Palazzo Parisani Camerino | Restauro e miglioramento sismico post sisma 2016

Palazzo Parisani

Palazzo Parisani

Restauro e miglioramento sismico di Palazzo Parisani a Camerino

Un palazzo nobiliare nel cuore di Camerino

Palazzo Parisani sorge tra Via Roma e Largo della Pietà, in una delle posizioni urbane più dense e stratificate del centro storico camerte. Da un lato si affaccia sulla via principale, dall’altro si apre verso le mura castellane e il paesaggio storico della città, nel quartiere che un tempo era denominato Terziere di Sossanta.

È un organismo architettonico complesso, cresciuto per accorpamenti e trasformazioni nel corso dei secoli: non un edificio isolato, ma un frammento leggibile della storia urbana di Camerino. Il complesso si articola su otto unità strutturali che si sviluppano su sette livelli, di cui tre interrati, per un’altezza massima di circa quindici metri fuori terra.

Storia: dalle famiglie Strada e Zucconi ai Parisani

Palazzo Parisani è un palazzo signorile di impianto seicentesco, appartenuto in successione alle famiglie Strada, Zucconi e Parisani. Come molti edifici storici italiani, nasce dal riuso di strutture preesistenti, dove ogni fase costruttiva lascia traccia senza cancellare quella precedente.

Accanto al corpo principale si riconosce la memoria della Casa di Varino Favorino, il celebre umanista e filologo camerinese vissuto tra Quattrocento e Cinquecento. L’iscrizione sull’architrave di una finestra del primo piano “AVR. PHA. ETTOS. NUCERINO”, trasforma un dettaglio architettonico in documento storico, testimoniando la proprietà che Favorino acquisì dall’edificio nel primo Cinquecento. È uno degli elementi che rendono Palazzo Parisani non solo un edificio da restaurare, ma una testimonianza concreta dell’identità culturale di Camerino.

Il sisma 2016: lesioni, vulnerabilità e necessità di intervento

Gli eventi sismici del 2016 hanno interrotto l’equilibrio strutturale dell’edificio. L’intera proprietà è stata classificata con grado di inagibilità E, il massimo previsto dalla scala di valutazione post-sismica, con ordinanze comunali emesse tra giugno 2017 e febbraio 2018.

Le lesioni, i dissesti e le vulnerabilità hanno coinvolto sia la struttura portante sia gli apparati decorativi, rendendo necessario un approccio progettuale unitario. Il quadro fessurativo ha rivelato in particolare il rischio di ribaltamento delle facciate, parzialmente già attivato in corrispondenza delle pareti laterali, e danni da taglio nelle murature più esposte all’azione sismica nel piano. Il complesso era già stato oggetto di interventi post-sisma nel 1997, che avevano incluso iniezioni di boiacca nelle murature, sostituzione di travi ammalorate e rifacimento parziale delle coperture.

L'intervento: restauro architettonico e sicurezza strutturale

Il progetto di restauro e miglioramento sismico di Palazzo Parisani si è articolato su più fronti simultanei. Il consolidamento delle murature in pietrame è stato affrontato con interventi di cuci e scuci, ristilatura dei giunti di malta, iniezioni di miscele leganti a base di calce idraulica naturale e applicazione di reti fibrorinforzate con intonachino a base calce. Le facciate, gravemente danneggiate, hanno beneficiato anche del sistema Reticola di Fibrenet nella zona facciavista su Largo della Pietà.

Il recupero e rinforzo dei solai lignei ha previsto lo smontaggio, la catalogazione e la sostituzione selettiva delle travi ammalorate, con cerchiatura metallica e piatti di controventamento. Le volte strutturali in muratura sono state svuotate, irrigidite con nastri in fibre di acciaio galvanizzato e collegate alla muratura con angolari metallici. Il restauro delle coperture ha comportato lo smontaggio dell’intero manto in coppi, il trattamento anti-tarlo delle capriate lignee esistenti, la sostituzione delle parti non recuperabili con nuovo legno di castagno e la realizzazione di un cordolo sommitale a traliccio metallico per connettere copertura e murature portanti. Le catene metalliche, inserite in entrambe le direzioni con capochiave a vista, completano il sistema di presidio antiribaltamento delle pareti perimetrali.

L’obiettivo è stato restituire sicurezza strutturale senza alterare l’identità architettonica del palazzo, lavorando sulla materia esistente con una logica di conservazione attiva.

Gli apparati decorativi: la memoria fragile dell'edificio

Una delle componenti più delicate dell’intervento riguarda gli apparati decorativi interni. Volte decorate con dipinti a tempera su intonaco raffiguranti soggetti mitologici, stucchi con elementi floreali e geometrici eseguiti a stampo, portali in pietra arenaria con bugnato e mascheroni, portoni in legno massello di notevole pregio barocco, cornici dorate a missione e pavimentazioni in cotto: ciascuna di queste superfici rappresentava, dopo il sisma, un fronte aperto di degrado attivo.

Il sisma ha provocato fessurazioni, distacchi, lacune e cedimenti localizzati concentrati soprattutto in corrispondenza degli appoggi angolari delle volte in camorcanna, il sistema costruttivo in stuoie di cane intrecciate, tipico degli interni nobili dell’Italia centrale. Il progetto ha previsto un coordinamento continuo tra restauratori qualificati e progettisti strutturali, con una prima fase di messa in sicurezza precedente a qualsiasi intervento edilizio: bendaggi di sostegno, microiniezioni localizzate di calce idraulica naturale, saggi stratigrafici per individuare superfici di pregio nascoste sotto strati più recenti. Solo in una seconda fase, a consolidamento strutturale completato, è stato possibile procedere al restauro definitivo con reintegrazione pittorica, stuccatura delle lacune e protezione superficiale con resine acriliche a bassa concentrazione.

Questo passaggio esprime uno dei principi fondamentali del metodo ENGLOBE: la sicurezza dell’edificio e la conservazione della sua bellezza non sono obiettivi separati, ma parti dello stesso progetto.

Palazzo Parisani nella ricostruzione post-sisma di Camerino

Il restauro si inserisce nel più ampio processo di ricostruzione post-sisma del centro storico di Camerino. Ogni edificio recuperato non restituisce soltanto spazi abitabili: riattiva un pezzo di città, una sequenza di prospetti, una memoria collettiva.

Nel caso di Palazzo Parisani, il valore dell’intervento risiede nella capacità di tenere insieme la dimensione tecnica e quella narrativa. Consolidamento delle murature, recupero delle coperture, tutela degli apparati decorativi e lettura storica dell’aggregato diventano strumenti per riportare vita in un edificio che il sisma aveva reso fragile. Palazzo Parisani torna a essere non solo un bene restaurato, ma una testimonianza concreta di come la ricostruzione possa trasformarsi in conoscenza, cura e restituzione dell’identità architettonica.

Chi era Varino Favorino e perché il suo nome è inciso su una finestra di Via Roma?

Varino Favorino fu un umanista camerinese formatosi a Firenze sotto la guida di Poliziano e poi precettore dei figli di Lorenzo il Magnifico, tra i quali il futuro papa Leone X. Nel primo Cinquecento acquistò la casa oggi inglobata nel complesso di Palazzo Parisani, e l'iscrizione "AVR. PHA. ETTOS. NUCERINO" sull'architrave di una finestra del primo piano ne attesta ancora la presenza, un testo antico nella pietra che ogni restauratore ha dovuto proteggere con la stessa cura riservata alle volte dipinte.

Cosa lega la famiglia Parisani a Napoleone Bonaparte?

Il pittore Napoleone Parisani, ultimo discendente illustre della famiglia, nacque a Camerino nel 1854 da madre principessa Emilia Gabrielli di Prossedi, la cui nonna era Charlotte Bonaparte Gabrielli, figlia primogenita di Lucien Bonaparte, fratello di Napoleone. Il sangue imperiale scorreva nelle vene di chi dava il nome al palazzo, e per opposizione della madre, lo stesso pittore non poté mai condurvi la sua compagna di vita Adelaide Lucaferri. Un palazzo con radici bonapartiste che oggi, grazie al restauro post-sisma, torna a raccontare questa storia.

LUOGO

Camerino (MC)

COMMITTENTE

Privato

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

CSP
Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Residenziale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Marco Caporaletti
Ing. Carlo Morosi

Lavoro di restauro con miglioramento sismico del palazzo Arcivescovile di Camerino

Palazzo Arcivescovile

Palazzo Arcivescovile

Restauro e miglioramento sismico del Palazzo Arcivescovile di Camerino: conservazione filologica, adeguamento strutturale e riqualificazione energetica.

Il Palazzo Arcivescovile di Camerino come organismo storico stratificato

Il restauro del Palazzo Arcivescovile di Camerino richiede una lettura unitaria dell’organismo edilizio, non una somma di interventi separati. Affacciato su Piazza Cavour e tangente alle antiche mura urbiche, il palazzo rappresenta uno degli aggregati architettonici più complessi del centro storico di Camerino. La sua configurazione attuale deriva da una lunga sedimentazione costruttiva, in cui convivono strutture medievali, rielaborazioni rinascimentali e trasformazioni ottocentesche.

L’intervento sviluppato da ENGLOBE si colloca nel quadro della ricostruzione post-sisma del Centro Italia, disciplinata dal D.L. 189/2016 e dalle relative Ordinanze Commissariali. Il tema tecnico principale è la restituzione dell’agibilità e dell’operatività di un edificio vincolato, nel rispetto del D.Lgs. 42/2004, senza compromettere il valore documentale delle sue stratificazioni.

Secondo il team tecnico di ENGLOBE, il Palazzo Arcivescovile non è stato trattato come un semplice contenitore da consolidare, ma come un sistema storico complesso, nel quale struttura, materia, distribuzione interna e funzioni devono essere governate attraverso un’unica regia progettuale.

Restauro architettonico e conservazione della materia storica

La materia storica diventa il primo parametro del progetto. Le facciate in arenaria, laterizio e pietra calcarea sono state oggetto di interventi compatibili con le caratteristiche originarie, finalizzati al recupero della leggibilità delle superfici senza introdurre alterazioni formali o materiche incongrue.

Il progetto distingue con precisione tra elementi da conservare, superfetazioni da rimuovere e componenti da integrare. La distribuzione interna viene preservata nella sua impostazione generale, mantenendo le relazioni spaziali tra ambienti ecclesiastici, museali, residenziali e amministrativi.

Miglioramento sismico compatibile con il vincolo monumentale

Il miglioramento sismico è stato impostato come intervento compatibile, selettivo e coordinato con la conservazione architettonica. In conformità alle NTC 2018 – D.M. 17 gennaio 2018 e alla Circolare n. 7/2019, il progetto interviene sulle vulnerabilità dell’aggregato attraverso il consolidamento delle murature, il rinforzo degli elementi più fragili e il miglioramento delle connessioni tra i diversi corpi di fabbrica.

L’obiettivo non è cancellare la complessità storica dell’edificio, ma aumentare la sicurezza strutturale mantenendo reversibilità, compatibilità materica e riconoscibilità dell’impianto originario.

Efficientamento energetico reversibile su involucro storico vincolato

La prestazione energetica viene migliorata dall’interno, senza intervenire sulle superfici esterne storiche. La soluzione prevede contropareti isolate a secco con pannelli STIFERITE, capaci di incrementare il comfort termo-igrometrico degli ambienti e ridurre i consumi energetici, mantenendo reversibilità e compatibilità con il vincolo.

Questa strategia consente di conciliare tutela monumentale e aggiornamento prestazionale, evitando interventi invasivi sull’involucro esterno.

Restauro integrato come metodo di progetto per edifici storici complessi

Il valore del progetto risiede nella capacità di far convergere conservazione, sicurezza ed efficienza in un’unica strategia tecnica. Come analizzato dagli ingegneri ENGLOBE, il recupero del Palazzo Arcivescovile dimostra che gli edifici storici danneggiati dal sisma possono essere restituiti alla città solo attraverso un processo multidisciplinare, fondato su conoscenza, coordinamento e compatibilità degli interventi.

Il risultato non è soltanto il recupero fisico di un edificio monumentale, ma la riattivazione di un presidio culturale e civico nel cuore di Camerino: un’architettura restituita alla propria funzione pubblica, alla propria memoria costruttiva e alla continuità della vita urbana.

Perché il Palazzo Arcivescovile di Camerino può essere definito un'"architettura sopra altre architetture"?

Il Palazzo Arcivescovile sorge sopra un tratto delle antiche mura urbiche e su edifici medievali preesistenti, ancora leggibili nel seminterrato. La sua origine risale al 1571, quando il vescovo Berardo Bongiovanni avviò i lavori permutando il precedente palazzo vescovile con due edifici sulla piazza: il Palazzo del Bargello e il Palazzo dei Priori. Ogni strato racconta una stagione diversa della città, facendo del palazzo non un semplice edificio storico, ma un frammento costruito della memoria collettiva di Camerino.

Quale tesoro culturale custodisce oggi il Palazzo Arcivescovile?

Il palazzo ospita la residenza del Vescovo, gli uffici della Curia, l'Archivio diocesano e il Museo Diocesano "Giacomo Boccanera", le cui collezioni comprendono dipinti, sculture, oreficerie e arredi sacri provenienti dalle chiese della diocesi. Dopo il sisma del 2016, il museo ha riaperto con un nuovo allestimento che include opere di Giovan Battista Tiepolo, il Baciccio e Valentin de Boulogne, restituendo al centro storico uno dei suoi principali presidi culturali.

LUOGO

Camerino (MC)

COMMITTENTE

Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva

TIPOLOGIA

Allestimento
Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto
Museale
Polifunzionale
Residenziale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Ing. Carlo Morosi
Ing. Tommaso Ortolani

Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Complesso monumentale di San Bernardino

Complesso monumentale di San Bernardino

Restauro e miglioramento sismico Convento San Bernardino Urbino

Un organismo rinascimentale che racconta secoli di stratificazione e trasformazione

Il Convento di San Bernardino è una delle architetture conventuali più significative delle Marche: un sistema complesso, capace di registrare secoli di storia costruttiva, eventi sismici e mutamenti d’uso.

Nel paesaggio collinare che circonda Urbino, il complesso emerge come una presenza densa e radicata, attribuita a Francesco di Giorgio Martini e legata alla committenza di Federico da Montefeltro. L’impianto si articola attorno a due spazi cardine — il chiostro martiniano e il cortile-giardino — che organizzano la sequenza degli ambienti secondo una logica rigorosa di equilibrio tra costruito e natura, tra clausura conventuale e apertura al territorio.

La qualità architettonica del complesso non risiede nella singola emergenza formale, ma nella coerenza di un sistema in cui murature, portici, coperture e pavimentazioni concorrono a definire un’identità precisa e profondamente contestualizzata.

Il sisma del 2016 come rivelatore di fragilità strutturali accumulate nel tempo

Gli eventi sismici hanno reso leggibili criticità latenti, portando a un livello di danno classificato pari a 3 su 4 e imponendo un intervento sistemico sull’intero organismo edilizio.

Le analisi condotte prima dell’avvio del progetto hanno evidenziato un quadro fessurativo diffuso nelle murature portanti, un degrado avanzato degli elementi lignei di copertura e infiltrazioni d’acqua che compromettevano la qualità degli spazi interni e la conservazione degli strati di finitura. La natura eterogenea della fabbrica — murature in laterizio e pietra con connessioni spesso insufficienti — aveva contribuito ad amplificare la vulnerabilità complessiva dell’edificio.

Leggere il comportamento strutturale del complesso, prima ancora di intervenire su di esso, è stata la premessa metodologica dell’intero processo progettuale.

Conoscere per intervenire: la fase diagnostica come fondamento del progetto

Per il team tecnico di Englobe, la campagna conoscitiva non è un passaggio preliminare, ma la vera infrastruttura su cui si costruisce ogni scelta operativa.

Il percorso si è fondato su un sistema integrato di indagini documentali, rilievi avanzati e verifiche diagnostiche mirate, calibrate per restituire un modello affidabile del comportamento strutturale senza compromettere l’integrità del bene storico. L’approccio ha privilegiato indagini per campioni rappresentativi — non invasive e micro-invasive — capaci di restituire informazioni sulle stratigrafie murarie, sulle tecniche costruttive e sullo stato di conservazione dei materiali.

Strategia integrata: conservazione, miglioramento sismico e nuova abitabilità

La strategia sviluppata da Englobe tratta restauro conservativo, miglioramento sismico e adeguamento funzionale come componenti inscindibili di un unico processo.

Il principio guida è restituire al complesso vitalità e piena fruibilità, senza cristallizzarne il carattere in una forma museificata. Conservazione filologica degli elementi di pregio, rafforzamento del comportamento sismico globale e rifunzionalizzazione degli spazi sono sviluppate in sinergia, con architettura, ingegneria strutturale e impiantistica che operano in continuità.

Sul piano funzionale, il progetto ripristina la logica spaziale originaria del convento: il refettorio e le sale comuni tornano a essere luoghi collettivi, le celle vengono riorganizzate per nuove modalità di permanenza, il cortile-giardino riacquista centralità come spazio aperto e relazionale. L’introduzione di sistemi per l’accessibilità universale e nuovi collegamenti verticali garantisce la fruibilità completa del complesso, con soluzioni studiate per inserirsi senza discontinuità nella struttura storica.

Il lavoro sulla materia è l’operazione più delicata e rivelatrice dell’intero intervento. Le pavimentazioni in cotto vengono rimosse, catalogate singolarmente e ricollocate in posizione, combinando rigore documentale e continuità percettiva. Le superfici murarie sono trattate con materiali naturali compatibili, restituendo profondità cromatica coerente con le stratigrafie originali. Volte e murature lesionate vengono consolidate con la tecnica del cuci-scuci — ricucitura selettiva con mattoni e malte idrauliche — che ripristina la continuità strutturale senza alterare la leggibilità della fabbrica. Le coperture vengono integralmente smontate e ricostruite attraverso un processo selettivo di recupero e reimpiego degli elementi lignei originali, mentre il miglioramento sismico si traduce in un sistema di azioni diffuse e coordinate, concepite per rafforzare il comportamento d’insieme dell’edificio senza alterarne la percezione materica e volumetrica.

L’aggiornamento prestazionale si chiude con l’integrazione impiantistica, condotta con la stessa discrezione che caratterizza l’intero intervento. Serramenti ad alte prestazioni termiche, sistemi radianti a bassa temperatura, impianti ibridi e materiali naturali per l’isolamento migliorano significativamente le prestazioni energetiche senza alterare le proporzioni delle aperture né l’immagine delle superfici. La tecnologia non si sovrappone al patrimonio: lo supporta, invisibilmente.

Oltre il restauro: la restituzione di un organismo vivo

Il Convento di San Bernardino dimostra come sia possibile intervenire su un patrimonio complesso con un approccio integrato, in cui tecnica e cultura dialogano in ogni fase del processo.

Il risultato non è la replica di un passato congelato né una sovrapposizione acritica del presente: è un equilibrio calibrato in cui la memoria architettonica viene restituita non come documento immobile, ma come spazio da attraversare e abitare. Secondo Englobe, questo progetto conferma che il restauro può essere un atto contemporaneo — capace di connettere conoscenza, tecnologia e cultura in una visione unitaria del patrimonio costruito.

Perché San Bernardino è conosciuto anche come Mausoleo dei Duchi?

La denominazione riflette la volontà esplicita di Federico da Montefeltro, che concepì la chiesa come luogo di sepoltura dinastica per sé e per i propri successori. Costruita tra il 1482 e il 1491 fuori dalle mura di Urbino e attribuita a Francesco di Giorgio Martini, San Bernardino non è semplicemente un'architettura conventuale: è un dispositivo rappresentativo del potere signorile, in cui dimensione religiosa e commemorativa si fondono in un linguaggio formale di straordinaria misura.

Quale rapporto lega il complesso alla stagione artistica dei Montefeltro?

Secondo alcune ricostruzioni storiche, la chiesa ospitava originariamente la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, oggi alla Pinacoteca di Brera, stabilendo un dialogo diretto tra spazio architettonico, committenza ducale e pittura rinascimentale. Un'opera pensata per un luogo specifico, all'interno di un progetto culturale in cui architettura e arti figurative si misuravano sullo stesso piano di ambizione. Leggere San Bernardino significa, anche per questo, attraversare l'intero sistema di relazioni che Federico costruì attorno alla propria corte.

LUOGO

Urbino (PU)

COMMITTENTE

Provincia Picena di S. Giacomo della Marca dei Frati Minori

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Progettazione definitiva
Progettazione esecutiva
Progettazione preliminare

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati
Risanamento conservativo

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto
Polifunzionale
Residenziale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Dott. Geol. Alberto Antinori
Dott.ssa Elisa Saracino
Englobe