ENGLOBE | Ingegneria e architettura - Santuario della Madonna delle Grazie Teramo

Santuario della Madonna delle Grazie

Santuario della Madonna delle Grazie

Restauro e miglioramento sismico del Santuario della Madonna delle Grazie a Teramo

Dove si trova il Santuario della Madonna delle Grazie?

Il santuario sorge appena fuori le mura del centro storico di Teramo, nei pressi di Porta Reale, che i teramani chiamano Porta Madonna. Il complesso riunisce la chiesa, il campanile e l’antico convento raccolto attorno al chiostro ed è il luogo della devozione per la Madonna delle Grazie, compatrona della città.

L’edificio si annuncia con una facciata in cotto preceduta da un portico a tre ingressi. L’interno, a croce latina, si sviluppa lungo un’unica navata scandita da tre cappelle per lato e coperta da volte a crociera, fino alla cupola su tamburo ottagonale, aperta da otto oculi e conclusa da una lanterna. A qualificare lo spazio è la continuità dell’apparato pittorico: le fasce orizzontali che rivestono le pareti, le decorazioni a conchiglia delle arcate laterali e, nel transetto, i finti arazzi dipinti da Cesare Mariani, tra le opere di maggior rilievo dell’intera fabbrica.

Quale storia racconta l'edificio?

Il complesso nasce nel XII secolo come monastero benedettino femminile di Sant’Angelo delle Donne e deve il suo aspetto attuale alla ricostruzione condotta tra il 1892 e il 1900. Il monastero fu avviato prima del 1153 grazie alla donazione di un certo Teodino ed era legato, attraverso il monastero di San Giovanni di Scorzone, all’abbazia di Montecassino. Nel 1449 una bolla di papa Niccolò V lo affidò ai Frati Minori Osservanti con la nuova intitolazione a Santa Maria delle Grazie, con un ruolo determinante di fra’ Giacomo della Marca. A lui la tradizione riconduce il dono della statua quattrocentesca in legno policromo della Madonna con il Bambino, ancora oggi sull’altare maggiore.

Alla stessa tradizione appartiene l’episodio del novembre 1521, quando un’apparizione della Vergine avrebbe messo in fuga le truppe del duca Andrea Matteo d’Acquaviva che assediavano la città; la chiesa fu consacrata pochi anni più tardi. Tra il 1892 e il 1900 la chiesa romanica fu demolita e riedificata su progetto di Cesare Mariani, con i lavori seguiti da Francesco Savini. Della fabbrica precedente sopravvivono il campanile e alcuni capitelli del chiostro, mentre il convento è giunto fino a noi pressoché integro.

Quali danni presentava il santuario prima dei lavori?

Il quadro fessurativo si concentrava nella zona absidale, nella lanterna e nelle cappelle laterali, ed era riconducibile in larga parte alle spinte dei due arconi tra cupola e abside, privi di un adeguato contrasto laterale. La rimozione degli intonaci aveva poi rivelato ulteriori criticità: sulla parete sud, arcate tamponate e intercapedini vuote; nei setti tra le cappelle, fodere in laterizio prive di un collegamento efficace con le murature portanti.

Come è stato consolidato il santuario?

Con un progetto di riparazione e miglioramento sismico basato su rafforzamenti locali, calibrati sul comportamento di ciascun elemento e verificati secondo le NTC 2018. Nella zona absidale si è agito direttamente sulla causa del danno: i conci di chiave abbassati degli arconi sono stati consolidati con cuciture a secco con barre elicoidali e le spinte orizzontali affidate a catene metalliche all’imposta degli archi. Nel catino absidale le lesioni a scaletta sono state messe in pressione con cunei di legno e ristilate con malta di calce idraulica naturale.

Il tamburo della cupola è stato cerchiato, la lanterna rinforzata dall’interno con rete in fibra di vetro e tre catene trasversali hanno ristabilito il collegamento tra i muri perimetrali della navata. Sulla parete sud una nuova muratura in mattoni pieni ha preso il posto della tamponatura, mentre le fodere dei setti laterali sono state solidarizzate alle murature portanti con barre in acciaio inox. Nel convento, cordoli in acciaio e ammorsamenti hanno migliorato il comportamento d’insieme, e la copertura dell’ala est è stata rifatta in legno recuperando il pianellato esistente.

Come sono stati tutelati dipinti, stucchi e vetrate?

Differenziando le soluzioni caso per caso, perché in un interno interamente dipinto ogni operazione strutturale incontrava una superficie decorata. Nel catino absidale le porzioni di dipinto murale coinvolte sono state staccate e poi ricollocate; in corrispondenza dei tiranti, al contrario, l’intonaco è stato mantenuto in opera e consolidato prima della foratura. I finti arazzi di Mariani sono stati protetti con un telo durante i lavori sulla muratura soprastante.

Il restauro ha interessato anche gli elementi più esposti: le vetrate a rulli veneziani degli oculi del tamburo e della lanterna, recuperate tessera per tessera in laboratorio, le cornici in stucco degli oculi, la colomba dello Spirito Santo nella cupoletta della lanterna e la croce in ferro battuto della facciata, consolidata in opera senza smontaggio. Nei locali della controfacciata, la rimozione dei pavimenti ha restituito la pavimentazione originale in cotto, rimontata nella sua posizione.

Come è stato finanziato l'intervento?

L’intervento è stato finanziato dal PNRR, Missione 1, Componente 3, Investimento 2.4, la linea dedicata alla sicurezza sismica dei luoghi di culto e al restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il santuario appartiene al FEC, gestito dal Ministero dell’Interno, e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di L’Aquila e Teramo ha operato come soggetto attuatore. Coerentemente con i requisiti del programma, il progetto ha rispettato il principio DNSH e i Criteri Ambientali Minimi, escludendo nuove costruzioni e consumo di suolo e privilegiando malte di calce e tecniche proprie del restauro.

Il risultato è un edificio in cui la sicurezza sismica non è stata sovrapposta alla fabbrica storica, ma ricavata dalle sue stesse murature, una lesione alla volta.

Chi ha progettato la chiesa che vediamo oggi?

La chiesa attuale porta la firma di Cesare Mariani, pittore romano vissuto tra il 1826 e il 1901, che ne curò sia il progetto architettonico sia gran parte della decorazione interna. Mariani lasciò nel santuario anche una traccia personale: nell'affresco del Presepio si ritrasse come un grande vecchio con la barba, tra i personaggi della scena.

Quale affresco fu ritrovato durante la demolizione del 1892?

Abbattendo la vecchia chiesa, nella prima cappella di destra riemerse un affresco della seconda metà del Quattrocento con la Madonna delle Grazie in trono, vicino ai modi di Carlo Crivelli e forse commissionato dalla comunità di mercanti albanesi allora presente a Teramo. Francesco Savini lo attribuì allo stesso Crivelli, ma nello staccarlo lo danneggiò gravemente; la critica ha poi proposto il nome di Pietro Alemanno e la questione resta aperta.

LUOGO

Teramo (TE)

COMMITTENTE

Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di L’Aquila e Teramo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Progettazione esecutiva

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Alberto Antinori
Rest. Davide Borzacchini

Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Complesso monumentale di San Bernardino

Complesso monumentale di San Bernardino

Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Un organismo rinascimentale che racconta secoli di stratificazione e trasformazione

Il Convento di San Bernardino è una delle architetture conventuali più significative delle Marche: un sistema complesso, capace di registrare secoli di storia costruttiva, eventi sismici e mutamenti d’uso.

Nel paesaggio collinare che circonda Urbino, il complesso emerge come una presenza densa e radicata, attribuita a Francesco di Giorgio Martini e legata alla committenza di Federico da Montefeltro. L’impianto si articola attorno a due spazi cardine — il chiostro martiniano e il cortile-giardino — che organizzano la sequenza degli ambienti secondo una logica rigorosa di equilibrio tra costruito e natura, tra clausura conventuale e apertura al territorio.

La qualità architettonica del complesso non risiede nella singola emergenza formale, ma nella coerenza di un sistema in cui murature, portici, coperture e pavimentazioni concorrono a definire un’identità precisa e profondamente contestualizzata.

Il sisma del 2016 come rivelatore di fragilità strutturali accumulate nel tempo

Gli eventi sismici hanno reso leggibili criticità latenti, portando a un livello di danno classificato pari a 3 su 4 e imponendo un intervento sistemico sull’intero organismo edilizio.

Le analisi condotte prima dell’avvio del progetto hanno evidenziato un quadro fessurativo diffuso nelle murature portanti, un degrado avanzato degli elementi lignei di copertura e infiltrazioni d’acqua che compromettevano la qualità degli spazi interni e la conservazione degli strati di finitura. La natura eterogenea della fabbrica — murature in laterizio e pietra con connessioni spesso insufficienti — aveva contribuito ad amplificare la vulnerabilità complessiva dell’edificio.

Leggere il comportamento strutturale del complesso, prima ancora di intervenire su di esso, è stata la premessa metodologica dell’intero processo progettuale.

Conoscere per intervenire: la fase diagnostica come fondamento del progetto

Per il team tecnico di Englobe, la campagna conoscitiva non è un passaggio preliminare, ma la vera infrastruttura su cui si costruisce ogni scelta operativa.

Il percorso si è fondato su un sistema integrato di indagini documentali, rilievi avanzati e verifiche diagnostiche mirate, calibrate per restituire un modello affidabile del comportamento strutturale senza compromettere l’integrità del bene storico. L’approccio ha privilegiato indagini per campioni rappresentativi — non invasive e micro-invasive — capaci di restituire informazioni sulle stratigrafie murarie, sulle tecniche costruttive e sullo stato di conservazione dei materiali.

Strategia integrata: conservazione, miglioramento sismico e nuova abitabilità

La strategia sviluppata da Englobe tratta restauro conservativo, miglioramento sismico e adeguamento funzionale come componenti inscindibili di un unico processo.

Il principio guida è restituire al complesso vitalità e piena fruibilità, senza cristallizzarne il carattere in una forma museificata. Conservazione filologica degli elementi di pregio, rafforzamento del comportamento sismico globale e rifunzionalizzazione degli spazi sono sviluppate in sinergia, con architettura, ingegneria strutturale e impiantistica che operano in continuità.

Sul piano funzionale, il progetto ripristina la logica spaziale originaria del convento: il refettorio e le sale comuni tornano a essere luoghi collettivi, le celle vengono riorganizzate per nuove modalità di permanenza, il cortile-giardino riacquista centralità come spazio aperto e relazionale. L’introduzione di sistemi per l’accessibilità universale e nuovi collegamenti verticali garantisce la fruibilità completa del complesso, con soluzioni studiate per inserirsi senza discontinuità nella struttura storica.

Il lavoro sulla materia è l’operazione più delicata e rivelatrice dell’intero intervento. Le pavimentazioni in cotto vengono rimosse, catalogate singolarmente e ricollocate in posizione, combinando rigore documentale e continuità percettiva. Le superfici murarie sono trattate con materiali naturali compatibili, restituendo profondità cromatica coerente con le stratigrafie originali. Volte e murature lesionate vengono consolidate con la tecnica del cuci-scuci — ricucitura selettiva con mattoni e malte idrauliche — che ripristina la continuità strutturale senza alterare la leggibilità della fabbrica. Le coperture vengono integralmente smontate e ricostruite attraverso un processo selettivo di recupero e reimpiego degli elementi lignei originali, mentre il miglioramento sismico si traduce in un sistema di azioni diffuse e coordinate, concepite per rafforzare il comportamento d’insieme dell’edificio senza alterarne la percezione materica e volumetrica.

L’aggiornamento prestazionale si chiude con l’integrazione impiantistica, condotta con la stessa discrezione che caratterizza l’intero intervento. Serramenti ad alte prestazioni termiche, sistemi radianti a bassa temperatura, impianti ibridi e materiali naturali per l’isolamento migliorano significativamente le prestazioni energetiche senza alterare le proporzioni delle aperture né l’immagine delle superfici. La tecnologia non si sovrappone al patrimonio: lo supporta, invisibilmente.

Oltre il restauro: la restituzione di un organismo vivo

Il Convento di San Bernardino dimostra come sia possibile intervenire su un patrimonio complesso con un approccio integrato, in cui tecnica e cultura dialogano in ogni fase del processo.

Il risultato non è la replica di un passato congelato né una sovrapposizione acritica del presente: è un equilibrio calibrato in cui la memoria architettonica viene restituita non come documento immobile, ma come spazio da attraversare e abitare. Secondo Englobe, questo progetto conferma che il restauro può essere un atto contemporaneo — capace di connettere conoscenza, tecnologia e cultura in una visione unitaria del patrimonio costruito.

Perché San Bernardino è conosciuto anche come Mausoleo dei Duchi?

La denominazione riflette la volontà esplicita di Federico da Montefeltro, che concepì la chiesa come luogo di sepoltura dinastica per sé e per i propri successori. Costruita tra il 1482 e il 1491 fuori dalle mura di Urbino e attribuita a Francesco di Giorgio Martini, San Bernardino non è semplicemente un'architettura conventuale: è un dispositivo rappresentativo del potere signorile, in cui dimensione religiosa e commemorativa si fondono in un linguaggio formale di straordinaria misura.

Quale rapporto lega il complesso alla stagione artistica dei Montefeltro?

Secondo alcune ricostruzioni storiche, la chiesa ospitava originariamente la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, oggi alla Pinacoteca di Brera, stabilendo un dialogo diretto tra spazio architettonico, committenza ducale e pittura rinascimentale. Un'opera pensata per un luogo specifico, all'interno di un progetto culturale in cui architettura e arti figurative si misuravano sullo stesso piano di ambizione. Leggere San Bernardino significa, anche per questo, attraversare l'intero sistema di relazioni che Federico costruì attorno alla propria corte.

LUOGO

Urbino (PU)

COMMITTENTE

Provincia Picena di S. Giacomo della Marca dei Frati Minori

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva
Progettazione preliminare

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto
Polifunzionale
Residenziale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Dott. Geol. Alberto Antinori
Dott.ssa Elisa Saracino
Englobe

Restaurare la Basilica di San Domenico significa lavorare su un equilibrio sottile, dove materia, arte e devozione appartengono alla stessa narrazione. Il progetto non si limita a conservare un edificio, ma rinnova la possibilità di abitare un luogo che da secoli accoglie preghiera, memoria e bellezza. Un intervento che restituisce forza alla struttura, dignità agli spazi e continuità a una presenza che appartiene alla storia di Bologna e al patrimonio religioso italiano.

Basilica di San Domenico

Basilica di San Domenico

Restauro Basilica di San Domenico Bologna

Un luogo di preghiera, arte e memoria

Nel cuore di Bologna, affacciata sulla piazza che porta il suo nome, la Basilica di San Domenico custodisce otto secoli di storia, fede e bellezza. Fondata poco dopo la morte di Domenico di Guzmán nel 1221, la basilica è cresciuta nel tempo come un organismo vivo, attraversando stagioni diverse dell’architettura e dell’arte, dal medioevo al rinascimento, dal barocco ai restauri novecenteschi. Al suo interno convivono opere di straordinario valore, dall’Arca di San Domenico, impreziosita da sculture di Michelangelo e Nicola Pisano, al coro ligneo di Fra’ Damiano da Bergamo, fino alle tele di Guercino, Filippino Lippi e Ludovico Carracci. La torre campanaria gotica, alta 51 metri, veglia dal 1313 su un complesso che continua a essere uno dei luoghi più intensi della spiritualità bolognese.

Un restauro integrato per un’architettura viva

Il progetto di restauro e valorizzazione nasce dalla necessità di proteggere un bene monumentale fragile e stratificato, intervenendo senza interrompere la sua funzione liturgica e la sua presenza quotidiana nella vita della città. L’intervento coinvolge le coperture, le strutture lignee, i manti in coppi, le murature dei sottotetti, le pavimentazioni storiche, le superfici segnate dall’umidità, il cavedio, gli arredi lignei, alcune opere d’arte e gli impianti interni. Le lavorazioni comprendono il recupero e la reintegrazione degli elementi esistenti, il miglioramento della stabilità delle parti più delicate, il risanamento delle superfici degradate, la ricomposizione delle pavimentazioni in graniglia alla veneziana, l’aggiornamento del sistema di riscaldamento, il rinnovamento dell’illuminazione della navata centrale e l’adeguamento della diffusione sonora, con soluzioni pensate per migliorare il comfort e la fruizione senza alterare il carattere spirituale e architettonico degli ambienti.

La misura del progetto: conservare senza sovrapporsi

L’approccio di ENGLOBE interpreta il restauro come un gesto di ascolto. Ogni scelta progettuale è orientata a mantenere leggibile la storia della basilica, evitando interventi invasivi e privilegiando soluzioni capaci di accompagnare l’edificio nel tempo. Il cantiere viene organizzato per convivere con la vita religiosa del luogo, rispettando il passaggio dei fedeli, la celebrazione delle Messe e la natura raccolta degli spazi interni.

Un patrimonio restituito alla continuità del tempo

Restaurare la Basilica di San Domenico significa lavorare su un equilibrio sottile, dove materia, arte e devozione appartengono alla stessa narrazione. Il progetto non si limita a conservare un edificio, ma rinnova la possibilità di abitare un luogo che da secoli accoglie preghiera, memoria e bellezza. Un intervento che restituisce forza alla struttura, dignità agli spazi e continuità a una presenza che appartiene alla storia di Bologna e al patrimonio religioso italiano.

Perché la Basilica di San Domenico è una delle chiese più preziose di Bologna?

Perché riunisce in un unico luogo storia religiosa, arte e memoria urbana. Costruita dai frati domenicani per custodire la figura del loro fondatore, San Domenico di Guzmán, arrivato a Bologna nel XIII secolo, la basilica conserva nell’Arca di San Domenico il suo cuore spirituale. Il monumento, che accoglie le spoglie del Santo, è arricchito da sculture attribuite anche alla mano di Michelangelo, rendendo questo luogo non solo un importante centro di culto, ma anche una tappa fondamentale nella storia dell’arte italiana.

Quale curiosità lega la basilica alla musica?

All’interno della Basilica di San Domenico si conserva anche l’organo su cui si esercitò Wolfgang Amadeus Mozart durante il suo soggiorno bolognese, aggiungendo alla storia del complesso una preziosa memoria musicale.

LUOGO

Bologna (BO)

COMMITTENTE

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto di Fattibilità Tecnico Economica
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Dott.ssa Lucia Palma
Englobe

Progetto di restauro e rifunzionalizzazione del Palazzo Cisterna di Biella

Palazzo Cisterna

Palazzo Cisterna

Restauro e rifunzionalizzazione di Palazzo Cisterna di Biella

Restauro, risanamento conservativo e rifunzionalizzazione funzionale

ENGLOBE ha curato il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE) per il restauro e la rifunzionalizzazione di Palazzo Cisterna, edificio storico vincolato situato nel quartiere del Piazzo, nel centro storico di Biella.

L’intervento, promosso dalla Regione Piemonte, si inserisce in un più ampio programma di valorizzazione del patrimonio pubblico, con l’obiettivo di restituire all’edificio una funzione contemporanea pienamente compatibile con il suo valore storico e architettonico.

Un nuovo hub per le Pubbliche Amministrazioni locali

Il progetto prevede la trasformazione di Palazzo Cisterna in un polo integrato di servizi per la Pubblica Amministrazione, capace di ospitare funzioni istituzionali, spazi di lavoro, ambienti aperti al pubblico e aree per attività formative e culturali.

La strategia progettuale coniuga tutela del bene culturale, modernizzazione funzionale e accessibilità, garantendo la fruizione pubblica dell’immobile e il suo reinserimento attivo nel tessuto urbano del Piazzo.

Approccio progettuale e strategia di intervento

L’edificio presenta una stratificazione storica complessa, sviluppatasi tra il XIII e il XVII secolo, con successive trasformazioni funzionali.

Il progetto è stato impostato secondo un approccio conservativo, orientato al mantenimento e alla valorizzazione delle preesistenze architettoniche, limitando le trasformazioni invasive e privilegiando soluzioni compatibili, reversibili e riconoscibili.

Le scelte progettuali sono state definite tenendo conto dei vincoli storico-artistici e paesaggistici ai sensi del D.Lgs. 42/2004, nonché delle prescrizioni della Soprintendenza.

Progetto architettonico e organizzazione funzionale

L’articolazione spaziale del Palazzo è stata riorganizzata attorno al cortile interno, fulcro distributivo dell’edificio.

Sono stati mantenuti e valorizzati i due ingressi storici da piazza Cisterna e piazza Cucco, garantendo pari dignità funzionale e piena accessibilità.

Il progetto prevede:

  • spazi di accoglienza e relazione con il pubblico al piano terra, inclusi reception e caffetteria in ambienti aulici affrescati;
  • ambienti dedicati allo smart working e agli uffici della Pubblica Amministrazione;
  • sale conferenze e ambienti di rappresentanza nei livelli storicamente più pregiati;
  • spazi espositivi temporanei e depositi al piano interrato;
  • aule polifunzionali e alloggi temporanei per studenti e docenti ai livelli superiori.

Particolare attenzione è stata riservata al superamento delle barriere architettoniche, con la previsione di un ascensore, oggetto di doppia soluzione progettuale (interno ed esterno), sviluppata in accordo con la Soprintendenza.

Miglioramento sismico e interventi strutturali

Il progetto strutturale è finalizzato al miglioramento sismico del fabbricato mediante interventi di riparazione locale e consolidamento, nel rispetto delle tecniche costruttive storiche.

Le soluzioni adottate privilegiano la ridotta invasività, la compatibilità dei materiali e il miglioramento del comportamento globale della struttura, intervenendo su murature e orizzontamenti lignei.

Impianti, sicurezza e prevenzione incendi

L’edificio è stato dotato di un sistema impiantistico integrato, progettato per garantire comfort, efficienza e sicurezza.

Pur non rientrando tra le attività soggette a SCIA antincendio, il progetto assume come riferimento il Codice di Prevenzione Incendi, con particolare attenzione agli edifici tutelati e aperti al pubblico.
Sono inoltre previsti sistemi di controllo accessi, videosorveglianza e gestione differenziata dei flussi, in relazione alla pluralità delle funzioni ospitate.

Restauro e valorizzazione degli apparati decorativi

Il progetto di restauro nasce da un’approfondita analisi stratigrafica delle superfici interne.

Gli interventi riguardano la conservazione delle decorazioni esistenti, il recupero di apparati pittorici storici, la mitigazione dei fenomeni di degrado legati all’umidità e la valorizzazione degli elementi architettonici di pregio, in costante coordinamento con la Direzione Lavori e la Soprintendenza.

LUOGO

Biella (BI)

COMMITTENTE

Regione Piemonte

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto di Fattibilità Tecnico Economica
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Esposizione
Istituzionale
Museale
Residenziale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Manuela Pallozzi
Phigroup s.r.l.
Rest. Riccardo Moselli

Restauro e riqualificazione di Palazzo Vallemani ad Assisi ENGLOBE Progettazione Integrata

Palazzo Vallemani

Palazzo Vallemani

Restauro e Riqualificazione di Palazzo Vallemani

Un punto di riferimento nel cuore di Assisi

Il progetto di restauro e riqualificazione di Palazzo Vallemani ad Assisi rappresenta un intervento strategico per preservare e valorizzare uno degli edifici più significativi del patrimonio architettonico cittadino. Situato nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla Basilica di San Francesco, il Palazzo è da sempre un simbolo di identità e cultura per la comunità locale.

Rigenerazione sostenuta dal PNRR

Grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’intervento mira a restituire al Palazzo la piena funzionalità, integrandolo con nuove destinazioni d’uso e rafforzandone la vocazione culturale e sociale. Il progetto prevede:

  • il recupero degli spazi destinati alle associazioni culturali del territorio,

  • la riqualificazione delle aree esterne e dei percorsi urbani adiacenti,

  • il miglioramento dell’accessibilità attraverso nuovi sistemi di collegamento verticale.

Tra tutela storica e innovazione tecnologica

L’approccio progettuale coniuga il rispetto del valore storico-artistico dell’edificio con l’impiego di tecnologie innovative orientate alla sostenibilità, alla sicurezza e al comfort. Il restauro mira a recuperare gli elementi architettonici originari, garantendo spazi inclusivi, sicuri e accessibili a tutti.

Un nuovo centro di cultura e identità

Con questo intervento, Palazzo Vallemani si prepara a tornare protagonista della vita culturale di Assisi: un luogo dove memoria storica e design contemporaneo si incontrano, restituendo alla città uno spazio vivo di condivisione, educazione e bellezza.

LUOGO

Assisi (PG)

COMMITTENTE

Centrale Unica di Committenza Assisi - Bastia Umbra - Cannara

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto di Fattibilità Tecnico Economica
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Polifunzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Arch. Maurizio Sabatino Pirocchi
Energi S.r.l.
Englobe
Geol. Alberto Antinori

Rocca Roveresca di Senigallia | Restauro e Risanamento Conservativo dei Fronti Storici

Rocca Roveresca

Rocca Roveresca

Restauro e Risanamento Conservativo dei Fronti Storici

La Rocca Roveresca di Senigallia, situata in Piazza del Duca nel cuore della città marchigiana, rappresenta uno dei più importanti monumenti storici delle Marche. Il progetto di risanamento conservativo e restauro dei fronti esterni del complesso monumentale ha avuto come obiettivo la conservazione, la sicurezza strutturale e la valorizzazione architettonica di un edificio simbolo della città.

Un monumento di valore storico e architettonico

Costruita tra il XIV e il XV secolo sui resti di una precedente torre romana, la Rocca Roveresca è un esempio straordinario di architettura militare rinascimentale.
Originariamente edificata come struttura difensiva dello Stato Pontificio, venne ampliata nel corso dei secoli dai Malatesta e dai Della Rovere, fino ad assumere l’attuale impianto quadrilatero con quattro torrioni circolari collegati da camminamenti di ronda e coronati da beccatelli in pietra d’Istria.

La Rocca è oggi gestita dalla Direzione Regionale Musei Marche, ed è uno dei luoghi più visitati del patrimonio architettonico regionale, grazie anche agli interventi di restauro che ne hanno garantito la conservazione e la fruibilità pubblica.

Interventi con approccio conservativo

Il progetto ha previsto interventi mirati di conservazione e restauro dei fronti esterni, con:

  • Recupero del paramento murario in laterizio,
  • Restauro e consolidamento degli elementi lapidei.

L’intervento è stato condotto secondo i principi della conservazione integrata, privilegiando la reversibilità e la compatibilità dei materiali.
Le lavorazioni si sono basate su una campagna di indagini diagnostiche realizzata in collaborazione con le Università di Camerino e Politecnica delle Marche, con rilievi laser scanner, analisi meccaniche e studi di vulnerabilità sismica.

Il cantiere è stato articolato in tre fasi operative, con interventi progressivi sui diversi lati della Rocca per garantire la sicurezza e la continuità delle attività museali.

Valorizzazione del patrimonio culturale

Il restauro della Rocca Roveresca di Senigallia è un modello di tutela e valorizzazione del patrimonio storico: un intervento che combina tradizione costruttiva e innovazione tecnologica.
Con il nostro intervento la Rocca tornerà ad essere un simbolo identitario per la città e per le Marche, luogo di visita, cultura e memoria collettiva, integrato nel sistema dei musei statali e delle reti di valorizzazione territoriale.

LUOGO

Senigallia (AN)

COMMITTENTE

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Indagini
Progetto definitivo
Progetto esecutivo
Verifica della vulnerabilità e rischio sismico

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Restauratrice Dott.ssa Elisa Saracino
Studio Paci Srl

Riqualificazione Ex Foro Boario e Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo | Restauro e Rigenerazione Urbana

Ex Foro Boario

Ex Foro Boario

Restauro, Accessibilità e Innovazione Urbana

Riqualificazione dell’Ex Foro Boario e di Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo

Il progetto di riqualificazione dell’Ex Foro Boario e di Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo rappresenta un intervento strategico di rigenerazione urbana volto a restituire vitalità a uno spazio di grande valore storico, architettonico e sociale.
Situato alle porte del centro storico di Osimo, il complesso porticato del Foro Boario, risalente al XIX secolo, è un esempio emblematico di architettura storica marchigiana, ad oggi oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione in chiave contemporanea.

Un progetto integrato nel programma PINQuA del PNRR

L’iniziativa rientra nel Programma PINQuA – PNRR, dedicato alla qualità dell’abitare e alla sostenibilità urbana.
L’obiettivo principale è rigenerare l’Ex Foro Boario, restituendogli il ruolo di polo culturale e sociale per la comunità osimana, attraverso spazi multifunzionali destinati a eventi, mostre, conferenze e attività pubbliche.

Il progetto prevede:

  • Restauro conservativo delle strutture storiche;

  • Miglioramento sismico e adeguamento strutturale;

  • Efficienza energetica e tecnologie per la sostenibilità ambientale;

  • Accessibilità universale, grazie all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Restauro architettonico e valorizzazione degli spazi storici

Il recupero del porticato del Foro Boario è stato concepito per preservare la memoria storica e al tempo stesso offrire nuove funzioni.
Le arcate storiche verranno chiuse con vetrate leggere, creando ambienti flessibili e protetti, ideali per eventi pubblici e conferenze.
Un nuovo ascensore panoramico collegherà il livello del Foro al centro storico di Osimo, migliorando la fruibilità e l’accesso per tutti i cittadini, in particolare persone con mobilità ridotta.

Piazza Papa Giovanni XXIII e il Parco: nuova vita agli spazi pubblici

L’intervento si estende alla piazza antistante e al parco adiacente, con la creazione di:

  • Aree pedonali e percorsi verdi;

  • Zone di sosta e spazi per attività ricreative;

  • Illuminazione intelligente e arredo urbano sostenibile.

Questi interventi mirano a migliorare la qualità urbana, aumentare la sicurezza, promuovere inclusione sociale e rendere Osimo un esempio concreto di Smart City nelle Marche.

Un modello di rigenerazione urbana tra storia e innovazione

Questo progetto rappresenta un modello di rigenerazione urbana integrata, in cui la valorizzazione del patrimonio storico dialoga con le esigenze della città contemporanea.

Attraverso restauro, accessibilità e sostenibilità, Osimo rinnova il proprio tessuto urbano, promuovendo coesione sociale, qualità della vita e identità territoriale, che rappresentano i principi centrali delle politiche europee e nazionali per la transizione ecologica e digitale delle città.

LUOGO

Osimo (AN)

COMMITTENTE

Comune di Osimo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento generale delle discipline specialistiche
Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Istituzionale
Polifunzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Arch. Maurizio Sabatino Pirocchi
Geol. Alberto Antinori
Novigos Tecno s.r.l.
Studio Paci Srl

Villa di Massenzio sull’Appia Antica | Restauro e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico

Villa di Massenzio

Villa di Massenzio

Restauro conservativo, valorizzazione e percorsi per la fruizione

La Villa di Massenzio sull’Appia Antica: Restauro e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico di Roma

La Villa di Massenzio è uno dei complessi archeologici più straordinari dell’antica Roma, situata tra il II e il III miglio dell’Appia Antica, la via consolare che univa Roma a Capua.
Costruita tra il 306 e il 309 d.C., la villa imperiale comprende tre edifici principali: il Palazzo Imperiale, il Mausoleo di Romolo e il Circo di Massenzio, realizzati per celebrare la figura dell’imperatore e affermarne il potere attraverso l’architettura monumentale.

Un complesso unico dell’epoca tardo-imperiale

La Villa di Massenzio si distingue per la sua unità architettonica e simbolica, rara tra i complessi imperiali dell’epoca.
Il sito è un perfetto esempio di come politica, architettura e religione si intrecciassero nella Roma tardo-antica.
Nel corso dei secoli, la villa ha subito trasformazioni, abbandoni e fenomeni di degrado, che hanno reso necessario un intervento di restauro attento e rispettoso.

Il restauro conservativo della Villa di Massenzio

L’intervento di restauro archeologico e conservativo ha avuto l’obiettivo di preservare e valorizzare uno dei più importanti patrimoni culturali di Roma.
Le attività hanno incluso:

  • Consolidamento delle murature antiche, con tecniche compatibili e materiali a basso impatto;

  • Restauro del “corridoio imperiale”, il passaggio che collegava il palazzo al pulvinar, il podio da cui l’imperatore assisteva alle corse nel circo;

  • Riqualificazione dei percorsi di visita, con l’introduzione di soluzioni accessibili e sostenibili.

Tecnologie e approccio progettuale

L’intervento si è basato su un approccio multidisciplinare, che ha coniugato tecniche tradizionali di restauro con tecnologie digitali e diagnostiche avanzate per il monitoraggio strutturale e ambientale.
Tutte le operazioni sono state condotte nel rispetto della delicatezza del contesto archeologico, garantendo al tempo stesso sicurezza, conservazione e accessibilità per i visitatori.

Un dialogo tra passato e futuro

Oggi la Villa di Massenzio è uno spazio vivo e accessibile, dove storia, architettura e paesaggio si incontrano.
Il restauro ha restituito al pubblico un luogo di straordinaria bellezza, permettendo di immergersi nell’antico splendore di Roma lungo l’Appia Antica, tra monumenti, rovine e panorami suggestivi.

Questo intervento rappresenta un ponte tra passato e futuro, un esempio di valorizzazione sostenibile del patrimonio archeologico che unisce rigore scientifico, innovazione e rispetto della memoria storica.

LUOGO

Roma

COMMITTENTE

Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Alberto Antinori
Relevo s.r.l.

ENGLOBE Progettazione Integrata Restauro Sisma Convento San Francesco Matelica

Complesso conventuale di San Francesco

Complesso conventuale di San Francesco

Progetto e lavori di restauro conservativo, consolidamento strutturale e miglioramento energetico

Un patrimonio francescano dal XIII secolo

Il complesso conventuale di San Francesco a Matelica è uno dei più significativi esempi di architettura religiosa delle Marche. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando i Frati Minori si insediarono nell’area nord-est della città murata, contribuendo allo sviluppo culturale e amministrativo del territorio.

Nel corso dei secoli il convento ha visto l’alternarsi di diverse famiglie francescane – Conventuali, Osservanti e Riformati – attraversando periodi di espansione e crisi, fino alla soppressione napoleonica e alla definitiva chiusura nel 1861.

La chiesa e il valore artistico del complesso

Accanto al convento sorge la chiesa di San Francesco, custode di un importante patrimonio artistico: affreschi, decorazioni e stratificazioni architettoniche che testimoniano secoli di storia e trasformazioni. Gli eventi sismici che hanno interessato la regione hanno però compromesso la stabilità dell’intero complesso, rendendo necessario un intervento di restauro urgente e strutturato.

L’intervento di ENGLOBE: restauro e miglioramento sismico

ENGLOBE ha seguito un ampio intervento che ha riguardato sia la chiesa sia il convento, con il duplice obiettivo di conservare gli elementi storici e di garantire la sicurezza strutturale.

Il progetto ha previsto:

  • il ripristino delle strutture portanti e dei sistemi costruttivi originari,
  • la conservazione delle superfici decorate e degli affreschi,
  • la riqualificazione delle coperture, eliminando le superfetazioni,
  • l’impiego di tecnologie compatibili con il contesto storico-architettonico.

Approccio progettuale e valore culturale​

L’intervento è stato sviluppato attraverso un approccio integrato, che ha unito competenze specialistiche in ambito strutturale e conservativo. Il risultato ha permesso di restituire al complesso la piena fruibilità, preservandone il valore storico e artistico e garantendone la sicurezza per il futuro.

Grazie a questo restauro, il complesso di San Francesco continua a rappresentare un punto di riferimento culturale e identitario per la città di Matelica e per l’intero territorio marchigiano.

LUOGO

Matelica (MC)

COMMITTENTE

Provincia Picena di S. Giacomo della Marca dei Frati Minori

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progettazione preliminare
Progetto definitivo
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Edifici di Culto
Polifunzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Studio Paci Srl

Municipio di Monte Cavallo | Ricostruzione post-sisma | ENGLOBE

Sede comunale

Sede comunale

Miglioramento/adeguamento sismico e demolizione e ricostruzione della sede comunale di Monte Cavallo

Come si ricostruisce un Municipio danneggiato dal sisma senza perdere la sua identità?

La strategia distingue nettamente tra conservazione dell’edificio storico e ricostruzione contemporanea della porzione novecentesca.

La sede comunale di Monte Cavallo nasce dall’unione di due corpi di fabbrica di epoche diverse. Il Corpo A, riconducibile alla seconda metà dell’Ottocento (la data 1883 è incisa sopra uno degli ingressi), è sottoposto a tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Il Corpo B, costruito intorno agli anni Settanta, viene invece demolito e ricostruito.

Sul fabbricato storico gli interventi comprendono:

  • miglioramento sismico delle strutture esistenti
  • consolidamento dei solai
  • scuci-cuci sulle murature lesionate
  • ripristino degli ammorsamenti murari
  • sostituzione della copertura pesante con soluzione leggera in acciaio e legno

La nuova porzione è realizzata in calcestruzzo armato, strutturalmente indipendente dal corpo storico tramite un giunto sismico di 10 cm, dimensionato per evitare il martellamento tra le due strutture.

Perché il Municipio di Monte Cavallo è anche un presidio di emergenza?

Il Municipio concentra funzioni amministrative, sanitarie, sociali e di Protezione Civile, assumendo un ruolo che supera quello del singolo edificio pubblico.

Prima del sisma del 2016 il complesso ospitava uffici comunali, ufficio postale, ambulatorio medico, archivi, Protezione Civile e sala polivalente. Quest’ultima veniva utilizzata come punto di raccolta e ricovero della popolazione in caso di calamità, in assenza sul territorio comunale di palestre o palazzetti dello sport idonei allo scopo.

Il progetto affronta quindi sicurezza strutturale, continuità dei servizi e funzione collettiva come parti di un’unica strategia, restituendo alla comunità montana un’infrastruttura amministrativa e, in condizioni straordinarie, di supporto alla popolazione.

Come dialoga il nuovo edificio con il nucleo storico?

Il nuovo volume adotta un linguaggio contemporaneo, senza imitazione stilistica, mantenendo proporzioni, cromie e materiali coerenti con il contesto.

Il Corpo B ricostruito è arretrato di circa 3,50 metri rispetto al precedente filo stradale e si sviluppa su due livelli, con copertura a falda, superfici intonacate e tonalità beige e rosate, in continuità con il tessuto edilizio di Piè del Sasso.

Quanto migliora l'efficienza energetica del Municipio di Monte Cavallo?

La diagnosi energetica stima una riduzione dell’EPgl,nren prossima al 90%, con passaggio dalla classe F alla A4.

  • EPgl,nren stato di fatto: 236,66 kWh/m² anno
  • EPgl,nren stato di progetto: 23,99 kWh/m² anno
  • Riduzione EPgl,nren: 89,9%
  • Classe energetica: da F ad A4
  • Spesa energetica annua: da 13.923,65 € a 2.127,22 €
  • Risparmio economico annuo stimato: circa 11.796 €
  • Riduzione della spesa energetica: circa 84,7%

Il progetto integra pompe di calore, regolazione delle temperature per singolo ambiente, illuminazione LED e un impianto fotovoltaico da 15,8 kWp.

Perché la sala polivalente del Municipio di Monte Cavallo è strategica in caso di terremoto?

Perché la sala polivalente può svolgere anche la funzione di punto di raccolta e ricovero temporaneo della popolazione. Prima del sisma del 2016 rappresentava uno spazio particolarmente importante perché nel territorio comunale non erano disponibili palestre, palazzetti o altri grandi edifici pubblici utilizzabili in caso di emergenza.

Quanto consuma in meno il Municipio dopo la riqualificazione energetica?

La diagnosi energetica stima una riduzione dell'EPgl,nren dell'89,9%. L'indice passa da 236,66 a 23,99 kWh/m² anno e la classe energetica migliora da F ad A4. La spesa energetica annua stimata si riduce da circa 13.924 a 2.127 euro.

LUOGO

Monte Cavallo (MC)

COMMITTENTE

Comune di Monte Cavallo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva
Progetto di Fattibilità Tecnico Economica

TIPOLOGIA

Nuova Costruzione
Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Istituzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Settanta7