Che cos’è il Rapporto OICE 2026 e dove è stato presentato?
Il Rapporto OICE 2026 è la dodicesima indagine annuale sulla presenza all’estero delle società italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica. È stato presentato il 20 ottobre 2026 nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina, a Roma.
L’OICE è l’associazione di Confindustria che rappresenta queste imprese. Ha organizzato la presentazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e con ICE Agenzia. Il Rapporto è stato elaborato con il Centro Europa Ricerche (CER) e lo ha illustrato Antonio Forte. Nella prefazione il presidente OICE Giorgio Lupoi descrive la crescita del settore come una tendenza strutturale e non più ciclica.
Quanto fattura all’estero l’ingegneria italiana nel 2025?
Nel 2025 le società associate OICE hanno realizzato all’estero 2,2 miliardi di euro, pari al 37% del loro fatturato complessivo. È un record storico per il settore.
- Imprese attive all’estero: da 95 (2021) a 164 (2025), +73%
- Produzione estera del campione CER: +141% tra il 2014 e il 2026
- Previsione per il 2026: +2%, un ritmo più lento su livelli mai raggiunti prima
- Il 51,8% delle imprese prevede di aumentare la produzione estera nel 2026
In quali mercati e settori lavorano le società italiane di ingegneria?
Il primo mercato è l’Asia, con il 29,1% della produzione estera. Il Medio Oriente da solo vale il 20,5%. Seguono l’Africa subsahariana con il 18,5% e il Nord America con l’11,4%.
- Unione Europea: 10,9%. Europa extra UE e Balcani: 9,8%
- Settori 2025: infrastrutture di trasporto 31,9%, energia e risorse 29,7%, edilizia 13,8%
- Per il 2026 è atteso il sorpasso dell’energia (36,5%) sui trasporti (29,8%)
- Committenti: i privati valgono il 49,4% della produzione estera
Perché l’Italia è il primo Paese europeo dell’ingegneria in Africa?
Lo dice la classifica ENR Top 225 del 2025: l’Italia è per la prima volta il primo Paese europeo per presenza in Africa, con 358 milioni di dollari di fatturato. È anche terza in Europa in Medio Oriente, con 717 milioni.
Le 12 società italiane in classifica, più di qualsiasi altro Paese europeo, hanno portato il loro fatturato internazionale da 860 milioni di dollari nel 2022 a 1,844 miliardi nel 2025. Solo nell’ultimo anno la crescita è stata del 14,4%, contro il 9,2% della Top 225. Dal palco della Farnesina Giorgio Lupoi ha legato la crescita a Balcani, Asia e Africa, dove le imprese italiane superano ormai quelle francesi.
Quali imprese riescono davvero a lavorare all’estero?
Soprattutto le grandi. Le società con oltre 500 addetti sono il 10% del campione ma producono il 61% del fatturato. È attivo all’estero il 90% delle imprese con più di 251 addetti, contro il 16% di quelle sotto i 25.
Le società con meno di 100 dipendenti sono comunque il 67% di quelle che lavorano oltre confine. Il 44% affronta i mercati esteri da solo, il 33% con partner italiani e il 23% in joint venture con partner stranieri. Per il CER il sostegno istituzionale alle piccole imprese è la leva decisiva dei prossimi anni.
Quali strumenti pubblici sostengono l’internazionalizzazione?
Le imprese danno un giudizio molto positivo sul sistema Paese. L’89% dichiara che ambasciate e ICE hanno facilitato il lavoro all’estero, l’82% attribuisce un impatto elevato alle misure della Farnesina e il 79% è soddisfatto dei finanziamenti SIMEST.
- Piano d’Azione per l’export nei mercati extra UE: utile per l’81% delle imprese
- Piano Mattei e Global Gateway: opportunità concrete per il 72%
- Antonio Tajani, nel suo messaggio scritto, ha definito l’ingegneria italiana strategica per energia, acqua e innovazione
- Il Sottosegretario Massimo Dell’Utri ha annunciato un memorandum con l’UNDP
Cosa hanno detto istituzioni e imprese alla Farnesina?
Il filo comune degli interventi è uno: all’estero si cresce aggregati, in rete con banche di sviluppo, finanza pubblica e diplomazia.
Il presidente FIDIC Alfredo Ingletti ha osservato che l’ingegneria italiana sta tornando alla reputazione internazionale degli anni Sessanta e che i professionisti italiani sono di nuovo ricercati. Ha poi ricordato che Roma ospiterà la FIDIC Global Infrastructure Conference nel 2027.
Il primo panel era moderato da Vincenzo Ercole Salazar Sarsfield. Lawrence Bartolomucci (MEF, Dipartimento del Tesoro) ha descritto il lavoro fatto per collegare le banche multilaterali di sviluppo alle imprese italiane. Laurent Franciosi ha presentato l’impegno di CDP su gare internazionali e assistenza tecnica. Umberto Sgambati (Proger) ha invitato il settore a superare la dimensione artigianale e a diventare una squadra nazionale dell’ingegneria.
Il secondo panel era moderato da Francesca Federzoni (Vicepresidente OICE e Presidente Politecnica). Vittorio De Pedys ha invitato le imprese a usare gli strumenti SIMEST. Mario Melillo ha ricordato il lavoro di SACE negli Stati Uniti, dalle ferrovie ai data center. Michele Budetta (RINA Consulting) ha letto nel Rapporto un invito all’ottimismo e ha proposto raggruppamenti stabili tra imprese per accedere ai megaprogetti. Francesco Lupoi (Speri) ha raccontato l’interesse di interlocutori di Riyadh attivi nel patrimonio culturale, venuti a Roma per conoscere da vicino l’approccio italiano.
Quale spunto lascia il Rapporto OICE 2026 a chi progetta il patrimonio storico?
Il Rapporto dice che l’edilizia pesa ancora poco nell’export, con il 13,8%. Ma all’estero cresce l’interesse per il metodo italiano sul patrimonio, maturato tra vincoli di tutela e rischio sismico. Per portarlo oltre confine servono alleanze stabili.
ENGLOBE ha partecipato all’incontro come società associata OICE. Le aree che il Rapporto indica come più dinamiche, dal Medio Oriente ai Balcani al Mediterraneo, sono le stesse su cui ENGLOBE sta orientando il proprio sviluppo internazionale, dalla Macedonia del Nord alla Libia fino all’Arabia Saudita.
Lo spunto più forte riguarda il valore di ciò che si costruisce in casa. L’interesse arrivato da Riyadh per l’approccio italiano al patrimonio culturale indica una domanda che va oltre le grandi infrastrutture. Consolidamento sismico, restauro di edifici vincolati e ricostruzione sono competenze nate dal lavoro sui centri storici italiani, e i mercati esteri cominciano a cercarle.
Il secondo spunto riguarda il modo di andare all’estero. Il 44% delle imprese lavora oltre confine da sola. Le voci di Proger e RINA Consulting arrivano però alla stessa conclusione: qualità tecnica e rigore di metodo non bastano senza alleanze stabili. Servono anche gli strumenti di SIMEST e SACE e il sostegno della rete diplomatica.
Il Rapporto 2026 descrive un’ingegneria che ha già conquistato la fiducia dei mercati più dinamici. La sfida dei prossimi anni sarà crescere insieme, mettendo a sistema le proprie competenze.
Che cos’è la classifica ENR Top 225?
È la graduatoria di Engineering News-Record che ordina le 225 maggiori società di progettazione al mondo per fatturato realizzato all’estero. Nel 2025 queste società hanno generato 97,6 miliardi di dollari.
La crisi del Golfo ha frenato le attività italiane in Medio Oriente?
Meno di quanto si potrebbe pensare. Il 46% delle imprese registra un impatto basso e il 24% nessun impatto. Solo il 6% lo giudica elevato.


