturata: lettura del contesto vincolistico, coordinamento interdisciplinare, controllo dell’esecuzione e conversione di un edificio storico in spazio pubblico contemporaneo.

Chi ha inaugurato il Foro Boario di Osimo e quando?

Il Foro Boario è stato inaugurato il 27 giugno 2026, con il taglio del nastro della Sindaca Michela Glorio, alla presenza di rappresentanti istituzionali, Regione Marche, Università Politecnica delle Marche e dei soggetti tecnici coinvolti nella progettazione e direzione lavori.

Perché si chiama "Foro Boario" e qual è l'origine del nome?

Il toponimo deriva dal latino Forum Boarium, denominazione storicamente usata in tutta Italia per le aree destinate al commercio del bestiame. Lo stesso schema nominale ricorre, ad esempio, nel Foro Boario di Forlì. A Osimo l'edificio ha svolto questa funzione per decenni come cuore dell'economia agricola locale, prima della riconversione a spazio culturale.

ENGLOBE all'Assemblea e Gala OICE 2026 | ENGLOBE
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ENGLOBE all’Assemblea e Gala OICE 2026 | ENGLOBE

Mercoledì 17 giugno 2026, ENGLOBE ha preso parte all’Assemblea degli Associati OICE presso l’Hotel Quirinale di Roma, l’appuntamento che ogni anno riunisce le società di ingegneria e architettura aderenti all’associazione, espressione di Confindustria, per fare il punto sullo stato del settore.

Che cos'è l'Assemblea degli Associati OICE e perché è rilevante per il settore?

L’Assemblea OICE è il principale momento di confronto annuale tra l’associazione e le società di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica italiane. Nell’edizione 2026 i temi al centro del dibattito hanno riguardato:

  • l’evoluzione del mercato dei servizi tecnici;
  • l’applicazione del Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023;
  • la digitalizzazione dei processi di gara e la progettazione in ambiente BIM;
  • la qualità della progettazione integrata;
  • la sostenibilità e la rigenerazione del costruito e delle infrastrutture.

La partecipazione all’evento di ENGLOBE si inserisce in un percorso di consolidamento all’interno dei tavoli nazionali dedicati alla progettazione integrata e alla qualificazione tecnica delle società organizzate, con competenze che attraversano architettura, strutture, impianti, restauro, direzione lavori e gestione delle procedure di gara.

Perché la Cena di Gala OICE 2026 a Palazzo Brancaccio è rilevante per ENGLOBE?

La Cena di Gala OICE 2026, svoltasi a Palazzo Brancaccio a Roma con la cerimonia dei Premi OICE, ha avuto per ENGLOBE un significato che va oltre l’occasione istituzionale. I Premi OICE 2026 hanno riconosciuto progetti ed esperienze in ambiti strategici quali restauro, BIM, sostenibilità, infrastrutture, energia e opere in legno, acciaio e calcestruzzo, confermandosi un osservatorio qualificato sulle eccellenze del settore.

Palazzo Brancaccio non è stato solo la cornice della serata: è un complesso storico già noto a ENGLOBE, che nel 2018 ha eseguito le indagini preliminari al progetto di restauro dell’edificio. Un elemento che lega direttamente la partecipazione 2026 alla continuità del lavoro dello studio sui beni vincolati e sul patrimonio architettonico italiano.

Quale valore strategico assume questa partecipazione per ENGLOBE?

La presenza all’Assemblea e alla Cena di Gala OICE rafforza il posizionamento di ENGLOBE come realtà integrata nei processi dell’ingegneria organizzata nazionale. Il confronto con il Presidente OICE Ing. Giorgio Lupoi e con le principali società del settore ha rappresentato un’occasione di aggiornamento tecnico e di consolidamento della rete professionale.

Secondo il team tecnico ENGLOBE, la progettazione contemporanea richiede una crescente capacità di coordinamento tra discipline, standard normativi, modelli digitali e controllo della cantierabilità: una direzione confermata dal confronto avvenuto nell’ambito di OICE 2026, in cui progettare significa contribuire alla costruzione di un sistema professionale più qualificato, interoperabile e orientato alla qualità dell’opera pubblica e privata.

Che cos'è OICE?

OICE è l'associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica, attive nei servizi tecnici professionali per opere pubbliche, infrastrutture, edilizia, impianti e trasformazione del territorio.

Perché ENGLOBE partecipa agli eventi OICE?

ENGLOBE partecipa agli eventi OICE per mantenere un dialogo diretto con il sistema dell'ingegneria organizzata, aggiornarsi sull'evoluzione del mercato e contribuire al confronto su progettazione integrata, BIM, sostenibilità, restauro, appalti pubblici e qualità dei servizi tecnici.

Mercato e Cantiere Post-PNRR: ENGLOBE a Milano | Englobe
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Mercato e Cantiere Post-PNRR: ENGLOBE a Milano | ENGLOBE

Cosa prevede il report "Il mercato prima del cantiere"?

Il report “Il mercato prima del cantiere – Le condizioni del nuovo ciclo delle costruzioni”, curato da Scenari Immobiliari e presentato il 17 giugno 2026 presso la sede di Assimpredil Ance in via San Maurilio 21 a Milano, analizza le condizioni che regolano l’avvio dei cantieri in Italia dopo la spinta straordinaria del PNRR.

Il documento individua sei aree critiche per il settore delle costruzioni:

  • evoluzione della domanda abitativa e dei bisogni urbani;
  • rapporto tra progetto, sostenibilità economica e accesso al capitale;
  • centralità della fase preliminare nel controllo di tempi, costi e rischi;
  • necessità di maggiore integrazione tra committenza, progettisti, imprese e gestori;
  • continuità del mercato oltre le misure straordinarie del PNRR;

ruolo dell’innovazione tecnica, digitale e organizzativa nella cantierabilità degli interventi.

Perché la fase preliminare condiziona l'esito del cantiere?

La fase preliminare definisce fattibilità economica, vincoli autorizzativi e compatibilità con la domanda reale, riducendo il rischio di ritardi e sovracosti in esecuzione. Investimenti, valutazione del rischio, trasformazioni urbane e tempi amministrativi si decidono prima dell’apertura del cantiere, ma ne condizionano direttamente l’esito tecnico ed economico.

Per ENGLOBE, partecipare al tavolo promosso da Assimpredil Ance ha significato osservare il mercato non come dato esterno alla progettazione, ma come presupposto operativo: ogni scelta progettuale (architettonica, strutturale, impiantistica) si confronta con condizioni finanziarie e normative definite a monte.

Quale ruolo gioca l'integrazione tra progettisti, imprese e committenza?

L’integrazione tra le competenze tecniche e gli attori della filiera, fin dalle prime fasi, è il fattore che determina la cantierabilità effettiva di un intervento. Il confronto milanese ha evidenziato come progettazione architettonica, strutturale, impiantistica, modellazione BIM, permitting e quadro economico debbano essere coordinati in modo simultaneo, non sequenziale.

Anticipare interferenze, vincoli normativi, costi e iter autorizzativi non è un’attività accessoria alla progettazione, ma una sua precondizione tecnica, un principio che il settore riconosce in teoria, ma applica ancora in modo disomogeneo nella pratica.

Cosa significa "mercato prima del cantiere" per la progettazione integrata?

In questa prospettiva, l’espressione funziona meno come slogan e più come metodo di lavoro: uno strumento per trasformare la complessità normativa e finanziaria in progetto, il progetto in opera, l’opera in valore duraturo per città, comunità e investitori.

Cos'è il report "Il mercato prima del cantiere"?

È uno studio di Scenari Immobiliari, presentato a Milano il 17 giugno 2026 con Assimpredil Ance, che analizza le condizioni del nuovo ciclo delle costruzioni in Italia nel periodo post-PNRR, con focus su domanda edilizia, sostenibilità finanziaria e capacità operativa della filiera.

Perché la lettura del mercato precede la progettazione tecnica?

Perché definisce i parametri di fattibilità economica e normativa che condizionano l'intero ciclo di vita dell'intervento, riducendo il rischio di ritardi, sovracosti o incompatibilità con la domanda reale.

Patrimonio culturale in Macedonia del Nord | ENGLOBE
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Patrimonio culturale in Macedonia del Nord | ENGLOBE

Skopje guarda all'Italia: ENGLOBE al tavolo con Ministero della Cultura, Città e operatori locali per il futuro del patrimonio macedone

Il 16 giugno si è svolta a Skopje una giornata di incontri istituzionali che ha messo a confronto ENGLOBE con i principali soggetti pubblici e privati responsabili della tutela del patrimonio culturale della Macedonia del Nord. Gli incontri, organizzati con il supporto di Eva Netkovska per ICE Macedonia del Nord, hanno toccato tre interlocutori diversi per natura e competenze: il Ministero della Cultura, l’amministrazione comunale di Skopje e l’impresa locale Universal Balkan. Questi incontri sono riconducibili a un’unica questione di fondo: come strutturare una collaborazione stabile tra know-how italiano e un sistema di tutela macedone che, a fronte di un patrimonio storico e archeologico considerevole, sconta evidenti limiti operativi e gestionali.

Un patrimonio diffuso, una governance frammentata

La fotografia che emerge dagli incontri è quella di un settore organizzato su più livelli, non sempre coordinati tra loro. Il Centro Nazionale per la Conservazione, erede delle competenze dell’ex Istituto per la Protezione dei Monumenti della Jugoslavia, ha in carico la supervisione di oltre mille edifici storici, dai siti archeologici alle moschee, dagli hammam alle chiese. A questo si affianca l’Istituto Nazionale per la Protezione del Patrimonio Culturale, che svolge funzioni di coordinamento, controllo e ispezione su delega del governo, mentre le risorse economiche (circa due milioni di euro l’anno) sono gestite dal Ministero del Turismo e della Protezione del Patrimonio Culturale. Una struttura a più voci che, secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, fatica a tradursi in una strategia unitaria di intervento, complicata ulteriormente dal fatto che molti immobili di rilievo storico restano sotto la competenza diretta del Ministero della Cultura, sottraendoli di fatto alla capacità decisionale dei singoli comuni.

Il Ministero della Cultura e l'ipotesi di un protocollo bilaterale

Nell’incontro con il Ministero, in cui, tra gli altri, erano presenti la direttrice del Museo Archeologico di Skopje Magdalena Manaskova e i rappresentanti del Centro Nazionale per la Conservazione e dell’Istituto Nazionale per la Protezione del Patrimonio Culturale, ENGLOBE ha presentato il proprio modello organizzativo di consorzio, orientato alla progettazione integrata: un assetto che consente di seguire un intervento dal restauro architettonico alla pianificazione urbana, riducendo il numero di interlocutori e, con essi, i rischi di dispersione di tempi e costi tipici degli appalti frammentati. Su questo impianto si è inserita la proposta delle “Roads” turistico-culturali, presentata non come progetto a sé ma come metodo: un approccio capace di mettere in relazione pianificazione urbana, restauro e allestimento museale all’interno di percorsi di valorizzazione territoriale.

Da parte macedone è arrivata una richiesta precisa: costruire un quadro di collaborazione formalizzato, sul modello del protocollo già siglato con l’agenzia governativa turca TIKA. L’ipotesi sul tavolo è la sottoscrizione di un Protocollo di Collaborazione Bilaterale tra ENGLOBE e il Ministero, eventualmente sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia, che definisca da un lato le competenze messe a disposizione dal consorzio italiano e dall’altro le priorità di intervento del governo macedone.

Skopje 2028: un'amministrazione comunale in ritardo sui tempi

Il confronto con il Segretario Generale della Città di Skopje, Slavche Trpevski, e con Paulina Ribarska ha restituito un quadro più critico. L’amministrazione comunale ha riconosciuto un ritardo significativo nello sviluppo progettuale e nell’impiego delle risorse disponibili, affrontato solo nei mesi più recenti. Il nodo principale resta quello già emerso nel confronto ministeriale: la competenza diretta del Ministero della Cultura su gran parte degli edifici storici limita il margine di azione autonoma della città.

In questo contesto si inserisce la candidatura di Skopje a Capitale Europea della Cultura 2028. La fondazione istituita per coordinare gli interventi culturali legati all’evento esiste formalmente, ma è ancora priva degli organi direttivi necessari a renderla operativa. Un dato che segnala quanto il percorso verso il 2028 sia, a oggi, in una fase ancora preliminare. Tra le proposte discusse, l’amministrazione ha indicato un interesse specifico per l’edificio delle Poste, esempio di architettura brutalista degli anni Settanta che la città vorrebbe ottenere in gestione dal Ministero per destinarlo a hub turistico e centro informazioni. A livello urbano, Skopje punta inoltre a integrare il sistema del verde pubblico con quello fluviale, una visione che ha trovato un riferimento diretto nella logica delle “Roads” proposte da ENGLOBE. Il prosieguo del dialogo con la città è stato condizionato alla formalizzazione del protocollo con il Ministero, passaggio ritenuto necessario per chiarire competenze e responsabilità tra i due livelli istituzionali.

Universal Balkan: un partner industriale in cerca di competenze nel restauro

Diversa la natura dell’incontro con Universal Balkan, impresa familiare fondata nel 1993 e specializzata in interventi chiavi in mano, dalla progettazione all’esecuzione dei lavori. Con un organico di circa 28 professionisti nell’area progettuale, in crescita da settembre, in concomitanza con l’avvio del programma di riqualificazione delle strutture ospedaliere nazionali, la società ha consolidato negli anni competenze prevalenti nel settore ospedaliero e teatrale, ma è da tempo alla ricerca di un partner italiano per sviluppare un comparto restauro che, al momento, non rientra tra i propri punti di forza.

Il confronto si è chiuso sul tema della Fortezza di Skopje, su cui Universal Balkan ha già avviato una fase progettuale ma ha comunque manifestato interesse a un coinvolgimento di ENGLOBE. Il fondatore Vladimir Arsoski si è impegnato a interpellare direttamente il Ministro della Cultura per valutare le modalità di un possibile ingresso del consorzio italiano nell’iniziativa.

Le prossime mosse

Il quadro complessivo che emerge dalla missione è quello di un interesse concreto, da parte di istituzioni e operatori macedoni, verso un modello di progettazione integrata ancora poco diffuso sul mercato locale, dove la separazione tra progettazione ed esecuzione resta la norma anche per interventi di restauro complessi. La strada indicata da tutti gli interlocutori converge verso la formalizzazione di un protocollo con il Ministero della Cultura, passaggio che dovrebbe sciogliere il nodo delle competenze e permettere di estendere il dialogo, in una fase successiva, alla Città di Skopje e alla Fondazione “Skopje Capitale Europea della Cultura”.

Cos'è il progetto Skopje Capitale Europea della Cultura 2028?

È il programma che riconosce a Skopje il titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2028. La fondazione dedicata alla gestione degli interventi è stata istituita ma, al momento dell'incontro del 16 giugno, risultava ancora priva degli organi direttivi necessari per diventare operativa, segnalando una fase ancora preliminare del percorso.

Cosa si intende per "progettazione integrata" nel restauro del patrimonio vincolato?

È un modello organizzativo in cui un unico soggetto coordina pianificazione urbana, progettazione architettonica, restauro e allestimento, riducendo il numero di interlocutori coinvolti e migliorando il controllo su tempi, costi e qualità dell'intervento rispetto agli appalti frammentati tra progettazione ed esecuzione.

ENGLOBE al Salone del Restauro di Ferrara 2026 | Restauro architettonico e progettazione integrata
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ENGLOBE al Salone del Restauro di Ferrara 2026: patrimonio, tecnologie e progettazione integrata

La XXXI edizione del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara

Dal 12 al 14 maggio 2026, Ferrara Expo ha ospitato la XXXI edizione del Salone Internazionale del Restauro, uno dei principali appuntamenti europei dedicati a economia, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Aziende, istituzioni, centri di ricerca, università e operatori della filiera si sono ritrovati attorno a temi centrali per il settore: conservazione del patrimonio architettonico, rigenerazione urbana, digitalizzazione, sostenibilità, formazione professionale e sicurezza dei beni culturali.

ENGLOBE ha partecipato all’edizione 2026 nello spazio riservato ai soci di Assorestauro, con uno stand dedicato al confronto tecnico e istituzionale. Le tre giornate hanno offerto al team l’opportunità di analizzare l’evoluzione delle tecnologie applicate al restauro — materiali innovativi, metodologie diagnostiche, sistemi di monitoraggio strutturale — con attenzione specifica alle soluzioni applicabili a edifici storici, complessi monumentali e beni soggetti a vincolo della Soprintendenza.

Restauro architettonico: perché la multidisciplinarità non è un'opzione

Il restauro contemporaneo impone una convergenza di competenze che la tradizionale parcellizzazione disciplinare non riesce a soddisfare. Progettazione architettonica, ingegneria strutturale, impianti, prevenzione incendi, BIM, direzione lavori e gestione del cantiere non sono fasi sequenziali, ma dimensioni simultanee di un processo che richiede visione unitaria e coordinamento continuo.

È attorno a questa premessa che ENGLOBE ha strutturato il proprio spazio espositivo: non una vetrina di singole prestazioni professionali, ma la presentazione di un metodo operativo integrato che accompagna l’intero ciclo di vita dell’opera. Le aree di attività illustrate, gare e appalti, direzione lavori e sicurezza, architettura e restauro, ingegneria strutturale, impianti, prevenzione incendi e Construction Management, sono state presentate come componenti di un sistema coerente, dove la qualità dell’intervento dipende dalla capacità di governare simultaneamente tutela normativa, compatibilità materica, durabilità, accessibilità e fruizione pubblica.

Il confronto con visitatori, aziende specializzate, committenti e professionisti ha confermato una tendenza consolidata nel mercato: la crescente domanda di interlocutori capaci di gestire la complessità del cantiere di restauro non solo sul piano tecnico, ma anche sul piano della governance del processo, rapporti con le Soprintendenze, coordinamento tra imprese, controllo esecutivo e qualità dell’intervento nelle sue diverse fasi.

Istituzioni, Ministero della Cultura e presenza internazionale a Ferrara

La XXXI edizione ha avuto una marcata connotazione istituzionale. Alla cerimonia di apertura sono intervenuti il Presidente di Ferrara Expo Andrea Moretti, il Presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari, l’Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli e il Presidente di Assorestauro Alessandro Bozzetti. Il Ministero della Cultura ha animato il programma con convegni, tavole rotonde e laboratori dedicati a tutela, rischio sismico e monitoraggio del patrimonio, una presenza che ha sottolineato la natura tecnico-istituzionale della manifestazione, ben distinta dalla logica fieristica tradizionale.

Sul fronte internazionale, la partecipazione di delegazioni provenienti da Cina, Arabia Saudita, Giordania, Libano, Tunisia, Stati Uniti, Brasile, Ucraina e Uzbekistan ha confermato l’attrattività del know-how italiano nel restauro architettonico come punto di riferimento globale. Il dialogo con realtà extraeuropee ha aperto confronti su approcci normativi, modelli operativi e pratiche conservative differenti, restituendo una lettura comparata del mercato della conservazione patrimoniale a scala internazionale, e confermando come la domanda di competenze italiane nel restauro sia in crescita ben oltre i confini europei.

Innovazione tecnologica e aggiornamento professionale nel restauro

La partecipazione al Salone non risponde a una logica di visibilità commerciale, ma a un’esigenza concreta di aggiornamento tecnico e posizionamento di settore. L’innovazione nel restauro, dai nuovi leganti idraulici naturali ai sistemi di monitoraggio strutturale in tempo reale, dai software di analisi diagnostica all’integrazione BIM con le banche dati del Cultural Heritage, richiede un contatto diretto con chi produce, sperimenta e valida queste tecnologie sul campo.

Per uno studio di progettazione integrata che opera su edifici storici, beni ecclesiastici, patrimoni immobiliari pubblici e privati e opere infrastrutturali vincolate, mantenere questa prossimità con il mercato delle soluzioni tecniche significa poter tradurre l’innovazione in qualità progettuale misurabile: non come aggiornamento formale, ma come strumento operativo all’interno di cantieri con stringenti vincoli normativi, esigenze conservative complesse e aspettative di durabilità a lungo termine.

Un edificio storico può essere restaurato e reso anche energeticamente efficiente?

Sì, ma è uno degli equilibri più difficili da raggiungere nel restauro contemporaneo. Migliorare le prestazioni energetiche in un involucro storico significa trovare soluzioni compatibili con i materiali originali, accettate dalla Soprintendenza e tecnicamente efficaci, tre condizioni che raramente coincidono senza un lavoro di coordinamento molto preciso tra architettura, impianti e normativa. Quando questo coordinamento funziona, il risultato è un edificio che conserva la propria identità materica e migliora sensibilmente la qualità abitativa.

Quante figure professionali diverse lavorano su un cantiere di restauro complesso?

Più di quante si immagini: architetti, ingegneri strutturisti, progettisti di impianti, coordinatori della sicurezza, esperti di prevenzione incendi, direttori operativi, responsabili BIM, tecnici della diagnostica, referenti della stazione appaltante e funzionari di Soprintendenza. In un cantiere medio-complesso ogni interlocutore ha priorità, linguaggi e scadenze proprie. La qualità finale dell'intervento dipende da quanto queste figure riescono a dialogare in modo coerente, e da chi ha la visione complessiva per tenerle insieme.

ENGLOBE al 10° Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze 2026
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ENGLOBE al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze: fare rete per la conservazione del patrimonio culturale

ENGLOBE al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze

ENGLOBE ha partecipato al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale e architettonico.

La presenza alla manifestazione ha rappresentato un momento significativo per confermare il focus della società nel settore del restauro. ENGLOBE opera da oltre 40 anni in questo ambito, sviluppando competenze tecniche e metodologiche attraverso interventi su edifici storici, complessi monumentali e patrimoni architettonici vincolati.

La crescita della società nel settore del restauro è il risultato di un’esperienza costante e progressiva, maturata nel tempo attraverso progetti di consolidamento, rifunzionalizzazione, valorizzazione e conservazione del patrimonio costruito.

La partecipazione con Confrestauro e il Talking Corner

ENGLOBE ha partecipato al Salone come associato di Confrestauro, prendendo parte alle attività dell’associazione e presenziando all’interno del loro stand nel Padiglione Arsenale.

Uno dei momenti più significativi è stato il Talking Corner, svolto all’interno della sala dedicata, che ha rappresentato un’occasione di confronto tra numerose realtà professionali attive nel settore del restauro. L’incontro ha favorito la condivisione di esperienze, approcci operativi e visioni innovative per il futuro della filiera della conservazione del patrimonio artistico e culturale, a livello nazionale e internazionale.

In questo contesto ENGLOBE ha avuto modo di presentare la propria realtà attraverso una breve presentazione dedicata alla società, valorizzandone i numeri, i principali clienti, gli ambiti di intervento e i servizi offerti. Durante l’intervento è stato proiettato anche il corporate video di ENGLOBE, pensato per raccontare il metodo di lavoro, l’organizzazione multidisciplinare e l’identità tecnica della società.

Il racconto dell’Eremo del Sasso a Valleremita

A conclusione della presentazione è stato proiettato un video dedicato a uno dei progetti più rappresentativi della storia di ENGLOBE: il Complesso Monumentale dell’Eremo del Sasso a Valleremita, a Fabriano.

La scelta di questo intervento ha consentito di raccontare un progetto fortemente legato alla storia della società e al suo percorso nel settore del restauro. L’Eremo del Sasso rappresenta infatti uno dei lavori che meglio esprimono l’approccio di ENGLOBE alla conservazione del patrimonio storico: attenzione al contesto, lettura integrata dell’edificio, coordinamento tra competenze architettoniche, strutturali e tecniche, e capacità di operare su manufatti di elevato valore culturale.

Cosa ha lasciato la partecipazione alla fiera

La partecipazione al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze ha rappresentato per ENGLOBE un importante snodo di relazione, confronto e crescita nel settore del restauro.

Il Salone ha permesso di rafforzare la presenza della società all’interno della filiera della conservazione e di consolidare ulteriormente il dialogo con professionisti, studi, imprese specializzate e operatori tecnici attivi nel campo del restauro, dei materiali, della diagnostica e della protezione del patrimonio costruito.

Durante la manifestazione ENGLOBE ha avuto modo di confrontarsi con numerose realtà del settore, tra cui Restauroitalia Srl, Calchèra San Giorgio, FILA Solutions S.p.A. SB, KEIM Farben, Domodry Srl, G & P Intech Srl, Volteco Spa, Dolci Colori Srl, Coloreria Camolei e Kermes.

Questi incontri hanno confermato il valore della fiera come luogo di rete professionale e aggiornamento tecnico, favorendo nuove connessioni e possibili collaborazioni su temi centrali per il futuro del restauro: compatibilità dei materiali, tecnologie per la conservazione, durabilità degli interventi, sostenibilità e integrazione tra progetto e cantiere.

Considerazioni finali

La partecipazione al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze conferma la volontà di ENGLOBE di continuare a investire nel settore della conservazione del patrimonio storico, rafforzando il proprio ruolo all’interno di una filiera tecnica complessa e altamente specializzata.

Per ENGLOBE il restauro non rappresenta un ambito laterale, ma una componente strutturale della propria identità professionale. La presenza al Salone ha permesso di raccontare questo percorso, consolidare relazioni e aprire nuovi spazi di confronto con chi, ogni giorno, lavora per proteggere e valorizzare il patrimonio artistico, culturale e architettonico.

Guarda il nostro video corporate.

Guarda la scheda progetto del Complesso Monumentale dell’Eremo del Sasso

Perché ENGLOBE ha partecipato al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze?

Perché ENGLOBE ha partecipato al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze?

ENGLOBE ha partecipato per consolidare la propria presenza nel settore del restauro, confrontarsi con operatori specializzati e presentare il proprio modello integrato di progettazione, direzione lavori e gestione tecnica degli interventi su edifici storici.

Quale progetto è stato presentato durante l’evento?

Quale progetto è stato presentato durante l’evento?

Durante la presentazione è stato mostrato il progetto del Complesso Monumentale dell’Eremo del Sasso a Valleremita, a Fabriano, uno degli interventi più rappresentativi della storia di ENGLOBE nel settore del restauro.

Guarda il Talk di Confrestauro

Convento San Bernardino Urbino: completato restauro e consegna chiavi 2026
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Convento San Bernardino Urbino: completato restauro e consegna chiavi 2026

Consegna chiavi e completamento dell’intervento

Il 23 aprile 2026 ha segnato la chiusura formale di un cantiere lungo e complesso: la consegna delle chiavi del Convento di San Bernardino a Padre Ferdinando Campana, legale rappresentante della Provincia Picena “San Giacomo della Marca” dei Frati Minori, ha sancito il completamento di un intervento avviato nel 2015 e sviluppato nell’arco di circa tre anni di lavori effettivi.

Presenti al sopralluogo conclusivo Englobe, l’impresa Lancia e Aplomb.

Il progetto si inscrive nel quadro normativo della ricostruzione post-sisma, disciplinata dal D.L. 189/2016 e dalle Ordinanze Commissariali n. 19, n. 61 e n. 116, e ha riguardato opere di riparazione strutturale, miglioramento sismico e restauro architettonico su uno dei complessi rinascimentali più significativi del territorio marchigiano.

Un patrimonio di stratificazioni

Il Convento di San Bernardino sorge sul colle degli Zoccolanti, a circa due chilometri dal centro storico di Urbino, in posizione extra moenia rispetto alle mura ducali. Il complesso, che include il convento, la chiesa di San Bernardino e gli spazi aperti organizzati attorno ai chiostri, è parte integrante del sistema monumentale legato alla committenza dei Montefeltro.

La chiesa, nota come Mausoleo dei Duchi, ospita le sepolture di Federico da Montefeltro e dei suoi discendenti, configurandosi come uno dei luoghi di memoria più rilevanti del ducato rinascimentale.

L’origine del complesso risale al XV secolo e la progettazione è attribuita a Francesco di Giorgio Martini, con un impianto organizzato attorno a due corti e soluzioni formali riconducibili all’architettura rinascimentale marchigiana. Nei secoli successivi il complesso ha subito trasformazioni, ampliamenti e danni sismici ripetuti, modificando progressivamente la configurazione originaria.

Le sfide progettuali: vincoli, sisma e autenticità

Operare su un edificio vincolato e danneggiato dal sisma del 2016 ha richiesto un approccio multidisciplinare rigoroso. Il quadro normativo di riferimento, costituito da NTC 2018 e Circolare 7/2019, ha orientato le scelte strutturali, mentre le prescrizioni della Soprintendenza hanno definito i limiti dell’intervento conservativo.

Le principali criticità progettuali hanno riguardato tre aspetti chiave. In primo luogo, la limitata disponibilità di fonti cronologiche certe ha imposto una lettura stratigrafica approfondita in fase di rilievo e diagnosi. In secondo luogo, è stato necessario garantire la compatibilità materica tra nuovi interventi e strutture esistenti, evitando discontinuità potenzialmente critiche. Infine, l’obiettivo più delicato ha riguardato il miglioramento del comportamento sismico senza compromettere l’autenticità architettonica.

Il progetto ha quindi privilegiato tecniche non invasive, applicate al consolidamento delle murature e delle volte, integrate con interventi di miglioramento sismico compatibili con il costruito storico. Il recupero delle superfici di pregio è stato condotto con approcci conservativi, sotto il controllo continuo della direzione lavori.

Restituzione funzionale e culturale

Al termine del sopralluogo, Padre Ferdinando Campana ha definito il complesso un “tesoro architettonico di grande valore”. L’intervento ha contribuito non solo alla messa in sicurezza, ma anche alla tutela e valorizzazione dell’identità del luogo.

Il restauro assume quindi un valore che va oltre l’aspetto tecnico, configurandosi come processo di cura del patrimonio collettivo, in cui la qualità della collaborazione tra committenza, progettisti e imprese incide in modo determinante sul risultato finale.

Per Urbino, città patrimonio UNESCO e uno dei principali centri del Rinascimento italiano, il recupero del Convento di San Bernardino rappresenta il reinserimento nel sistema attivo del territorio di un manufatto reso vulnerabile dal sisma, restituendo alla comunità un luogo carico di memoria.

Perché il Convento di San Bernardino è importante?

Perché il Convento di San Bernardino è importante?

È uno dei principali complessi religiosi rinascimentali di Urbino, legato alla famiglia Montefeltro e attribuito a Francesco di Giorgio Martini, con funzione anche di mausoleo ducale.

Quali interventi sono stati realizzati?

Quali interventi sono stati realizzati?

Sono stati eseguiti lavori di restauro, consolidamento e miglioramento sismico successivi agli eventi sismici del 2016, nel rispetto delle normative vigenti e dei vincoli storico-artistici.