ENGLOBE alla Triennale di Milano per il convegno “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana” | GUAMARI

ENGLOBE alla Triennale di Milano per il convegno "Tall Buildings e Rigenerazione Urbana"

Il 30 giugno 2026, presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano, si è svolta la quindicesima edizione del Convegno Italiano/Internazionale “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana”, promosso da Guamari con il patrocinio dell’Università Iuav di Venezia e del Politecnico di Milano e il coordinamento scientifico di Aldo Norsa e Dario Trabucco. All’incontro, articolato in una giornata di lavori dalle 9:30 alle 18:00, ha preso parte anche Marco Montagna, in rappresentanza di ENGLOBE.

L’evento ha riportato al centro del dibattito architettonico italiano una domanda che negli ultimi vent’anni ha attraversato in modo carsico il dibattito urbanistico: quale ruolo può avere l’edificio alto in un contesto urbano storicamente orizzontale come quello delle città italiane, e a quali condizioni la sua costruzione produce effettivamente rigenerazione, e non solo volumetria aggiuntiva.

Perché il tema degli edifici alti è tornato centrale nel dibattito urbanistico italiano?

Un edificio alto genera valore urbano quando produce spazio pubblico accessibile, mix funzionale e riduzione del consumo di suolo, non per la sola altezza raggiunta. È questo il filo conduttore emerso dagli interventi di apertura, a partire dal saluto istituzionale di Regina De Albertis per Triennale Milano e dall’intervento di Emilio Faroldi (Politecnico di Milano), che ha ricordato come la facoltà di Architettura del Politecnico si collochi tra le prime sei al mondo nei ranking internazionali, in avvicinamento al centenario della sede storica di piazza Leonardo da Vinci, in programma nel 2027.

Nella prima sessione, dedicata ai casi italiani, Cino Zucchi ha ricostruito la storia della verticalità a Milano, rimasta a lungo bassa, salvo eccezioni come Torre Velasca, il grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Piero Bottoni, e il più recente cluster di Piazza Piemonte, interrogandosi sul tipo di responsabilità urbana che un edificio alto assume nei confronti del contesto. Al suo intervento ha fatto seguito quello di Guido Alberto Inzaghi sull’incertezza del quadro giuridico applicabile alle grandi trasformazioni urbane, un tema tornato d’attualità alla luce delle recenti vicende giudiziarie milanesi legate alla rigenerazione urbana: secondo quanto emerso dal convegno, alcune sentenze non hanno colpito l’edificio alto in sé, ma il mancato ricorso agli strumenti di pianificazione attuativa previsti dalla normativa urbanistica.

La sessione ha toccato anche i casi di Torino, Bologna, Roma, Napoli e Jesolo, con un confronto tra Ezio Micelli e altri relatori sul rapporto tra grattacielo e infrastrutture. Piazza Gae Aulenti è stata più volte richiamata come riferimento positivo di integrazione tra torre e spazio pubblico, mentre il Centro Direzionale di Napoli è stato portato a esempio delle criticità opposte: assenza di mixité funzionale, terziario monocolore, tessuto urbano percepito come poco attrattivo dagli stessi operatori economici locali, come hanno sottolineato nei loro interventi Rosa Pascarella (Comune di Napoli) e Giovanni Kislingler (studio KR, progettista dello stadio Maradona).

Quali vincoli tecnici e normativi condizionano oggi un progetto di tall building in Italia?

Realizzare un edificio alto in Italia richiede il controllo simultaneo di normativa urbanistica, sicurezza strutturale, prevenzione incendi, prestazioni ambientali e sostenibilità del ciclo di vita, in un quadro regolatorio articolato su più livelli. Il riferimento urbanistico principale resta il D.P.R. 380/2001, integrato dagli strumenti comunali e, nei casi soggetti a valutazione ambientale, dalle procedure VAS/VIA. Sul piano strutturale si applicano le NTC 2018 e gli Eurocodici UNI EN 1990-1998, con particolare attenzione alle azioni del vento e al comportamento dinamico delle strutture alte; la prevenzione incendi è disciplinata dal D.M. 3 agosto 2015, mentre la modellazione informativa segue lo standard UNI 11337 per il BIM.

A questo quadro si aggiungono i requisiti ambientali dei Criteri Ambientali Minimi: l’articolo 57, comma 2 del D.Lgs. 36/2023 impone l’applicazione dei CAM sull’intero importo delle gare pubbliche, e dal 2 febbraio 2026 i CAM Edilizia 2025, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sostituiscono integralmente l’edizione 2022.

Il confronto tra relatori ha messo in evidenza un ulteriore nodo, di natura non tecnica ma sistemica: diversi interventi, tra cui quello di Giuliani Mario Eugenio (Redesco), hanno osservato come, in determinate condizioni di mercato, risulti oggi più conveniente per gli studi italiani lavorare su commesse estere pur restando operativi in Italia, un tema che intreccia competitività, complessità autorizzativa e attrattività degli investimenti.

Quali progetti e tecnologie sono stati presentati nella sessione internazionale?

La seconda parte della giornata, dedicata a progetti e tecnologie, ha allargato lo sguardo a una serie di casi studio internazionali: The Sky Taipei, alcune torri residenziali a Lagos presentate da Giuseppe Tortato, l’830 Brickell a Miami, il 2 Finsbury Avenue a Londra e la Riviera Tower ad Atene, quest’ultima firmata dallo studio di Norman Foster. Piero Lissoni ha portato l’esperienza di progetti a New York e in Brasile, mentre Patricia Viel e Claudio Raviolo hanno discusso il rapporto tra tall building e contesti ad altissima densità come Hong Kong.

Tra i temi tecnici affrontati nei tavoli di lavoro:

  • embodied carbon e strategie di riduzione dell’impronta materica lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio;
  • materiali biogenici e compositi, in alternativa o integrazione ai materiali da costruzione convenzionali;
  • materiali decarbonizzati per strutture e facciate;
  • innovazioni di cantiere orientate a efficienza e sicurezza nei processi costruttivi in quota;
  • applicazione delle neuroscienze alla progettazione architettonica, tema portato da Federica Sánchez (Lombardini22).

Diversi interventi, tra cui quelli di Artelia e di Open Project sulla torre Unipol, hanno insistito sulla necessità di un metodo verificabile per misurare il valore generato da un intervento di rigenerazione: matrice dei vincoli, analisi LCA, controllo dell’embodied carbon, modellazione BIM federata con clash detection, simulazioni energetiche e verifica dell’impatto sullo spazio pubblico circostante.

Cosa emerge dal confronto tra i relatori

Il quadro complessivo restituito dal convegno è quello di un settore che ha superato la lettura puramente iconica dell’edificio alto come landmark, per misurarsi con una domanda più esigente: quella della sua capacità di generare, o al contrario compromettere, la qualità dello spazio urbano circostante. Il caso di Napoli, richiamato più volte come esempio critico, e quello di Piazza Gae Aulenti a Milano, citato come riferimento positivo, hanno delimitato i due estremi di un dibattito che intreccia progettazione integrata, quadro normativo e sostenibilità ambientale, gli stessi ambiti in cui si colloca, tra gli altri, il lavoro quotidiano di studi di ingegneria e architettura attivi sui temi della rigenerazione urbana.

Cosa si intende per "quota zero" in un progetto di tall building?

Con "quota zero" si indica l'attacco a terra dell'edificio alto: il modo in cui la torre dialoga con il livello stradale attraverso continuità dei percorsi pedonali, integrazione con il trasporto pubblico, presenza di verde e servizi, mix funzionale. È il livello su cui, secondo quanto emerso al convegno, si gioca gran parte del giudizio su un progetto di rigenerazione urbana, indipendentemente dall'altezza raggiunta dall'edificio.

Perché il caso di Piazza Gae Aulenti e quello del Centro Direzionale di Napoli sono stati messi a confronto durante il convegno?

Perché rappresentano due esiti opposti dello stesso tipo di intervento: la costruzione di edifici alti in ambito urbano. Piazza Gae Aulenti è stata citata come riferimento positivo per la sua capacità di integrare la torre con lo spazio pubblico circostante e il tessuto della città esistente. Il Centro Direzionale di Napoli è stato invece portato a esempio delle criticità opposte (assenza di mixité funzionale, terziario monocolore, tessuto urbano percepito come poco attrattivo dagli stessi operatori economici) a dimostrazione che l'altezza di un edificio non è di per sé garanzia di rigenerazione urbana.