ENGLOBE | Ingegneria e architettura - Santuario della Madonna delle Grazie Teramo

Santuario della Madonna delle Grazie

Santuario della Madonna delle Grazie

Restauro e miglioramento sismico del Santuario della Madonna delle Grazie a Teramo

Dove si trova il Santuario della Madonna delle Grazie?

Il santuario sorge appena fuori le mura del centro storico di Teramo, nei pressi di Porta Reale, che i teramani chiamano Porta Madonna. Il complesso riunisce la chiesa, il campanile e l’antico convento raccolto attorno al chiostro ed è il luogo della devozione per la Madonna delle Grazie, compatrona della città.

L’edificio si annuncia con una facciata in cotto preceduta da un portico a tre ingressi. L’interno, a croce latina, si sviluppa lungo un’unica navata scandita da tre cappelle per lato e coperta da volte a crociera, fino alla cupola su tamburo ottagonale, aperta da otto oculi e conclusa da una lanterna. A qualificare lo spazio è la continuità dell’apparato pittorico: le fasce orizzontali che rivestono le pareti, le decorazioni a conchiglia delle arcate laterali e, nel transetto, i finti arazzi dipinti da Cesare Mariani, tra le opere di maggior rilievo dell’intera fabbrica.

Quale storia racconta l'edificio?

Il complesso nasce nel XII secolo come monastero benedettino femminile di Sant’Angelo delle Donne e deve il suo aspetto attuale alla ricostruzione condotta tra il 1892 e il 1900. Il monastero fu avviato prima del 1153 grazie alla donazione di un certo Teodino ed era legato, attraverso il monastero di San Giovanni di Scorzone, all’abbazia di Montecassino. Nel 1449 una bolla di papa Niccolò V lo affidò ai Frati Minori Osservanti con la nuova intitolazione a Santa Maria delle Grazie, con un ruolo determinante di fra’ Giacomo della Marca. A lui la tradizione riconduce il dono della statua quattrocentesca in legno policromo della Madonna con il Bambino, ancora oggi sull’altare maggiore.

Alla stessa tradizione appartiene l’episodio del novembre 1521, quando un’apparizione della Vergine avrebbe messo in fuga le truppe del duca Andrea Matteo d’Acquaviva che assediavano la città; la chiesa fu consacrata pochi anni più tardi. Tra il 1892 e il 1900 la chiesa romanica fu demolita e riedificata su progetto di Cesare Mariani, con i lavori seguiti da Francesco Savini. Della fabbrica precedente sopravvivono il campanile e alcuni capitelli del chiostro, mentre il convento è giunto fino a noi pressoché integro.

Quali danni presentava il santuario prima dei lavori?

Il quadro fessurativo si concentrava nella zona absidale, nella lanterna e nelle cappelle laterali, ed era riconducibile in larga parte alle spinte dei due arconi tra cupola e abside, privi di un adeguato contrasto laterale. La rimozione degli intonaci aveva poi rivelato ulteriori criticità: sulla parete sud, arcate tamponate e intercapedini vuote; nei setti tra le cappelle, fodere in laterizio prive di un collegamento efficace con le murature portanti.

Come è stato consolidato il santuario?

Con un progetto di riparazione e miglioramento sismico basato su rafforzamenti locali, calibrati sul comportamento di ciascun elemento e verificati secondo le NTC 2018. Nella zona absidale si è agito direttamente sulla causa del danno: i conci di chiave abbassati degli arconi sono stati consolidati con cuciture a secco con barre elicoidali e le spinte orizzontali affidate a catene metalliche all’imposta degli archi. Nel catino absidale le lesioni a scaletta sono state messe in pressione con cunei di legno e ristilate con malta di calce idraulica naturale.

Il tamburo della cupola è stato cerchiato, la lanterna rinforzata dall’interno con rete in fibra di vetro e tre catene trasversali hanno ristabilito il collegamento tra i muri perimetrali della navata. Sulla parete sud una nuova muratura in mattoni pieni ha preso il posto della tamponatura, mentre le fodere dei setti laterali sono state solidarizzate alle murature portanti con barre in acciaio inox. Nel convento, cordoli in acciaio e ammorsamenti hanno migliorato il comportamento d’insieme, e la copertura dell’ala est è stata rifatta in legno recuperando il pianellato esistente.

Come sono stati tutelati dipinti, stucchi e vetrate?

Differenziando le soluzioni caso per caso, perché in un interno interamente dipinto ogni operazione strutturale incontrava una superficie decorata. Nel catino absidale le porzioni di dipinto murale coinvolte sono state staccate e poi ricollocate; in corrispondenza dei tiranti, al contrario, l’intonaco è stato mantenuto in opera e consolidato prima della foratura. I finti arazzi di Mariani sono stati protetti con un telo durante i lavori sulla muratura soprastante.

Il restauro ha interessato anche gli elementi più esposti: le vetrate a rulli veneziani degli oculi del tamburo e della lanterna, recuperate tessera per tessera in laboratorio, le cornici in stucco degli oculi, la colomba dello Spirito Santo nella cupoletta della lanterna e la croce in ferro battuto della facciata, consolidata in opera senza smontaggio. Nei locali della controfacciata, la rimozione dei pavimenti ha restituito la pavimentazione originale in cotto, rimontata nella sua posizione.

Come è stato finanziato l'intervento?

L’intervento è stato finanziato dal PNRR, Missione 1, Componente 3, Investimento 2.4, la linea dedicata alla sicurezza sismica dei luoghi di culto e al restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il santuario appartiene al FEC, gestito dal Ministero dell’Interno, e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di L’Aquila e Teramo ha operato come soggetto attuatore. Coerentemente con i requisiti del programma, il progetto ha rispettato il principio DNSH e i Criteri Ambientali Minimi, escludendo nuove costruzioni e consumo di suolo e privilegiando malte di calce e tecniche proprie del restauro.

Il risultato è un edificio in cui la sicurezza sismica non è stata sovrapposta alla fabbrica storica, ma ricavata dalle sue stesse murature, una lesione alla volta.

Chi ha progettato la chiesa che vediamo oggi?

La chiesa attuale porta la firma di Cesare Mariani, pittore romano vissuto tra il 1826 e il 1901, che ne curò sia il progetto architettonico sia gran parte della decorazione interna. Mariani lasciò nel santuario anche una traccia personale: nell'affresco del Presepio si ritrasse come un grande vecchio con la barba, tra i personaggi della scena.

Quale affresco fu ritrovato durante la demolizione del 1892?

Abbattendo la vecchia chiesa, nella prima cappella di destra riemerse un affresco della seconda metà del Quattrocento con la Madonna delle Grazie in trono, vicino ai modi di Carlo Crivelli e forse commissionato dalla comunità di mercanti albanesi allora presente a Teramo. Francesco Savini lo attribuì allo stesso Crivelli, ma nello staccarlo lo danneggiò gravemente; la critica ha poi proposto il nome di Pietro Alemanno e la questione resta aperta.

LUOGO

Teramo (TE)

COMMITTENTE

Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di L’Aquila e Teramo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Progettazione esecutiva

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Alberto Antinori
Rest. Davide Borzacchini

Sotterranei della Chiesa di Sant’Anastasia al Palatino

Sotterranei Chiesa di Sant’Anastasia

Sotterranei Chiesa di Sant’Anastasia

Restauro e valorizzazione dei sotterranei della Chiesa di Sant’Anastasia al Palatino.

Nel cuore della Roma imperiale

Nel cuore del Palatino, il progetto di restauro dei sotterranei della Chiesa di Sant’Anastasia restituisce alla città un luogo di straordinaria memoria archeologica. L’intervento, promosso dal Parco Archeologico del Colosseo e finanziato dal programma Caput Mundi – Next Generation EU, ha previsto un complesso lavoro di restauro conservativo, adeguamento funzionale e valorizzazione degli ambienti ipogei, con l’obiettivo di rendere nuovamente fruibile uno dei siti più antichi e simbolici della Roma imperiale.

Intervento e metodologia

Le attività hanno interessato il consolidamento delle strutture in opus caementicium e laterizio, la pulitura e il recupero delle superfici storiche, il restauro dei pavimenti in opus spicatum e del basolato romano, oltre alla ricostruzione delle scale e dei percorsi di visita mediante passerelle e balaustre in acciaio corten, progettate per dialogare con la materia antica senza alterarne la percezione.

Approccio progettuale

L’approccio multidisciplinare adottato da ENGLOBE ha integrato competenze architettoniche, strutturali e impiantistiche, garantendo una piena compatibilità con la natura archeologica del sito e un equilibrio tra tutela, sicurezza e accessibilità. Il risultato è un percorso di visita che valorizza le stratificazioni storiche e restituisce al pubblico un frammento autentico della memoria di Roma.

LUOGO

Roma

COMMITTENTE

Parco archeologico del Colosseo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Edifici di Culto

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Alberto Antinori
Relevo s.r.l.

Restauro e riqualificazione di Palazzo Vallemani ad Assisi ENGLOBE Progettazione Integrata

Palazzo Vallemani

Palazzo Vallemani

Restauro e Riqualificazione di Palazzo Vallemani

Un punto di riferimento nel cuore di Assisi

Il progetto di restauro e riqualificazione di Palazzo Vallemani ad Assisi rappresenta un intervento strategico per preservare e valorizzare uno degli edifici più significativi del patrimonio architettonico cittadino. Situato nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla Basilica di San Francesco, il Palazzo è da sempre un simbolo di identità e cultura per la comunità locale.

Rigenerazione sostenuta dal PNRR

Grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’intervento mira a restituire al Palazzo la piena funzionalità, integrandolo con nuove destinazioni d’uso e rafforzandone la vocazione culturale e sociale. Il progetto prevede:

  • il recupero degli spazi destinati alle associazioni culturali del territorio,

  • la riqualificazione delle aree esterne e dei percorsi urbani adiacenti,

  • il miglioramento dell’accessibilità attraverso nuovi sistemi di collegamento verticale.

Tra tutela storica e innovazione tecnologica

L’approccio progettuale coniuga il rispetto del valore storico-artistico dell’edificio con l’impiego di tecnologie innovative orientate alla sostenibilità, alla sicurezza e al comfort. Il restauro mira a recuperare gli elementi architettonici originari, garantendo spazi inclusivi, sicuri e accessibili a tutti.

Un nuovo centro di cultura e identità

Con questo intervento, Palazzo Vallemani si prepara a tornare protagonista della vita culturale di Assisi: un luogo dove memoria storica e design contemporaneo si incontrano, restituendo alla città uno spazio vivo di condivisione, educazione e bellezza.

LUOGO

Assisi (PG)

COMMITTENTE

Centrale Unica di Committenza Assisi - Bastia Umbra - Cannara

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto di Fattibilità Tecnico Economica
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale
Polifunzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Arch. Maurizio Sabatino Pirocchi
Energi S.r.l.
Englobe
Geol. Alberto Antinori

Riqualificazione Ex Foro Boario e Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo | Restauro e Rigenerazione Urbana

Ex Foro Boario

Ex Foro Boario

Restauro, Accessibilità e Innovazione Urbana

Riqualificazione dell’Ex Foro Boario e di Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo

Il progetto di riqualificazione dell’Ex Foro Boario e di Piazza Papa Giovanni XXIII a Osimo rappresenta un intervento strategico di rigenerazione urbana volto a restituire vitalità a uno spazio di grande valore storico, architettonico e sociale.
Situato alle porte del centro storico di Osimo, il complesso porticato del Foro Boario, risalente al XIX secolo, è un esempio emblematico di architettura storica marchigiana, ad oggi oggetto di un intervento di restauro e valorizzazione in chiave contemporanea.

Un progetto integrato nel programma PINQuA del PNRR

L’iniziativa rientra nel Programma PINQuA – PNRR, dedicato alla qualità dell’abitare e alla sostenibilità urbana.
L’obiettivo principale è rigenerare l’Ex Foro Boario, restituendogli il ruolo di polo culturale e sociale per la comunità osimana, attraverso spazi multifunzionali destinati a eventi, mostre, conferenze e attività pubbliche.

Il progetto prevede:

  • Restauro conservativo delle strutture storiche;

  • Miglioramento sismico e adeguamento strutturale;

  • Efficienza energetica e tecnologie per la sostenibilità ambientale;

  • Accessibilità universale, grazie all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Restauro architettonico e valorizzazione degli spazi storici

Il recupero del porticato del Foro Boario è stato concepito per preservare la memoria storica e al tempo stesso offrire nuove funzioni.
Le arcate storiche verranno chiuse con vetrate leggere, creando ambienti flessibili e protetti, ideali per eventi pubblici e conferenze.
Un nuovo ascensore panoramico collegherà il livello del Foro al centro storico di Osimo, migliorando la fruibilità e l’accesso per tutti i cittadini, in particolare persone con mobilità ridotta.

Piazza Papa Giovanni XXIII e il Parco: nuova vita agli spazi pubblici

L’intervento si estende alla piazza antistante e al parco adiacente, con la creazione di:

  • Aree pedonali e percorsi verdi;

  • Zone di sosta e spazi per attività ricreative;

  • Illuminazione intelligente e arredo urbano sostenibile.

Questi interventi mirano a migliorare la qualità urbana, aumentare la sicurezza, promuovere inclusione sociale e rendere Osimo un esempio concreto di Smart City nelle Marche.

Un modello di rigenerazione urbana tra storia e innovazione

Questo progetto rappresenta un modello di rigenerazione urbana integrata, in cui la valorizzazione del patrimonio storico dialoga con le esigenze della città contemporanea.

Attraverso restauro, accessibilità e sostenibilità, Osimo rinnova il proprio tessuto urbano, promuovendo coesione sociale, qualità della vita e identità territoriale, che rappresentano i principi centrali delle politiche europee e nazionali per la transizione ecologica e digitale delle città.

LUOGO

Osimo (AN)

COMMITTENTE

Comune di Osimo

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento generale delle discipline specialistiche
Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Istituzionale
Polifunzionale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Arch. Maurizio Sabatino Pirocchi
Geol. Alberto Antinori
Novigos Tecno s.r.l.
Studio Paci Srl

Villa di Massenzio sull’Appia Antica | Restauro e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico

Villa di Massenzio

Villa di Massenzio

Restauro conservativo, valorizzazione e percorsi per la fruizione

La Villa di Massenzio sull’Appia Antica: Restauro e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico di Roma

La Villa di Massenzio è uno dei complessi archeologici più straordinari dell’antica Roma, situata tra il II e il III miglio dell’Appia Antica, la via consolare che univa Roma a Capua.
Costruita tra il 306 e il 309 d.C., la villa imperiale comprende tre edifici principali: il Palazzo Imperiale, il Mausoleo di Romolo e il Circo di Massenzio, realizzati per celebrare la figura dell’imperatore e affermarne il potere attraverso l’architettura monumentale.

Un complesso unico dell’epoca tardo-imperiale

La Villa di Massenzio si distingue per la sua unità architettonica e simbolica, rara tra i complessi imperiali dell’epoca.
Il sito è un perfetto esempio di come politica, architettura e religione si intrecciassero nella Roma tardo-antica.
Nel corso dei secoli, la villa ha subito trasformazioni, abbandoni e fenomeni di degrado, che hanno reso necessario un intervento di restauro attento e rispettoso.

Il restauro conservativo della Villa di Massenzio

L’intervento di restauro archeologico e conservativo ha avuto l’obiettivo di preservare e valorizzare uno dei più importanti patrimoni culturali di Roma.
Le attività hanno incluso:

  • Consolidamento delle murature antiche, con tecniche compatibili e materiali a basso impatto;

  • Restauro del “corridoio imperiale”, il passaggio che collegava il palazzo al pulvinar, il podio da cui l’imperatore assisteva alle corse nel circo;

  • Riqualificazione dei percorsi di visita, con l’introduzione di soluzioni accessibili e sostenibili.

Tecnologie e approccio progettuale

L’intervento si è basato su un approccio multidisciplinare, che ha coniugato tecniche tradizionali di restauro con tecnologie digitali e diagnostiche avanzate per il monitoraggio strutturale e ambientale.
Tutte le operazioni sono state condotte nel rispetto della delicatezza del contesto archeologico, garantendo al tempo stesso sicurezza, conservazione e accessibilità per i visitatori.

Un dialogo tra passato e futuro

Oggi la Villa di Massenzio è uno spazio vivo e accessibile, dove storia, architettura e paesaggio si incontrano.
Il restauro ha restituito al pubblico un luogo di straordinaria bellezza, permettendo di immergersi nell’antico splendore di Roma lungo l’Appia Antica, tra monumenti, rovine e panorami suggestivi.

Questo intervento rappresenta un ponte tra passato e futuro, un esempio di valorizzazione sostenibile del patrimonio archeologico che unisce rigore scientifico, innovazione e rispetto della memoria storica.

LUOGO

Roma

COMMITTENTE

Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina

PERIODO LAVORI
ATTIVITÀ

Coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione
Coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione
Direzione lavori
Progetto definitivo
Progetto esecutivo

TIPOLOGIA

Restauro Beni Culturali Vincolati

DESTINAZIONE D'USO

Culturale

IMPORTO LAVORI
GRUPPO DI LAVORO

Englobe
Geol. Alberto Antinori
Relevo s.r.l.