La Torre del Belisario è uno degli elementi più riconoscibili del centro storico di Cerreto d’Esi (provincia di Ancona). Le fonti storiche ne collocano l’impianto originario intorno all’VIII secolo. La torre è alta 26,25 m, ha un diametro di circa 6,10 m e presenta un fuori piombo verso sud di circa 1,40 m.
Perché la Torre del Belisario è inclinata di 1,40 metri?
L’inclinazione è causata da un cedimento differenziale della base fondale, legato alla presenza sul lato sud di uno strato lenticolare sabbioso-limoso e argilloso più deformabile, con spessore massimo di 1,80 m, che si assottiglia progressivamente verso nord fino a scomparire.
Questa asimmetria del sottosuolo ha prodotto un cedimento non uniforme, probabilmente sviluppatosi già durante la costruzione o nel periodo immediatamente successivo. Le conseguenze strutturali sono quantificabili:
- pressione massima in condizioni statiche: 638 kPa, a fronte di una portanza di progetto di circa 385 kPa;
- pressione massima in condizione sismica: 1.905 kPa, a fronte di una portanza di circa 286 kPa;
- esito delle verifiche geotecniche allo stato di fatto: non soddisfatte.
Qual è stata la prima fase dell'intervento sulla torre?
La prima fase non è stata il consolidamento, ma la costruzione di un modello di conoscenza affidabile del manufatto, attraverso un percorso diagnostico integrato:
- ricerca storico-archivistica;
- rilievo geometrico e materico;
- endoscopie e martinetti piatti doppi;
- indagini petrografiche;
- prove geognostiche;
- caratterizzazione del sistema fondale.
Le fonti archivistiche hanno ricostruito una storia di trasformazioni più complessa di quanto suggerisca l’aspetto attuale della torre. Una relazione del 1993 attribuisce l’impianto originario all’VIII secolo e menziona lavori di consolidamento eseguiti attorno all’anno Mille, ai quali si farebbe risalire la configurazione cilindrica esterna oggi visibile. Sono documentati ulteriori interventi nel Novecento, tra cui un consolidamento con micropali nel 1980.
Dal punto di vista costruttivo, l’interno della torre conserva ambienti a pianta quadrata inscritti nella geometria circolare esterna, con pareti murarie che variano da 1,20-1,80 m di spessore alla base a circa 60 cm in sommità.
Cosa è stato scoperto alla base della torre nel 2019 e nel 2023?
Nel 2019 è stato riscoperto un ambiente voltato alla base della torre, denominato “piano 0”, fino ad allora non ispezionabile. Il vano raggiunge un’altezza interna massima di circa 3,40 m, di cui 1,80 m occupati da uno strato di ceneri di legna poco consistenti; una prova penetrometrica ha permesso di individuare il reale piano di calpestio.
La scoperta ha chiarito la relazione tra la torre e il Municipio, confermando che la Torre del Belisario è, dal punto di vista strutturale, un organismo sostanzialmente separato dall’edificio comunale.
Gli scavi del 2023 hanno rivelato un dato determinante: alla base della torre non esisteva un vero sistema fondale profondo. La muratura proseguiva sotto il piano campagna per appena 30-40 cm.
Come si consolida una torre storica senza modificarne la geometria?
La strategia non punta a raddrizzare fisicamente la torre, ma a stabilizzarne il comportamento strutturale, controllando il trasferimento delle azioni e aumentandone la capacità di risposta alle condizioni statiche e sismiche. Il progetto esecutivo prevede:
- fondazione profonda con pali trivellati Ø600 mm, lunghezza 17 m, collegati da un cordolo in calcestruzzo armato perimetrale;
- mensole strutturali per il trasferimento dei carichi dalla muratura storica al nuovo sistema fondale;
- catene verticali passive M16, sviluppate lungo l’intera altezza interna della torre e collegate alle cerchiature esistenti;
- barre sub-verticali M30 per il collegamento della cerchiatura inferiore alle nuove fondazioni;
- sistema Reticolatus sull’intero perimetro esterno, con trefoli sottofuga da 5 mm disposti secondo una maglia di circa 60×60 cm;
- riparazione mediante scuci-cuci delle lesioni da schiacciamento, concentrate nella porzione basale.
Il sistema Reticolatus lavora sul confinamento diffuso della muratura senza alterarne la percezione esterna, mentre le catene verticali e il nuovo assetto fondale controllano gli effetti della parzializzazione delle sezioni murarie durante il sisma.
Il progetto è sviluppato con riferimento al D.M. 17 gennaio 2018 (NTC 2018), alla Circolare n. 7/2019 e alle Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale (2011), assumendo una vita nominale di 50 anni e Classe d’Uso II.


