Chiesa dei Cappuccini di Teramo: riapertura e restauro | ENGLOBE

Che cosa è successo il 13 ottobre a Teramo?

La Chiesa dei Cappuccini è stata restituita alla città con una cerimonia ufficiale e una messa solenne. Per tre anni e mezzo le porte di viale Mazzini erano rimaste chiuse. Martedì mattina il prefetto Beatrice Agata Mariano ha riconsegnato l’edificio al vescovo della diocesi di Teramo-Atri, Mons. Lorenzo Leuzzi. Prima della celebrazione c’era stato un incontro con la stampa a Palazzo di Governo. Alla cerimonia erano presenti anche il sindaco Gianguido D’Alberto, il Provveditorato alle Opere pubbliche, la Soprintendenza e le imprese che hanno lavorato nel cantiere. Da domenica la messa è tornata alle 11, e la chiesa ospita di nuovo funerali e matrimoni.

Perché la chiesa era stata chiusa?

Il problema principale era la copertura. Una capriata della navata aveva ceduto, insieme a parte dell’orditura secondaria, e il manto in coppi lasciava passare la pioggia in più punti. L’acqua aveva rovinato le finiture vicino all’arco trionfale e provocato distacchi di intonaco e muffe nel presbiterio e nelle sagrestie. A questo si aggiungevano le lesioni lasciate dalla sequenza sismica 2009-2016. Nell’aprile 2023 l’edificio è stato chiuso.

Tra settembre e ottobre 2024 un primo intervento ha messo in sicurezza il tetto. La capriata dissestata è stata sostituita con una nuova in castagno massello, sono state posate nuove terzere e un tavolato, e il manto è stato ricomposto riutilizzando i coppi originali.

Che edificio è la Chiesa dei Cappuccini?

È un complesso nato benedettino, trasformato dai Cappuccini e cresciuto per stratificazioni successive. Lo storico Francesco Savini ne colloca la costruzione prima della distruzione di Teramo del 1153. Dopo la breve presenza dei Gesuiti, il convento passò ai Cappuccini nel 1573. Furono loro a trasformare l’impianto a tre navate in un’aula unica: la navata sinistra divenne un passaggio verso il convento, la destra ospitò tre piccole cappelle. Il campanile benedettino lasciò il posto a una vela campanaria. Dopo le soppressioni del 1866 il convento fu destinato all’Orfanotrofio Regina Margherita, mentre la chiesa rimase aperta al culto.

Le murature raccontano questa storia meglio di qualsiasi archivio. In facciata si leggono pietra e mattoni pieni alla base, grandi blocchi di pietrame del Gran Sasso nella fascia centrale e una sopraelevazione in mattoni in sommità. Proprio lì, su un mattone e su una trave del tetto, le indagini hanno trovato date incise che collocano quell’intervento negli anni Cinquanta del Novecento. Sul lato nord-est la muratura è a sacco, con paramenti in pietra e intonaco. Le cappelle sono coperte da volte a crociera in mattoni in folio, le sagrestie da volte a botte lunettate.

Quali indagini hanno guidato il progetto?

Il progetto è partito dalla conoscenza diretta dell’edificio. Le murature sono state studiate con indagini endoscopiche e prove con martinetto piatto. Gli elementi lignei della copertura sono stati classificati in opera secondo la UNI 11119 dal dottore forestale Lenzi, che li ha ricondotti ad abete rosso. La verifica è stata condotta secondo le NTC 2018 per un edificio in classe d’uso III, con un periodo di riferimento di 75 anni.

La chiesa è stata modellata a telaio equivalente per le azioni statiche e sismiche, sia nello stato attuale sia in quello di progetto. Un’analisi diffusa dei cinematismi locali ha completato la verifica, come prevede la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 febbraio 2011 sul patrimonio culturale.

Quali interventi strutturali sono stati eseguiti?

L’obiettivo era il miglioramento sismico: aumentare la sicurezza senza alterare la materia storica. Il progetto esecutivo ha previsto interventi calibrati, elemento per elemento.

  • Murature: scuci-cuci con materiale di recupero di dimensioni e colore analoghi, per ricucire le lesioni più gravi e ripristinare gli ammorsamenti negli angoli. Ristilatura dei giunti sulle facciate sud-ovest e sud-est con malta a base di calce idraulica naturale NHL 3,5.
  • Coperture: rifacimento di tutti i manti, con travicelli in castagno D24, pianelle in cotto, pannello OSB, guaina ardesiata e coppi in parte recuperati. Nelle sagrestie e nelle cappelle le travi in abete rosso sono state sostituite con nuove travi in castagno. Nella navata nuove terzere in castagno sostengono le capriate esistenti.
  • Capriate: consolidamento con angolari in acciaio S275, irrigiditi da piatti e piastre e ancorati alle murature perimetrali con barre filettate.
  • Collegamenti: un cordolo sommitale in traliccio e piatti d’acciaio corre lungo navata, cappelle e sagrestie. Tiranti metallici, ancorati alle pareti esterne con piastre a paletto, migliorano il comportamento d’insieme e contrastano i ribaltamenti locali.
  • Vela campanaria: intonaco armato con malta a base di calce idraulica naturale e rete in GFRP del sistema Fibre Net, per trattenere le parti perimetrali.
  • Soffitto a cassettoni: consolidato con nuove travi in castagno sovrapposte alla struttura esistente.

Dopo gli interventi la struttura soddisfa le verifiche statiche, e le criticità cinematiche locali individuate in fase di analisi risultano eliminate.

Che cosa è cambiato negli impianti e negli apparati decorativi?

Un’integrazione di 450 mila euro ha permesso di rifare gli impianti da zero. La chiesa ha oggi un nuovo impianto elettrico, una nuova illuminazione, il riscaldamento e un sistema antintrusione a protezione delle opere che custodisce, a partire dall’altare ligneo settecentesco di Giovanni Palombieri.

Il restauro ha anche riportato alla luce decorazioni che nessuno ricordava più. Le indagini stratigrafiche hanno rivelato pitture novecentesche nel presbiterio e tracce di decorazione in altri ambienti. La navata ha ritrovato le tonalità dell’immediato Dopoguerra.

Chi ha realizzato l’intervento?

L’intervento è il risultato di una collaborazione tra Ministero dell’Interno, Ministero della Cultura e Provveditorato. La chiesa è di proprietà del Fondo Edifici di Culto ed è gestita dalla Prefettura di Teramo. Il finanziamento, di circa 1,6 milioni di euro complessivi, rientra nell’Investimento 2.4 della Missione 1, Componente 3 del PNRR, dedicato alla sicurezza sismica nei luoghi di culto e al restauro del patrimonio del FEC.

La stazione appaltante è il Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna, con l’architetta Caterina Di Paolo come responsabile unico del procedimento. ENGLOBE Società Consortile a r.l. di Pesaro ha curato il coordinamento generale e la progettazione architettonica, strutturale e impiantistica. Il progetto di restauro degli apparati decorativi porta la firma di Lucia Palma.

La direzione lavori è stata affidata all’ingegnere Angela D’Eramo. I lavori li ha eseguiti Iter s.r.l. di Pesaro, con l’ingegnere Pietro Paci, mentre Gamma s.r.l., con Giovanna Macchi, ha restaurato gli apparati decorativi. Il collaudo è stato curato dall’ingegnere Silvia Galeota. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo ha seguito ogni fase come ente di tutela.

Dopo nove secoli di trasformazioni, la Chiesa dei Cappuccini torna a Teramo più sicura e con tutta la sua storia ancora leggibile.

Perché si parla di miglioramento sismico e non di adeguamento?

Il miglioramento aumenta la sicurezza esistente senza raggiungere i livelli richiesti per una costruzione nuova. Per i beni culturali tutelati le NTC 2018 consentono di limitarsi al miglioramento, così si evitano interventi che altererebbero l’identità dell’edificio.

Che cosa è emerso durante il restauro?

Nel presbiterio è riapparso un finto tendaggio dipinto del Novecento, e nell’area della segreteria una cornice architettonica dipinta. Sono tornati alla luce anche i reliquiari, oggi elettrificati.