Perché l'inaugurazione del Foro Boario è un passaggio strategico per Osimo?
Il 27 giugno 2026 Osimo ha restituito alla città il Foro Boario, complesso porticato ottocentesco di Piazza Giovanni XXIII, trasformato in nuova infrastruttura culturale e sociale attraverso un intervento finanziato dal PNRR nell’ambito del programma PINQuA. Il taglio del nastro, a cura della Sindaca Michela Glorio, ha visto la partecipazione dell’Assessore regionale Tiziano Consoli e della Prof.ssa Ramona Sartini, Vice Direttrice del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche. Non un recupero edilizio isolato, ma un intervento di rigenerazione urbana che integra tutela storica, sicurezza strutturale e nuova fruibilità pubblica.
Quale vincolo normativo ha guidato la riqualificazione?
Il progetto si è sviluppato all’interno di un quadro regolatorio multilivello, che ha richiesto la conciliazione tra tutela del bene vincolato e adeguamento prestazionale:
- D.Lgs. 42/2004 — Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
- NTC 2018 — Norme Tecniche per le Costruzioni, per la valutazione e il miglioramento del comportamento strutturale
- D.M. 23 giugno 2022 (CAM Edilizia) — Criteri Ambientali Minimi su materiali e prestazioni ambientali
- PNRR / PINQuA — Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare
Le arcate storiche sono state trattate con soluzioni reversibili e a basso impatto: chiusure vetrate, adeguamento impiantistico, nuove superfici fruibili e sistemi di accessibilità universale, senza alterazione dell’apparato architettonico originario.
Quali interventi tecnici ha richiesto il cantiere?
L’intervento ha agito simultaneamente su più livelli prestazionali dell’edificio:
- restauro conservativo delle strutture storiche
- miglioramento sismico e adeguamento strutturale ai sensi NTC 2018
- rinnovo impiantistico ed efficientamento energetico
- eliminazione delle barriere architettoniche
- riconfigurazione funzionale per eventi, mostre, conferenze
- valorizzazione delle aree aperte connesse a Piazza Giovanni XXIII
Quale ruolo tecnico ha avuto ENGLOBE nel progetto?
ENGLOBE ha operato come struttura tecnica integrata nelle fasi di progettazione e gestione dell’esecuzione lavori, con responsabilità su progettazione definitiva, progettazione esecutiva, coordinamento generale delle discipline specialistiche, direzione lavori e coordinamento della sicurezza — sia in fase di progettazione sia in fase di esecuzione. Secondo il team tecnico ENGLOBE, l’intervento sul Foro Boario rappresenta un caso applicativo di progettazione integrata su patrimonio storico vincolato, dove l’obiettivo tecnico è stato tradurre il restauro in prestazioni d’uso misurabili: accessibilità, sicurezza sismica, efficienza energetica e fruibilità pubblica.
Cosa diventa oggi il Foro Boario per la comunità osimana?
Da mercato ottocentesco del bestiame a infrastruttura sociale polifunzionale: questa la trasformazione che il Foro Boario completa con l’inaugurazione del 2026. Come osservato dagli ingegneri e architetti ENGLOBE, il progetto è un modello replicabile di rigenerazione urbana nelle Marche, dove la componente finanziaria del PNRR è stata accompagnata da una governance tecnica strutturata: lettura del contesto vincolistico, coordinamento interdisciplinare, controllo dell’esecuzione e conversione di un edificio storico in spazio pubblico contemporaneo.
Chi ha inaugurato il Foro Boario di Osimo e quando?
Il Foro Boario è stato inaugurato il 27 giugno 2026, con il taglio del nastro della Sindaca Michela Glorio, alla presenza di rappresentanti istituzionali, Regione Marche, Università Politecnica delle Marche e dei soggetti tecnici coinvolti nella progettazione e direzione lavori.
Perché si chiama "Foro Boario" e qual è l'origine del nome?
Il toponimo deriva dal latino Forum Boarium, denominazione storicamente usata in tutta Italia per le aree destinate al commercio del bestiame. Lo stesso schema nominale ricorre, ad esempio, nel Foro Boario di Forlì. A Osimo l'edificio ha svolto questa funzione per decenni come cuore dell'economia agricola locale, prima della riconversione a spazio culturale.


