Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Complesso monumentale di San Bernardino

Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Un organismo rinascimentale che racconta secoli di stratificazione e trasformazione

Il Convento di San Bernardino è una delle architetture conventuali più significative delle Marche: un sistema complesso, capace di registrare secoli di storia costruttiva, eventi sismici e mutamenti d’uso.

Nel paesaggio collinare che circonda Urbino, il complesso emerge come una presenza densa e radicata, attribuita a Francesco di Giorgio Martini e legata alla committenza di Federico da Montefeltro. L’impianto si articola attorno a due spazi cardine — il chiostro martiniano e il cortile-giardino — che organizzano la sequenza degli ambienti secondo una logica rigorosa di equilibrio tra costruito e natura, tra clausura conventuale e apertura al territorio.

La qualità architettonica del complesso non risiede nella singola emergenza formale, ma nella coerenza di un sistema in cui murature, portici, coperture e pavimentazioni concorrono a definire un’identità precisa e profondamente contestualizzata.

Il sisma del 2016 come rivelatore di fragilità strutturali accumulate nel tempo

Gli eventi sismici hanno reso leggibili criticità latenti, portando a un livello di danno classificato pari a 3 su 4 e imponendo un intervento sistemico sull’intero organismo edilizio.

Le analisi condotte prima dell’avvio del progetto hanno evidenziato un quadro fessurativo diffuso nelle murature portanti, un degrado avanzato degli elementi lignei di copertura e infiltrazioni d’acqua che compromettevano la qualità degli spazi interni e la conservazione degli strati di finitura. La natura eterogenea della fabbrica — murature in laterizio e pietra con connessioni spesso insufficienti — aveva contribuito ad amplificare la vulnerabilità complessiva dell’edificio.

Leggere il comportamento strutturale del complesso, prima ancora di intervenire su di esso, è stata la premessa metodologica dell’intero processo progettuale.

Conoscere per intervenire: la fase diagnostica come fondamento del progetto

Per il team tecnico di Englobe, la campagna conoscitiva non è un passaggio preliminare, ma la vera infrastruttura su cui si costruisce ogni scelta operativa.

Il percorso si è fondato su un sistema integrato di indagini documentali, rilievi avanzati e verifiche diagnostiche mirate, calibrate per restituire un modello affidabile del comportamento strutturale senza compromettere l’integrità del bene storico. L’approccio ha privilegiato indagini per campioni rappresentativi — non invasive e micro-invasive — capaci di restituire informazioni sulle stratigrafie murarie, sulle tecniche costruttive e sullo stato di conservazione dei materiali.

Strategia integrata: conservazione, miglioramento sismico e nuova abitabilità

La strategia sviluppata da Englobe tratta restauro conservativo, miglioramento sismico e adeguamento funzionale come componenti inscindibili di un unico processo.

Il principio guida è restituire al complesso vitalità e piena fruibilità, senza cristallizzarne il carattere in una forma museificata. Conservazione filologica degli elementi di pregio, rafforzamento del comportamento sismico globale e rifunzionalizzazione degli spazi sono sviluppate in sinergia, con architettura, ingegneria strutturale e impiantistica che operano in continuità.

Sul piano funzionale, il progetto ripristina la logica spaziale originaria del convento: il refettorio e le sale comuni tornano a essere luoghi collettivi, le celle vengono riorganizzate per nuove modalità di permanenza, il cortile-giardino riacquista centralità come spazio aperto e relazionale. L’introduzione di sistemi per l’accessibilità universale e nuovi collegamenti verticali garantisce la fruibilità completa del complesso, con soluzioni studiate per inserirsi senza discontinuità nella struttura storica.

Il lavoro sulla materia è l’operazione più delicata e rivelatrice dell’intero intervento. Le pavimentazioni in cotto vengono rimosse, catalogate singolarmente e ricollocate in posizione, combinando rigore documentale e continuità percettiva. Le superfici murarie sono trattate con materiali naturali compatibili, restituendo profondità cromatica coerente con le stratigrafie originali. Volte e murature lesionate vengono consolidate con la tecnica del cuci-scuci — ricucitura selettiva con mattoni e malte idrauliche — che ripristina la continuità strutturale senza alterare la leggibilità della fabbrica. Le coperture vengono integralmente smontate e ricostruite attraverso un processo selettivo di recupero e reimpiego degli elementi lignei originali, mentre il miglioramento sismico si traduce in un sistema di azioni diffuse e coordinate, concepite per rafforzare il comportamento d’insieme dell’edificio senza alterarne la percezione materica e volumetrica.

L’aggiornamento prestazionale si chiude con l’integrazione impiantistica, condotta con la stessa discrezione che caratterizza l’intero intervento. Serramenti ad alte prestazioni termiche, sistemi radianti a bassa temperatura, impianti ibridi e materiali naturali per l’isolamento migliorano significativamente le prestazioni energetiche senza alterare le proporzioni delle aperture né l’immagine delle superfici. La tecnologia non si sovrappone al patrimonio: lo supporta, invisibilmente.

Oltre il restauro: la restituzione di un organismo vivo

Il Convento di San Bernardino dimostra come sia possibile intervenire su un patrimonio complesso con un approccio integrato, in cui tecnica e cultura dialogano in ogni fase del processo.

Il risultato non è la replica di un passato congelato né una sovrapposizione acritica del presente: è un equilibrio calibrato in cui la memoria architettonica viene restituita non come documento immobile, ma come spazio da attraversare e abitare. Secondo Englobe, questo progetto conferma che il restauro può essere un atto contemporaneo — capace di connettere conoscenza, tecnologia e cultura in una visione unitaria del patrimonio costruito.

Perché San Bernardino è conosciuto anche come Mausoleo dei Duchi?

La denominazione riflette la volontà esplicita di Federico da Montefeltro, che concepì la chiesa come luogo di sepoltura dinastica per sé e per i propri successori. Costruita tra il 1482 e il 1491 fuori dalle mura di Urbino e attribuita a Francesco di Giorgio Martini, San Bernardino non è semplicemente un'architettura conventuale: è un dispositivo rappresentativo del potere signorile, in cui dimensione religiosa e commemorativa si fondono in un linguaggio formale di straordinaria misura.

Quale rapporto lega il complesso alla stagione artistica dei Montefeltro?

Secondo alcune ricostruzioni storiche, la chiesa ospitava originariamente la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, oggi alla Pinacoteca di Brera, stabilendo un dialogo diretto tra spazio architettonico, committenza ducale e pittura rinascimentale. Un'opera pensata per un luogo specifico, all'interno di un progetto culturale in cui architettura e arti figurative si misuravano sullo stesso piano di ambizione. Leggere San Bernardino significa, anche per questo, attraversare l'intero sistema di relazioni che Federico costruì attorno alla propria corte.

LUOGO

Urbino (PU)

COMMITTENTE

Provincia Picena di S. Giacomo della Marca dei Frati Minori

PERIODO LAVORI

2021 / 2026

ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva
Progettazione preliminare

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto
Polifunzionale
Residenziale

IMPORTO LAVORI

€ 8.000.000,00

GRUPPO DI LAVORO

Dott. Geol. Alberto Antinori
Dott.ssa Elisa Saracino
Englobe