Rubrica 3 COSE CHE NON SAI - Restauro Storico
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3 cose che non sai sul restauro degli edifici storici: tecniche e indagini specialistiche

Tecniche e indagini nel restauro degli edifici storici

Nella lunga esperienza di lavoro su edifici storici vincolati, abbiamo scoperto che molte decisioni progettuali nascono da dettagli tecnici poco noti, ma determinanti per la qualità e la correttezza dell’intervento.

Cos’è la sagramatura?

La sagramatura è una particolare tecnica di finitura che abbiamo riscontrato nel cantiere del Convento di Matelica e consiste nella abrasione del mattone, la cui polvere veniva poi impastata con acqua e grassello di calce per creare una malta quanto più fluida, omogenea, da applicare sulla superficie muraria.

Come scegliere il tipo di intervento: rinforzo strutturale o sostituzione di elementi lignei?

Risposta: Nell’ambito delle opere di restauro e valorizzazione del costruito, quando siamo di fronte alla valutazione di elementi lignei di copertura, talvolta non basta la mera indagine visiva. Siamo chiamati a fare indagini più estese, più specifiche, attraverso rilevamenti resisto-grafici, prove igrometriche e analisi per l’individuazione della specie legnosa. Questi dati di output serviranno poi per il calcolo strutturale e quindi per decretare se l’elemento ligneo arcarecci o elementi di capriate sono da sostituire o da rinforzare.

Che tipo di indagini sul terreno sono più idonee nell’ambito di edifici storici vincolati?

Risposta: Sempre nell’ambito del cantiere di un edificio storico, ci sono indagini preliminari necessarie all’avvio degli interventi. Generalmente eseguiamo indagini georadar per indagare eventuali vuoti, cavità al di sotto della superficie calpestabile. Oltre a queste vi sono indagini penetrometriche che possono essere realizzate per indagare ulteriormente le caratteristiche meccaniche del terreno prima dell’allestimento della gru.

Oltre la verticalità come nascono i pilastri inclinati del complesso residenziale di Busto Arsizio
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Oltre la verticalità: come nascono i pilastri inclinati del complesso residenziale di Busto Arsizio

Un nuovo segno architettonico tra via Marsala e via Pergolesi

Nel cuore di Busto Arsizio (VA), tra via Marsala, via Pergolesi e via Petrella, prende forma un nuovo complesso edilizio che unisce funzioni residenziali e direzionali in un unico organismo architettonico contemporaneo.
Il progetto, commissionato da Live Green Palace S.r.l., si articola in due blocchi indipendenti, distinti per funzione e impostazione volumetrica.

Il primo blocco, sviluppato perpendicolarmente a via Pergolesi, comprende un piano interrato e tre piani fuori terra destinati ad autorimesse e uffici.
Il secondo blocco, invece, è il cuore simbolico del progetto: un volume completamente staccato da terra, sospeso sul vuoto e collegato al corpo principale solo attraverso il vano scale e i due ascensori.
Su sei piani fuori terra, ospita unità residenziali circondate da ampie terrazze e una copertura piana fotovoltaica, espressione di un linguaggio architettonico che unisce leggerezza formale e rigore strutturale.

Un nuovo segno architettonico tra via Marsala e via Pergolesi

Il blocco sospeso: i nove pilastri inclinati

Elemento iconico dell’intervento sono i nove pilastri cilindrici inclinati in calcestruzzo armato posizionati lungo il prospetto Est.
Con diametro di 60 cm e altezza massima di 15,50 metri, questi elementi supportano il volume residenziale sospeso, trasferendo i carichi verticali e le azioni sismiche verso la platea di fondazione in c.a. di 100 cm di spessore.

In corrispondenza dei punti di appoggio, la soletta del quinto impalcato è stata irrigidita con plinti di 200X200 estradossati di h= 90 cm, per contrastare il punzonamento dovuto alle elevate concentrazioni di sforzi.

Il blocco sospeso i nove pilastri inclinati

Analisi strutturale e modellazione numerica​

L’intero progetto strutturale è stato sviluppato nel rispetto delle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 17 gennaio 2018) e della Circolare n.7 del 21 gennaio 2019, attraverso una modellazione tridimensionale agli elementi finiti (FEM).
L’analisi è stata condotta con il software Pro_Sap Professional 2018 della 2S.I. – Software e Servizi per l’Ingegneria, che ha consentito la simulazione del comportamento dell’edificio in condizioni statiche e sismiche.

La struttura è stata verificata agli stati limite ultimi (SLU) e agli stati limite di esercizio (SLE), adottando un fattore di comportamento sismico q = 1.067, in quanto non dissipativa.

Le analisi dinamiche lineari con spettro di risposta hanno confermato la deformabilità torsionale e la stabilità globale del complesso, verificando il corretto assorbimento delle azioni orizzontali da parte dei setti in calcestruzzo e dei pilastri inclinati. 

Analisi geotecnica e sistema di fondazione

Le verifiche geotecniche sono state elaborate sulla base della relazione redatta dal geologo dott. Claudio Franzosi.

La platea di fondazione, spessa 100 cm, è stata modellata a due quote diverse con un salto di quota di 1,25m, per adattarsi alle caratteristiche topografiche e garantire la corretta distribuzione delle pressioni di contatto.

Materiali e fase di posa in cantiere

Dopo il completamento delle strutture di fondazione in calcestruzzo, la fase di cantiere è entrata nel suo momento più delicato: la posa dei pilastri inclinati lungo il prospetto Est del blocco sospeso.
Si è trattato di un’operazione ad alta complessità tecnica, che ha richiesto la presenza simultanea di numerosi operai specializzati e il coordinamento costante dei capi cantiere e dei tecnici, impegnati nel monitoraggio costante di ogni fase di sollevamento, allineamento e getto.

I pilastri, realizzati in calcestruzzo armato C28/35 con armature in acciaio B450C e una incamiciatura esterna in acciaio dello spessore di 5mm, sono stati posizionati con precisione millimetrica per garantire la perfetta inclinazione progettuale e la continuità con la soletta di testa di 70 cm di spessore.
Le solette dei piani superiori, completano il sistema portante, assicurando un comportamento statico omogeneo e prestazioni elevate sia in termini di resistenza meccanica che di risposta sismica.

Durante la posa, sono stati eseguiti controlli continui sulla qualità del calcestruzzo e sulle tolleranze geometriche, a conferma di un approccio costruttivo orientato alla sicurezza e alla durabilità.
Le verifiche finali hanno confermato il pieno rispetto delle prescrizioni normative e la stabilità strutturale dei pilastri inclinati.

Equilibrio tra ingegneria e architettura

L’intervento di Busto Arsizio rappresenta un esempio concreto di integrazione tra calcolo strutturale e progetto architettonico, frutto della collaborazione tra ENGLOBE e lo studio Ni.ma Srl, autore del concept e della composizione formale.
L’architettura sospesa del secondo blocco trova nei pilastri inclinati in calcestruzzo armato con camicia in acciaio la propria espressione strutturale: elementi che, oltre a sostenere il volume, definiscono il ritmo e il carattere del prospetto, traducendo la complessità ingegneristica in un gesto architettonico riconoscibile.

Il progetto nasce da un dialogo costante tra esigenze estetiche, funzionali e costruttive, in cui ENGLOBE ha saputo coniugare realismo tecnico e visione progettuale, garantendo la piena coerenza tra l’intento del committente, la fattibilità esecutiva e la qualità architettonica dell’opera.

Impresa esecutrice: Gruppo Alfano | Render Ni-Ma.it

Imprevisti di Cantiere nel Restauro del Convento di San Bernardino a Urbino
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Imprevisti di Cantiere nel Restauro del Convento di San Bernardino a Urbino

Frenelli nel Restauro del Convento di San Bernardino a Urbino

Nel campo del restauro di edifici storici, gli imprevisti sono parte integrante del processo. Durante i lavori di recupero del Convento di San Bernardino a Urbino, uno degli ostacoli più significativi è stato il ritrovamento di strutture “frenelli” inattese. Questi elementi portanti del pavimento hanno richiesto soluzioni di consolidamento strutturale innovative e attente valutazioni ingegneristiche.

Cosa sono i Frenelli e perché rappresentano un imprevisto

Nel corso delle demolizioni preliminari nell’ala storica è emerso che i pavimenti erano sostenuti da una serie di frenelli in mattoni.

Questo sistema, utilizzato anticamente per raccordare le diverse quote tra il vecchio e il nuovo convento, si sviluppa intorno al chiostro principale. La struttura dei frenelli, costituita da mattoni disposti “in folio”, mostrava segni di degrado e instabilità, aggravati dalla presenza di due ordini di mattoni “a scaletta” sopra i frenelli stessi.

Imprevisti di Cantiere nel Restauro del Convento di San Bernardino a Urbino

Soluzioni Tecniche per il Consolidamento Strutturale

Per restituire stabilità e garantire l’agibilità dell’edificio, sono state adottate due principali strategie:

  1. Rinforzo delle volte portanti

Le volte lesionate a causa dei movimenti di ribaltamento delle facciate sono state consolidate con tessuti in fibra di carbonio, applicati sia all’intradosso che all’estradosso e collegati da fiocchi passanti. È stato inoltre proposto l’uso di rete in GFRP per un rafforzamento globale della superficie.

  1. Ripristino dei frenelli compromessi

Nelle aree con intercapedini più ampie si è proceduto alla ricostruzione dei frenelli, ancorandoli alle murature principali con barre resinate. Sopra di essi è stato realizzato un piano in OSB su travetti in legno, creando una base solida per il nuovo pacchetto pavimentale e per la stratigrafia di finitura.

Sfide Strutturali e Architettoniche

Gli imprevisti non hanno riguardato solo i frenelli. Alcune zone demolite hanno richiesto la ricostruzione di partizioni interne e l’adozione di soluzioni a secco in cartongesso, con lastre curve pensate per evocare le volte originarie. Questa scelta ha consentito di preservare l’identità storica pur rispondendo alle esigenze funzionali.

Lezioni dal Restauro del Convento di San Bernardino

Il progetto dimostra l’importanza di un approccio flessibile e multidisciplinare nel restauro dei beni culturali vincolati. Gli imprevisti strutturali, come il ritrovamento dei frenelli, richiedono collaborazione tra progettisti e ingegneri per conciliare la conservazione storica con la sicurezza e funzionalità dell’edificio.